Luca Carboni

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La chitarra che non abbandona mai, la coda di cavallo, gli occhiali neri. Luca Carboni è il solito "ragazzone" di Bologna, anche ora che di anni ne ha 55 e i tempi di "Silvia lo sai" sono lontanissimi. D'altronde il cantautore da sempre lascia poco spazio a nostalgie e si concentra sul presente e guarda con occhi aperti e la giusta vena di poesia il futuro.

 

tratto da IperSoap Magazine n. 10 ottobre 2018 p. 82, a cura di Santo Pirrotta

Sin dalla fine degli anni '80 l'artista ha spostato i confini del pop con canzoni rimaste indelebili nell’immaginario italiano e ora torna al grande successo con "Una Grande Festa", il singolo che per molte settimane questa estate è stato il più trasmesso dalle radio, e con il nuovo album "Sputnik". "Per me è 'Una grande festa'. E' una grande festa questa canzone che ha portato un po' di fresco questa estate, però è anche l'inizio di un nuovo progetto, un nuovo viaggio. Guarda caso Sputnik significa compagno di viaggio, quindi spero sia il compagno di viaggio di tante persone". Sputnik come il primo satellite andato nello spazio nel 1957: "Ha inaugurato in qualche modo l'era che stiamo vivendo. Mi piaceva questo legame fra presente, futuro e passato che è molto vicino alla mia nascita. Quindi c'è simbolicamente tutta la mia storia". Il nuovo lavoro, diretto ed essenziale, è un disco che si presenta come un album in cui Carboni è presente al cento per cento, tanto che si è divertito anche a disegnare la cover e il booklet, ci sono infatti immagini con lo spazio ma anche dinosauri, il passato e il presente che tornano sempre: "Il messaggio è tenere sempre unito il passato e il futuro idealmente, non dimenticare ma guardare avanti.. Così come è Sputnik, una cosa antica che ha dato inizio a una nuova era che ci ha portato dove siamo".

Tanto che il video di "Una Grande Festa" è stato girato nello "spazio", seguendo l’immaginario di Luca con tanto di set lunare che ha trovato ispirazione anche nel mondo dei bmovie e delle prime serie televisive a colori degli anni '60 e '70, legate al tema della fantascienza e degli Ufo: "Un mondo che a riguardarlo con gli occhi di oggi può apparire cheap e minimale ma allo stesso tempo è ancora molto affascinante. Per noi aveva ed ha sempre una grande forza". Il disco è fatto di nove canzoni, con un team di lavoro ampio, soprattutto sul fronte della scrittura che vede Carboni al fianco di Calcutta ("Io non voglio"), Giorgio Poi ("Prima di partire"), Flavio Pardini in arte Gazzelle ("L'alba"), oltre ad una delle coppie di autori protagoniste del nuovo pop italiano, quella composta da Daniele Coro e Federica Camba che insieme a Valerio Carboni firmano "Una grande festa". Tornano però anche autori già sperimentati come Alessandro Raina e Dario Faini per "Ogni cosa che tu guardi". Dando vita così a una sorta di confronto generazionale: "Dai giovani si impara sempre. Nell'84, quando ho cominciato, vedevo che alcuni cantautori ci snobbavano, questa banalità che mettevo, volutamente, nei testi e il distacco da certi meccanismi più politici non piaceva. E io d'istinto mi sono sempre sentito attratto dalle nuove generazioni. C'è una generazione di cantautori che sta riconquistando il pop italiano e lo sta in qualche modo spodestando. Trovo dei punti di contatto con loro. Ma ci siamo anche confrontati. Ad esempio sul brano l'Alba, a Gazelle non piaceva che io facessi poche rime, insisteva su quello.. è stato molto interessante". A proposito di generazioni, ci sono citazioni come il muro di Berlino: "Io e la mia generazione abbiamo vissuto nel periodo della guerra fredda. Ricordo che nel 1984 sono riuscito, come spalla di Lucio Dalla, ad arrivare al di là del muro e ho scoperto che i ragazzi avevano in mano i dischi di Madonna e Bruce Springsteen, io avevo le All Stars ai piedi, non a caso c'è un disegno in questo disco, che erano un mito americano. I ragazzi di Berlino Est mi vennero a chiedere se gliele lasciavo". Luca mostra tutto il suo coraggio affrontando temi importanti come la morte e la sfiga: "E' un gioco, questo linguaggio è figlio della cultura che mi appartiene, di quando il punk arrivò in Italia nel '77-78 e soprattutto a Bologna nacquero situazioni come gli Skiantos, si mischiava molto il paradosso e l'ironia. C'era provocazione. Mi è sempre rimasta dentro questa scrittura...". Il disco nel frattempo è stato certificato Oro e da ottobre lo aspetta un autunno di lavoro. Dopo gli Instore, infatti, parte il tour nei club: si comincia il 12 ottobre dal Vox di Nonantola (MO). Per toccare Cesena, Bologna, Padova, la Venaria a Torino, Firenze, Perugia, Bari (Modugno), Napoli, roma, Milano, Genova, Brescia e Parma.

 

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