Coworking: l’unione fa la forza e… nuovo business

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Nell’era in qui sono diventati “smart” i telefoni, le città, le sigarette e le auto, si sta diffondendo rapidamente anche il fenomeno del coworking, quella pratica, importata dall’estero, per la quale sempre più professionisti e aziende scelgono di condividere gli spazi lavorativi.

 

tratto da IperSoap Magazine n. 3 marzo 2018 p. 32, di Matteo Montanaro 

Il coworking, per come lo conosciamo oggi, nasce nel 2005 quando Brad Neuberg usa il termine per descrivere uno spazio  sico condiviso da lavoratori indipendenti e dinamici. Neuberg fonda il primo spazio di coworking, la Hat Factory, in un loft a San Francisco. In Italia i primi spazi di coworking sono stati aperti tra il 2008 e il 2010, e si sono sviluppati soprattutto nelle metropoli: in particolare a Milano, città che vanta la maggiore densità di queste realtà, seguita da Roma. Sono sempre di più infatti i liberi professionisti, freelance o aziende gestiscono i loro affari in spazi di coworking. Tanto più che in un contesto di globalizzazione dell’economia e di crescente competizione, il ruolo dei “creativi” è diventato uno dei punti chiave dello sviluppo e della prosperità economica. Le soluzioni organizzative di successo sono sempre più orientate alla libertà e alla capacità di mettere insieme saperi diversi, favorendo l’arricchimento delle competenze e favorendo la trasmissione della conoscenza.

Fare networking e coltivare reti di relazioni professionali diventa così un acceleratore del proprio “capitale sociale” e, conseguentemente, del business.

In questo contesto di profonda trasformazione socio-culturale si collocano la crescita e la diffusione del coworking, che è al tempo stesso uno strumento di lavoro e un approccio mentale più aperto e moderno.

Il concetto che sta alla base di questa nuova forma di cooperazione è che le idee emergano da una dinamica creativa di scambio, nascano quando le persone si incontrano e si scambiano spunti e informazioni che rielaborate mettono a fuoco concretamente l’idea creativa. Il tutto è molto facile che avvenga all’interno di uno spazio  sico dinamico in cui diverse persone, che non necessariamente operano nello stesso settore, si contaminano generando bene ci reciproci. Esiste poi un’altra componente fondamentale che ha fatto da volano per la diffusione del coworking: l’abbattimento dei costi. Fino a qualche anno fa, la dif coltà maggiore che poteva incontrare, ad esempio, un giovane freelance era quella di dover sostenere le spese di mantenimento e locazione di uno spazio privato ad uso uf cio consono agli standard di mercato. Nella fase iniziale infatti è sempre dif cile avere budget a suf cienza per potersi permettere un intero uf cio. La tendenza delle giovani generazioni, schiacciate dalla crisi degli ultimi dieci anni, è quella del “self made people” ovvero quella di puntare ad aprire un attività in proprio, creando nuovo business da zero spinti da una componente innovativa e creativa che trova nelle nuove tecnologie lo strumento più adatto.

Grazie ad esse (internet always on, social, cloud, smartphone) sono nate tante nuove professioni e in molti si sono ritrovati a non lavorare più per un solo datore di lavoro ma a fornire la loro consulenza per più clienti, lavorando per lo più dalle proprie abitazioni, ma sentendo comunque il bisogno di relazionarsi e essere professionalmente riconosciuti in un ambiente consono. Secondo un sondaggio del 2007 fatto su un campione di più di 2000 lavoratori, il 79% di coloro che erano impiegati nel settore privato e il 50% di quelli impiegati nel settore pubblico erano preoccupati di sentirsi isolati e di soffrire la mancanza dell’interazione umana, nel caso in cui avessero dovuto iniziare un telelavoro. Il coworking ovvia proprio a tali problemi, tramutando le relazioni online in interazioni faccia a faccia.

Nel tempo sono stati individuati due modelli di coworking: il primo comprende le strutture nate con lo scopo di ottimizzare l’uso delle risorse, abbattere le spese e superare i limiti incontrati da coloro che lavorano a casa. Al secondo fanno riferimento tutte le realtà che sono andate oltre questi principi mettendo insieme tante competenze, differenti tra loro, per favorire la cooperazione e la partecipazione diretta al  ne di arrivare a realizzare veri e propri team di progettazione in grado di fornire un’offerta di servizi

integrati. Il loro obiettivo è quello di realizzare prodotti e servizi sfruttando il vantaggio competitivo proprio di una grande azienda.

