Massimo Giletti

Parliamo di… macchie cutanee
10 settembre 2018
Rovazzi
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Da oramai qualche anno l’offerta televisiva è ampissima e molto variegata il che rende difficile, per chi fa televisione, istaurare un rapporto forte con il pubblico che preveda, oltre all’apprezzamento dei contenuti proposti, anche la nascita e il mantenimento di un rapporto basato su fiducia, trasparenza e rispetto.

tratto da IperSoap Magazine n. 9 settembre 2018 p. 34, a cura di Matteo Montanaro 

Massimo Giletti invece sembra esserci riuscito facendo semplicemente il suo lavoro: fare domande per ottenere risposte. Dopo il successo de L’Arena su Raiuno, programma che ha creato e condotto per tredici edizioni portando nei salotti degli italiani, la domenica pomeriggio temi come “lotta agli sprechi”, “vitalizi”, “abusi di potere”, “discriminazioni” e altre ingiustizie di vario tipo, è passato a La7, rete sulla quale per il secondo anno consecutivo si appresta a condurre Non è l’arena. Il programma, già il titolo non lascia adito a dubbi, riprende il background nonché le menti dell’esperienza maturata in Rai, per offrire agli spettatori un talk moderno, dinamico, vero e imprevedibile.

Massimo Giletti il suo passaggio dalla Rai a La7 non è certo passato inosservato. Un bilancio di questa prima stagione alla corte di Urbano Cairo? “Sono molto contento, soddisfatto. Quando la scorsa estate io e il Presidente Cairo decidemmo di lanciarci in questa avventura, sapevamo bene che sarebbe potuto essere molto rischioso, per entrambi. Eravamo al tavolino di un grande albergo romano e quando Cairo mi disse che avrei avuto carta bianca e fare il mio lavoro giornalistico liberamente accettai subito, per me la libertà è un valore irrinunciabile.

Anche il pubblico ha apprezzato la sua nuova “casa”….

Sì, anche questa è stata una grande soddisfazione che mi sono tolto. Innanzitutto perché La7 è una rete commerciale e se non funzioni le cose si mettono male. E poi perché competere con Rai1 era una sfida impossibile, almeno sulla carta, ma i nostri ascolti ci hanno dato ragione. La domenica La7 mandava film o serie tv, mai nessuno si era cimentato in un giorno festivo. Anche a Cairo all’inizio è sembrato un azzardo, ricordo lo sguardo che mi lanciò… ma alla fine si è lasciato convincere. Io e il mio gruppo di lavoro c’abbiamo provato, lavorando senza sosta rosicchiando sempre più pubblico alla concorrenza. Era un obiettivo ambizioso che abbiamo centrato in pieno.

Il gruppo di lavoro è lo stesso che lavorava con te in Rai?

Non tutti, ma uno dei momenti più emozionanti della mia vita professionale è stato quando, uscito dal settimo piano di viale Mazzini sbattendo la porta i miei due autori storici Fabio Buttarelli e Annamaria De Nittis mi guardarono negli occhi mi dissero “Non abbandoniamo la barca quando affonda”. Hanno rischiato, come me, come altri della mia squadra che sono passati a La7 dimostrando coraggio e stima nei miei confronti.

La Rai ti aveva proposto una serata prestigiosa, quella del sabato. Ti sei pentito di non aver accettato?

 Non voglio più parlare del mio passato. I risultati delle scelte della dirigenza Rai dell’epoca vanno di pari passo con il giudizio inappellabile che hanno dato i telespettatori. Non sono pentito delle scelte fatte per una questione di dignità e di incapacità da parte mia di accettare compromessi squallidi che avrebbero spento il mio modo di essere. La libertà ha un prezzo e io l'ho pagato, ma sono felice di averlo fatto. Entrare in un nuovo studio per la prima puntata di Non è l’arena è stata un’emozione fortissima, c’era molta tensione intorno a me, avevo tanti occhi, amici e non, puntati addosso. La mattina seguente, un grane risultato di ascolto zitti tutti.

Come e quando ha iniziato la carriera di giornalista?

Era il 1988, ho telefonato al centralino Rai, per propormi. Mi diedero un appuntamento poi il primo colloquio e poi Giovanni Minoli che ha creduto in me e mi ha voluto a Mixer per quattro anni. È stata una scuola pazzesca, mi ha inviato ovunque. Lì ho capito che mi piaceva “sporcarmi le mani” vedere e vivere i posti, le persone, le vicende che raccontavo. Come ho fatto quest’anno quando sono andato a girare un servizio a Mezzojuso, o anni fa quando andai in territori di guerra. 

