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Tra abitudini sbagliate e falsi miti scegliere la protezione solare e capire come usarla in maniera sicura ed efficace sta diventando sempre più complicato. Cerchiamo di fare chiarezza.

tratto da IperSoap Magazine n. 7 luglio 2018 p. 32, a cura di Chiara Zaccarelli

Siamo a luglio. Quasi tutti ci siamo già concessi un weekend al mare o in campagna e tutti abbiamo già preso un minimo di sole, ci siamo fatti “la base” di abbronzatura come si suol dire. Beh, mica penserete, solo perché siete vagamente dorati di potervi esporre al sole senza protezione? Questo mito comune è assolutamente da sfatare, perché contro i raggi solari nocivi non si devono mai abbassare le difese (e nemmeno l’SPF). I dati parlano chiaro: nonostante le innumerevoli campagne di prevenzione e di sensibilizzazione, in Italia ci sono migliaia di nuovi casi di melanoma ogni anno. Questo perché non ci proteggiamo abbastanza dal sole o lo facciamo nella maniera sbagliata. Ma quali sono dunque gli errori più comuni che commettiamo sotto al solleone e i miti da sfatare sulla tintarella?

•Non proteggiamo abbastanza i nostri bambini Le categorie più a rischio di scottatura ovviamente sono i bambini, la cui pelle è molto più vulnerabile di quella degli adulti e che giocando, sudando, entrando e uscendo dall’acqua rischiano di non essere mai abbastanza protetti. Bisognerebbe riapplicare loro la protezione solare (rigorosamente waterproof) almeno ogni due ore. Ma perché è cosi importante proteggere i più piccoli? Il melanoma oggi è più comune nelle persone sui cinquant’anni di età, che sono stati bambini negli Anni Settanta dell’ abbronzatura selvaggia e adolescenti negli Anni Ottanta, quando se non facevi almeno un ciclo di lampade solari prima di arrivare in spiaggia eri out. Oggi sappiamo (e lo ha confermato l’Organizzazione Mondiale della Sanità) che sottoponendosi a lettini e lampade solari il rischio di melanoma cresce del 20%. Quindi proteggere adeguatamente i vostri figli ora, insegnando loro a diventare adolescenti e poi adulti consapevoli e informati dei rischi che i raggi solari e le apparecchiature per l’abbronzatura artificiale comportano, li salvaguarderà dal rischio di ammalarsi negli anni a venire.

•Usiamo SPF troppo basso (o non ne usiamo affatto) per paura di non abbronzarci Le creme con SPF alto non vi fanno abbronzare di meno: piuttosto, si tratta di una abbronzatura più lenta, meno traumatica e più duratura. Nessuno dice che si debba rinunciare del tutto all’abbronzatura, ma è necessario migliorare la qualità dell’esposizione al sole.

•Applichiamo le creme solari poco e male La protezione va applicata minimo 15/20 minuti prima di esporsi al sole e su tutto il corpo, ma proprio tutto. Spesso la spalmiamo un po’con noncuranza (per non dire a caso), vuoi per la fretta vuoi perché alcune zone del nostro corpo sono difficili da raggiungere da soli. Il risultato nei migliori dei casi è un abbronzatura a macchie o a strisce, nel peggiore una scottatura in zone spesso dimenticate come i piedi, le orecchie, la schiena o il retro delle ginocchia. La tendenza poi è quella di spalmarsi diligentemente un generoso strato di crema solare e pensare di stare a posto per le successive 12 ore. No! L’applicazione va rinnovata ogni due ore, soprattutto se si praticano attività sportive, si suda o si fa il bagno, e questo anche nel caso si scelga un prodotto resistente all’acqua o il cielo sia coperto. Ma attenzione: se da una parte c’è chi ancora non si cura di proteggersi dal sole, dall’altra c’è chi si fida anche troppo dei solari. Ricordatevi che lo schermo totale non esiste. Anche se state usando un prodotto con SPF 50+ e state seguendo tutti nostri consigli, non potete rosolarvi tranquillamente al sole per ore, perché l’unica protezione totale, soprattutto se soffrite di allergie solari o siete soggetti ad eritemi, ve la può assicurare solo l’ombra, o un bel vestito lungo in colori scuri indossato con un cappello a tesa larga.

