Claudio Baglioni – L’eterno romantico al Festival

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Quando la Rai ha annunciato che Claudio Baglioni avrebbe fatto il direttore artistico e il conduttore del Festival di Sanremo in molti si sono fatti una sola domanda: «Ma chi glielo fa fare?».

tratto da IperSoap Magazine n. 2 febbraio 2018 p. 38, di Cloe T. Betti

Perché il cantautore partito da una maglietta fina è arrivato là dove il successo fa fatica a contare gli album venduti e la fama è direttamente proporzionale a quel numero lì. Dunque perché uno come Baglioni ha accettato di scendere nell’arena televisiva del festival, tra giovani e big, richieste di case discografiche, ascolti, canzoni, ospiti, super ospiti, conduttori, insomma tutto quello che il festival rappresenta? «Il Festival è sempre stato un grande progetto – ha spiegato l’artista - Ma nella vita, più che un’impresa è un lusso.

Me lo sono concesso dopo averci pensato per un mese e aver detto tre volte no. Al quarto no non ce l’ho più fatta, perché ogni volta alzavo richieste per farmi dire di no e venivo accontentato». Tre volte no, tre volte una via di fuga da una manifestazione che inevitabilmente comporta oneri e onori, con lo spettro di Carlo Conti sempre lì ad alzare il livello di ansia, per via dei suoi ascolti saliti Festival dopo Festival. Un’eredità troppo pesante da raccogliere, eppure alla fine il cantautore che ha alle spalle cinquant’anni di carriera ha accettato. «Non mi ritenevo all’altezza, il tempo era pochissimo e mi faceva paura.

E’ come quando vai a cavallo e lui ti modifica la postura. Sanremo è questo cavallo, rischi di uscirne con le gambe disastrate o disarcionato. Ma dopo 50 anni di carriera non potevo farmi impaurire da questa cosa. Sarebbe stato uno smacco personale». Il sì definitivo è arrivato solo dopo aver compreso di avere la libertà che chiedeva, sia nella scelta dei brani da portare al festival che del cast di cui circondarsi. «La Rai mi ha dato libertà di azione – ha ammesso - Il mio timore era di venire a rappresentare solo un nome. Invece questo non è accaduto». Dunque oltre alla lista dei venti Big e delle otto nuove Proposte in cerca di un sogno di gloria sul palco dell’Ariston, Baglioni ha cercato un cast di conduttori che fosse abbastanza popolare, ma altrettanto raffinato. Così se da una parte ha chiamato Michelle Hunziker, volto di Striscia la notizia, abituata alle dirette, non nuova all’esperienza sanremese, visto che il Festival lo ha condotto nel 2007 con Pippo Baudo, dall’altra ha voluto un attore più sofisticato come Pierfrancesco Favino. A loro Baglioni ha deciso affidare la guida della manifestazione canora. «Per me ho preferito un ruolo più defilato – ha ammesso - Ho chiesto di fare il sacrestano, che accende le candele all’inizio e chiude la chiesa quando sono andati via tutti. C’è una paura enorme, che poi diventa adrenalina. La paura fa un bene inverosimile». Nonostante i suoi 50 anni di carriera, la moltitudine di concerti in Italia e all’estero, le partecipazioni televisive insieme a Fabio Fazio ai tempi di “Anima Mia”, l’artista si è sentito ancora impreparato ad affrontare l’enormità del palco sanremese. «Se dovesse andare male, io faccio sempre l’architetto – ha scherzato –Sono iscritto all’albo, non ho mica una laurea di quelle del Cepu, se qualcuno avesse bisogno di rifare un bagno o buttare giù un muro può sempre chiamarmi». Ci ride su Claudio Baglioni, consapevole che le aspettative del pubblico e della Rai sul Festival sono sempre state molto alte, e un festival non dipende solo dalle canzoni, ma anche dallo show che è in grado di offrire. In gara Baglioni ha portato pezzi sparsi di Pooh, gruppi ritrovati come i Decibel e gruppi pronti a sciogliersi come Elio e le storie tese, gruppi nuovi di zecca come quello formato da Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico o coppie destinate a durare come Fabrizio Moro e Ermal Meta. Insomma un cambiamento piuttosto deciso rispetto alle scelte del suo predecessore Carlo Conti. «Credo che chiedendo a me di fare questo Festival, la Rai abbia inteso creare segno di discontinuità con il percorso passato che è andato molto bene – ha spiegato - Il confronto con i grandi successi è sempre una cosa poco comoda. Ma il pericolo è il nostro mestiere. Abbiamo pensato a un Festival 0.0, né nel segno della tradizione né come evoluzione degli ultimi. Musica e parole sono diventate le nostre stelle polari». E dopo il Festival di Sanremo, Claudio Baglioni tornerà a cantare. Dal vivo. Di fronte ai suoi fan che dal 1968 lo seguono instancabili e inesorabili. Il cantautore tornerà nei palazzetti per un tour nato e concepito proprio per festeggiare i 50 anni di carriera. Mezzo secolo è passato da quella “signora Lia” scritta ancora diciassettenne, prima dei 20 milioni di singoli, dei 35 milioni di album, delle 55 mila copie vendute in tutto il mondo. Un tour importante che l’artista ha concepito in due sole parole: al centro. Al centro della musica, del palco, della sua storia personale che l’ha visto passare dalla natura selvaggia di Lampedusa all’aula Paolo VI in Vaticano, in nome di un impegno sociale e civile di cui si è sempre fatto portavoce. La tournée prenderà il via nell’ottobre 2018 da Firenze, toccherà molte città italiane per concludersi a Torino tra un anno esatto e lascerà spazio a tutta quella musica di cui forse Baglioni darà un assaggio durante il Festival. “Una notte di note lunga 50 anni”: questo è il titolo che Baglioni ha deciso di dare al suo tour, per tornare dal suo pubblico, stavolta da solo, al centro del palco, senza un altro capitano coraggioso come Gianni Morandi con cui condividere gioie e dolori. Una festa tutta per sé, per i suoi «50 anni a tempo di musica, 50 anni dalla parte del cuore, 50 anni sempre oltre, 50 anni con voi al centro». Ma prima di festeggiare, Baglioni dovrà portare a casa un Festival di Sanremo certamente complicato, con tutte le potenzialità per trasformarsi in una festa della musica. «E’ il festival numero 68 – ha concluso - E mi piace pensare che in quello che stiamo costruendo ci sia anche un riferimento a quell’anno storico, che fu l’ultimo momento di un sogno comune».

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