La stagione delle donne

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Luca Carboni
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All'inizio del 1900, il celebre pittore austriaco Gustav Klimt presentò un'opera destinata a diventare una delle sue più famose: Le tre età della donna. Sono tre figure femminili, strette strette a formare una forma cilindrica, che rappresentano, ritratte in colori diversi, le tre fasi della vita delle donne: infanzia, maternità e vecchiaia.

 

tratto da IperSoap Magazine n. 10 ottobre 2018 p. 26, a cura di Lara Venè

Era il 1905 e il tema di fondo la precarietà della bellezza di una donna e il suo rapporto con il passare del tempo. Argomento che non solo è ancora tremendamente attuale, ma si carica di tutta la complessità del nostro tempo. E poi non è così semplice, ci sono le pre e le post fasi nella vita di una donna in cui si nasconde tutto un mondo di complicazioni e di difficoltà da superare, di sfide e di esami. Ma anche di grandi opportunità e soddisfazioni. Non è solo l'aspetto fisico a cambiare, quella bellezza raffigurata da Klimt,c'è molto di più: ci sono i i mutamenti psicologici e gli sforzi di adattamento che ogni fase richiede. “I cambiamenti nella donna sono molto più evidenti rispetto a quelli che avvengono negli uomini - spiega la dottoressa Barbara Del Bravo, ginecologa e consulente in sessuologia dell'azienda Usl Toscana nord ovest - a partire dall'adolescenza con la comparsa del menarca fino alla menopausa la donna cambia diverse volte. Si possono individuare almeno tre stagioni importanti nelle vita di una donna e ognuna ha le sue complessità. Perché in tutte le fasi ad essere interessato è il sistema nervoso centrale. E c'è di più, questi mutamenti vengono vissuti in modo molto diverso rispetto al passato perché diversi e molto più complessi sono i modelli sociali di riferimento.” Se da bambine si sogna il futuro la prima vera tappa del “viaggio” nella vita delle donne comincia intorno agli 11/12 anni, nell'adolescenza, quando arriva il primo ciclo e la prima trasformazione fisica. Insieme al corpo cambia anche la mente.

“Quello dell'adolescenza – spiega la dott.ssa Del Bravo – è un periodo molto delicato. C'è un corpo bambino che diventa adulto in un tempo breve e la bambina diventata adolescente comincia a confrontarsi con i modelli sociali in un quotidiano adattamento.” Poi ci sono gli amori, gli ormoni che cambiano, le prime cotte, i primi rapporti sessuali. E il primo incontro con il proprio corpo: sono troppo grassa, sono troppo magra, mi voglio vedere più bella, voglio essere diversa, ho i capelli troppo lisci o troppo ricci. Ci si fa belle per cambiare e migliorare: docce a go go, i primi trucchi, il gloss sulle labbra e il gel sulle unghie. Intanto si cresce e all'approssimarsi dei 25/30 anni si fa un primo bilancio, si fissano nuovi obiettivi di vita e molte cominciano a pensare a una relazione stabile, una convivenza o un matrimonio. E' arrivata la seconda stagione, quella biologica in cui la donna comincia a pensare alla maternità. Prima la carriera o prima un figlio? Dilemma non facile. C'è l'età fertile che, a differenza di quella degli uomini, ha sempre una fine. Si deve decidere e se a questo si aggiunge che oggi si entra tardi nel mondo del lavoro, spesso precario e a tutele ridotte, questa fase è molto complicata. “Oggi – mette in evidenza la dott.ssa Del Bravo – la gravidanza è vissuta in modo diverso rispetto al passato. C'è la difficoltà del lavoro e il fatto che spesso la gravidanza avviene in un'età avanzata. E poi c'è un aspetto da considerare che prima non c'era: la solitudine. Si – spiega ancora Del Bravo- il tessuto sociale che circonda le donne in gravidanza è profondamente cambiato rispetto ad un tempo. Ora la donna incinta è più sola, talvolta non ha un compagno e spesso manca tutta quella rete che la protegge e la sostiene.” Con l'arrivo del bebè si impara a non dormire, a calcolare i tempi al millesimo di secondo, a fare salti mortali per programmare e gestire le giornate. Inizia un lungo periodo in cui si devono conciliare i tempi di vita e di lavoro. Tutto è sincronizzato. La sera prima si prepara già la cena del giorno dopo. E piano piano si sente il bisogno di tornare nel proprio corpo, mandar via quella pancetta che è rimasta, dedicarsi un po' di tempo, un'ora di palestra, un nuovo taglio dal parrucchiere, un aperitivo con le amiche. Per molte è il momento della prima crisi di “mezza età” in cui si compiono cambiamenti radicali nel campo sociale o professionale, spesso anche personale come rotture di rapporti, talvolta separazioni o divorzi. Alcune donne tornano all'Università o finiscono gli studi lasciati a metà. E come se dovessero rigenerarsi. Intanto arrivano i capelli bianchi, qualche segno sul viso e si corre ai ripari. Magari si prende in considerazione il ritocchino o piccoli interventi di lifting. Leggeri, tanto per tenere botta all'eta che avanza. Ci si avvicina alla menopausa che nel 65-70% dei casi si manifesta in un’età compresa tra i 50 ed i 55 anni. E' questa quella che è considerata la terza stagione biologica della donna, quando cambia fisicamente, in maniera più o meno veloce, tende ad ingrassare nell'addome e nei fianchi. Si vede cambiare e deve imparare ad accettarsi. “Prima le donne potevano permettersi di invecchiare – dice Del Bravo – oggi no.” Nella fase della menopausa i problemi sono anche molti altri. Durante questo periodo della vita della donna aumentano i fattori di rischio per alcune malattie come l’ipertensione, l’ipercolesterolemia e l’osteoporosi. “ Al di là delle patologie più frequenti che caratterizzano questa fase ce ne sono altre che toccano la sfera psicologica come i mutamenti delle funzioni sessuali e la riduzione della libido – spiega la dott.ssa Del Bravo - Una problematica questa, che gli uomini non hanno e spesso si ripercuote nella vita della coppia.” La dott.ssa Del Bravo visita a Pisa e incontra continuamente tante donne di ogni età e racconta che c'è un aspetto che accomuna tutte le stagioni della loro vita: un grande senso di inadeguatezza, la sensazione di non riuscire ad essere sempre all'altezza. Perché la società di oggi chiede alle donne livelli di performance troppo elevati che finiscono per condizionarle. “Si richiede di essere multitasking. Di essere madri, mogli, donne e si propongono dei modelli sociali di riferimento che le fanno sentire inadeguate. Le donne vanno ascoltate e parlando – spiega – viene fuori di tutto. Poi, insieme, decidiamo la strategia di uscita, le modalità di cambiamento per alleggerire i pesi e capire che abbiamo una vita sola e va vissuta bene.” Per uscirne non c'è una strategia valida per tutte. Ognuno di noi ha il suo vissuto, le sue potenzialità e le sue risorse. Ma per una donna in particolare, prendere consapevolezza che si può anche essere inadeguate e va bene lo stesso sarebbe forse la più grande conquista. In fondo ogni stagione ha i propri frutti, saperli cogliere è la sfida più difficile, ma anche la vittoria più grande.

 

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