•Riutilizziamo i prodotti degli anni passati o non li conserviamo correttamente Alzi la mano chi non ha nell’armadietto del bagno una confezione di crema solare risalente all’estate scorsa (o a quella prima ancora). Anche se colore, profumo e consistenza vi sembrano inalterati non è una buona idea usarla perché potrebbe aver perso il suo potere protettivo contro i raggi solari. Tendenzialmente le creme solari durano 12 mesi dall’apertura della confezione, ma fate attenzione a come e dove le conservate, perché se le lasciate tutto il giorno sulla spiaggia sotto il sole, magari senza tappo, possono deteriorarsi molto più rapidamente.

•Abbiamo paura che i filtri solari facciano più male che bene Sono sor te delle perplessità sull'uso a lungo termine delle creme solari, per via di alcune sostanze chimiche in esse contenute che potrebbero interferire con il nostro sistema ormonale, come i parabeni o i derivati dal petrolio, che comunque sono presenti in molti cosmetici considerati sicuri. Comunque le evidenze su loro possibili effetti dannosi sono sicuramente inferiori a quelle che provano il nesso tra eccessiva esposizione al sole e tumori cutanei. Se però proprio non vi fidate, sappiate che esistono anche filtri solari fisici (cioè non chimici) a base di minerali che riflettono e bloccano i raggi solari impedendo loro di penetrare nella pelle. La maggior parte di essi sono prodotti dalla consistenza molto corposa e dal colore biancastro opaco, che possono essere difficili da far assorbire, ma ora molte marche di cosmetici bio stanno lanciando creme con filtri fisici più leggere e portabili. PREVENIRE E’MEGLIO CHE CURARE Se anche voi, come l’80% degli Italiani andrete in vacanza solo ad agosto, siete ancora in tempo a preparare la vostra pelle all’abbronzatura. Eh sì, perché all’appuntamento con il sole bisogna arrivare preparate. E se un tempo dovevamo preoccuparci “solo” della prova costume ora dobbiamo preoccuparci anche della “prova sole”. Ci vengono in aiuto integratori a base di betacarotene, da assumere circa 15 giorni prima dell’esposizione, che stimolano la melanina, cioè la sostanza responsabile della pigmentazione della pelle. E i danni causati dai raggi solari? Lo so, è sconvolgente, ma pare che i raggi UVA siano responsabili dell’80% delle nostre rughe. La quantità di antiossidanti che proviene dalla dieta gioca un ruolo importante ed efficace per diminuire il rischio di scottature e invecchiamento precoce. Essi agiscono come una specie di schermo solare interno e permettono di massimizzare l'esposizione al sole, riducendo al minimo i rischi. Sono particolarmente ricchi di antiossidanti i lamponi, le more, i mirtilli, la curcuma e il tè verde. Ma se non riusciamo ad assumerne quantità adeguate con la dieta possiamo ricorrere ad integratori a base di vitamina D, E ed A, di collagene e acido ialuronico. Da qualche anno, inoltre, sono in commercio fluidi o sieri che coadiuvano l’azione degli integratori e agiscono come un vero e proprio coach cutaneo, che prepara la pelle e le insegna come reagire in caso di aggressione. Si chiamano tan booster, si cominciano ad applicare circa due settimane prima di andare in spiaggia e spesso hanno anche altre funzioni accessorie: colorano la pelle o ne sublimano la luminosità, in modo da poter continuare ad applicarli anche durante le vacanze, per amplificare l’effetto e ravvivare l’abbronzatura.

 

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