Il coworking prevede l’af tto di una o più postazioni in un open space per un periodo di tempo variabile. Negli spazi di coworking i professionisti possono condividere un grande uf cio o af ttarne uno porzione “chiusa” e bene ciare di una vasta gamma di servizi: sale riunioni, sale conferenza, area ristoro, area living, sala relax. Una volta af ttata una postazione diventa il tuo uf cio a tutti gli effetti senza doversi occupare della manutenzione, allacciamenti, spese condominiali, dei pagamenti delle utenze, pulizie e altri accessori.

Ovviamente sono tutti dotati di IT facilities, fax, proiettori, stampanti, telefoni, scanner, lavagne, carta, mobilio, biblioteca e dell’imprescindibile connessione internet (Lan e wi ) che permette di rimanere always on con tutti i device. Generalmente gli spazi di coworking sono molto “cool”, arredati in stile moderno e accattivante tale da non restituire la sensazione di essere al lavoro: somigliano ad un lounge e sono disponibili h 24.

Tutte queste opportunità, nelle zone centrali delle grandi città avrebbero dei costi inavvicinabili per la maggioranza dei freelance ed è così che tra i punti di forza del coworking c’è sicuramente l’economicità dell’af tto di una postazione rispetto alla gestione di un proprio uf cio e la  essibilità dei costi in relazione al tempo di utilizzo della postazione. Altra caratteristica da non sottovalutare è la  essibilità nell’utilizzo dello spazio di lavoro. Si può infatti tenere riservata la postazione per brevi periodi o solo per alcuni giorni della settimana, consentendo quindi un ulteriore risparmio economico.

 

Come tutte le cose anche il coworking può avere dei lati negativi come ad esempio la mancanza di privacy, l’eventuale inadeguatezza degli spazi dovuta alla necessità di strumenti di lavoro speci ci, l’assenteismo provocato dalla mancanza di regole d’uf cio stabilite.

Per avere un ‘idea della diffusione del fenomeno e qualche indicazione sulle realtà più importanti del centro e nord Italia.

La Lombardia, Milano in testa la fa da padrona con quasi 70 spazi di cui (46 a Milano, 9 a Bergamo, 3 a Brescia, 1aCremona,2aComo,4aVarese,2aMonza,1a Lecco, 1 a Mantova), segue il Lazio con 21 spazi tutti a Roma. Sono 18 invece in Emilia Romagna (2 a Rimini, 2 a Cesena, 4 a Bologna, 1 a Ferrara, 4 a Parma, 2 a Reggio Emilia, 3 a Modena), 11 in Toscana (3 a Firenze, 2 a Pisa, 2 ad Arezzo, 1 a Prato, 2 a Siena, 1 a Pistoia) e 10 nelle Marche (5 ad Ancona, 4 a Pesaro, 1 a Urbino).

Cowo: è il primo marchio registrato al mondo nel settore. Attivo dal 2008, Ha creato una rete di opportunità che in Italia conta già centoventiquattro punti offre postazioni singole e condivise, open space, sale riunioni attrezzate.

The Hub: pensato per lavorare a contatto con imprenditori, freelance e individui dedicati a costruire un universo del lavoro migliore.

Toolbox: qui il lavoro autonomo diventa sociale, dinamico, condiviso. Spazi dedicati alle aziende, ai professionisti e alle nuove generazioni di freelance, per unire autonomia e contaminazione in un ambiente attivo e sostenibile.

Impact hub: fa parte della rete internazionale di Impact Hub (presente in 75 città del mondo), quindi è un coworking con una  loso a particolare. I suoi membri sono imprenditori, investitori sociali, freelance, startupper, creativi, artisti, consulenti, innovatori e giovani professionisti.

Si può scegliere tra varie formule, dalla membership light (niente posto  sso ma bene t) a quella “unlimited”.

PianoC: il primo spazio in Italia per far incontrare donne e lavoro. Lanciato come una realtà di coworking e servizi per donne e papà, Piano C vuole dimostrare che un nuovo modo di lavorare è possibile e che la felicità e la produttività non sono un gioco a somma zero. Indirizzo: via Simone d’Orsenigo 18. Piano C propone anche un pacchetto di “servizi salva tempo” come una lavanderia e negozi biologici e uno spazio «cobaby», per bambini  no ai 10 anni.

Regus: dagli “uf ci temporanei” agli spazi di coworking, il colosso Regus è una multinazionale specializzata nell’offerta di spazi di lavoro  essibili e per il coworking. Offre uf ci privati arredati anche di livello premium, postazioni di lavoro in spazi condivisi, business lounge e sale riunioni per tutte le esigenze.

Talent Garden: i campus Talent Garden sono pensati per permettere ai membri di lavorare, collaborare, connettersi e raggiungere i traguardi insieme.

In poche parole una piattaforma per talenti dell’innovazione.

 

 

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