La7 è una rete dove il giornalismo, specie quello politico la fa da padrone. Tu come hai vissuto questo passaggio?

Mentana, Gruber, Formigli, Floris, Merlino e Giovanni Minoli sono tutti professionisti da lettera maiuscola. Nei loro programmi trovi il politico del momento e grandi opinionisti/giornalisti. Io ho ospitato tutti i leader politici sotto elezioni ma preferisco dare voce a chi voce non ha. Raccontare storie e poi tirare in ballo la politica. Per risolverle però, non per le promesse.

Abbiamo seguito con interesse la vicenda delle sorelle Napoli e delle intimidazioni mafiose che ricevevano.

Sì quella è stata una storia che mi ha appassionato, me la sono presa davvero a cuore. Irene, Ina e Anna sono state ospiti di Non è l’Arena per tre mesi consecutivamente, ogni domenica. Alla fine le autorità di Mezzojuso (PA) sono dovute intervenire perché ne stava parlando tutta Italia. Ma le aggressioni di stampo mafioso subite dalle sorelle Napoli duravano da undici anni! Il loro raccolto veniva puntualmente distrutto da animali da pascolo che venivano fatti entrare volontariamente da alcuni soggetti per mettere in ginocchio la loro attività. Un’ingiustizia pesantissima che non sono riuscito a sopportare.

In tv sei un domatore, sicuro di te, capace di gestire anche le situazioni più complesse, merito dell’esperienza?

Sicuramente quella aiuta, in tanti anni di televisione e soprattutto nei tredici al timone de L’Arena ne sono successe di tutti i colori. Ma la cosa che ritengo più importante è sapere il proprio obiettivo. A me interessa che lo spettatore, al termine del mio talk show, abbia capito qualcosa in più, abbia fatto luce su alcuni aspetti di una vicenda che non erano chiari. In funzione di ciò riesco a guidare la discussione in un giusto mix di teatralità, forza del racconto ma anche linearità: apertura di un tema, discussione, conclusioni. Io le risposte le pretendo. In tv adesso è considerata un affronto, un’eccezione ma dovrebbe essere la regola di un programma giornalistico.

I politici vengono volentieri tuoi ospiti?

Quest’anno sono venuti in tanti sotto campagna elettorale. Il primo ospite è stata Virginia Raggi che in tv va pochissimo. Tanti invece sono spesso ospiti in tanti programmi, ma preferiscono andare da chi non fa domande, per poter fare i loro monologhi. Ormai contrattano tanti aspetti dell’intervista, domande incluse. Ma non con me. Quindi, purtroppo, diventa durissimo coinvolgere in una puntata chi invece dovrebbe, per mestiere, dare risposte concrete. Berlusconi, così come altri, dopo quello scontro che avvenne a L’Arena nel 2013 non è più voluto venire da me; c’è tornato solo quest’anno. Si paga uno scotto altissimo, che sono stato ben contento di pagare in passato e lo sarò se accadrà di nuovo in futuro, in nome della mia libertà professionale.

L’impegno televisivo dello scorso anno è stato lungo e continuo e ricco di soddisfazioni, ma quando hai sentito di aver realmente svoltato?

Quando abbiamo battuto Raiuno e Fabio Fazio. Nel periodo post elettorale ho sempre dedicato l’apertura di programma all’attualità politica che era davvero complicata: mandati esplorativi, consultazioni al Quirinale, l’asse PD-M5S, poi quello M5S-Lega. Io iniziavo la puntata con un vero cubo di Rubik in mano per rendere teatralmente il momento complicato che stavamo vivendo come Paese. Il 27 maggio, giorno in cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha detto no al governo M5S-Lega, Mentana chiude il tg molto in ritardo e mi dà la linea. Stravolgo la scaletta e porto avanti una puntata in larga parte dedicata alla situazione politica. Quel giorno Non è l'arena è riuscita a sopravanzare Che tempo che fa. Quella è stata la svolta, abbiamo fatto vero servizio pubblico.

Adesso si apre la seconda stagione di Non è l’arena. Cosa ci attende?

Squadra che vince non si cambia! Continueremo le nostre battaglie e ne apriremo di nuove. Ho i miei inviati in giro da quest’estate che stanno portando avanti diverse inchieste interessanti. Ma non posso anticipare nulla. E io ho tante idee nuove che mi ronzano in testa. Lavorare con passione sugli stessi obiettivi e con la stessa onesta intellettuale per far capire il paese e la sua realtà.

 

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