Parola d’ordine la prevenzione

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In alcune città i monumenti si sono accesi di rosa, in altre si sono tenuti convegni, in altre ancora si sono inaugurati macchinari di ultima generazione: si è appena concluso, a ottobre, il mese della prevenzione e, ognuno a suo modo, ha richiamato l’attenzione sulle buone pratiche contro il tumore nemico delle donne.

tratto da IperSoap Magazine n. 11 novembre 2018 p. 30, a cura di Lara Vené

Del resto, quello del seno è il primo tipo di tumore per diffusione e mortalità nella popolazione femminile. Ma, grazie alle maggiori conoscenze delle caratteristiche di questo tumore e ai progressi nella diagnosi precoce e nel campo farmacologico, le sue probabilità di cura oggi sono molto aumentate. La parola d’ordine è prevenzione. Ma cos’è la prevenzione? Come si mette in atto? E perché è così importante per non dire vitale? Cerchiamo di capirlo con la dottoressa Chiara Iacconi responsabile della radiologia senologica azienda Usl Toscana nord-ovest e la dottoressa Cristina Nicolai responsabile screening Zona di Massa Carrara ATNO. Entrambe dottoresse operano nell’ambito territoriale Massa-Carrara. “L’impressione – mette in guardia la dottoressa Iacconi, alla guida di radiologia senologica azienda Usl Toscana nord-ovest– è che sia diffusa la conoscenza della patologia mammaria tra le donne e che alto sia il livello di sensibilizzazione al tema sia tra le donne, sia all’interno del Sistema Sanitario Nazionale. A tal punto che lo screenig per il carcinoma mammario è diventato un lea, uno dei cosiddetti livelli essenziali di assistenza. Mentre è molto carente la conoscenza dei percorsi in essere per praticare la prevenzione e la conoscenza di come questi funzionino. E le donne non conoscono quale sia l’esame più appropriato.” Già, perché non tutti gli esami sono buoni per tutte le età e per tutte le donne. “Talvolta -spiega Iacconi – la mammella che si deve indagare non è adatta all’esame ecografico e quindi l’ecografia non è di aiuto. Quindi, quando si parla di prevenzione è molto importante dare l’indicazione e indirizzare ad usare gli strumenti più appropriati.”

Meglio l’ecografia o meglio la mammografia?

“Tutti gli studi presentati – spiega la dottoressa Iacconi – dimostrano che l’ecografia ha una maggiore capacità di diagnosi rispetto alla mammografia. Vede più lesioni. Tuttavia non è una metodica salva-vita – sottolinea ancora Iacconi – perché non esiste studio che abbia dimostrato alcuna riduzione della mortalità. Mentre con la mammografia la mortalità si abbassa del 30%. Ed è questo il dato importante ai fini della prevenzione.” Quindi l’atteggiamento mi faccio un’eco non ho nulla e vado tranquilla è sbagliato. “Le pazienti – dice Iacconi – spesso non sanno come accedere ai percorsi e bypassano il filtro del medico curante che invece è molto importante. È dal medico curante che si deve partire e da lì si attiva un percorso dedicato e specifico. E dico alle donne di non lasciarsi impressionare dal sentito dire o dal titolo sensazionale secondo cui si devono attendere due anni per una mammografia. Quando il medico di base ravvede qualcosa da indagare i percorsi sono molto veloci.” Percorsi veloci e molto diversi a seconda dei casi. Oltre alla mammografia convenzionale, l’ecografia talvolta è necessaria la risonanza magnetica o la biopsia. Da poco a Massa-Carrara, grazie all’istallazione della tomosintesi è possibile anche effettuare anche la biopsia sotto guida 3D,procedura molto più veloce e sicura della precedente.

Poi c’è lo screening.

Lo screening per il cancro del seno, secondo le indicazioni del Ministero della salute italiano, si rivolge alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni e prevede l’esecuzione ogni due anni della mammografia. In questa fascia d’età si concentra infatti la maggior parte dei tumori del seno e secondo l’Airc, Associazione italiana per la ricerca sul cancro, la partecipazione allo screening organizzato su invito attivo con queste modalità e frequenza, in questa fascia di età, può ridurre del 40% la mortalità per questa malattia. Ci sono molti studi che offrono stime diverse su questo tema, ma quella del 35- 40% resta attualmente la stima più affidabile. Fino alla fine del 2017 anche all’interno dell’azienda Usl nord-ovest lo screening era rivolto alle donne in fascia d’età dai 50 ai 69 anni residenti e asintomatica. Da gennaio 2018 la Regione Toscana ha ampliato la fascia d’età soggetta allo screening introducendone altre due: quella dai 45 ai 49 anni e quella dai 70 ai 74 anni. Queste donne vengono inserite attualmente nel programma di screening su richiesta volontaria: “Le donne in fascia d’età dai 45 ai 49 anni, che si presentano al cup con una richiesta di mammografia per prevenzione – spiega la dottoressa Nicolai, responsabile screening Zona di Massa Carrara Azienda Usl Toscana nord-ovest. -, vengono inserite nello screening se è trascorso un anno dalla precedente mammografia e se sono asintomatiche. Le donne di età inferiore a 50 anni riceveranno l’invito ogni anno fino al compimento dei 50 anni , salvo diversa indicazione del Medico Radiologo. Per le altre, quelle in fascia d’età dai 70 ai 74 anni, la mammografia deve essere effettuata ogni due anni. “Tuttavia – precisa la dottoressa Nicolai – se in questo lasso di tempo la donna percepisce dei cambiamenti è consigliato che si rivolga al medico curante perchè, in questo caso, non si tratta più di una procedura di screening.”

Come avviene lo screening?

Le donne in fascia di screening vengono sottoposte all’esame della mammografia, un esame radiografico che consente di visualizzare precocemente la presenza di noduli non ancora palpabili che possono essere dovuti alla presenza di un tumore. All’interno dei programmi di screening l’esame viene effettuato in due proiezioni radiografiche, sia dall’alto sia lateralmente, e i risultati vengono valutati separatamente da due radiologi, per garantire una maggiore affidabilità della diagnosi. “L’esame viene letto in doppio cieco – spiega la dottoressa Nicolai – da due radiologi, l’uno indipendente dall’altro perché il loro giudizio non possa essere reciprocamente influenzato. Poi, se è necessario, viene effettuata l’ecografia mammaria che è l’esame di approfondimento. L’ecografia non è un test di screening – sottolinea Nicolai – ma serve ad approfondire accompagnato, in alcuni casi, anche alla visita senologica.” Nel 2017, a fronte di una popolazione bersaglio di fascia d’età 50/69 anni, in tutta la provincia di Massa-Carrara, state inviate allo screening 13.710 donne, se ne sono presentate 10.201. C’è stata quindi un’adesione del 76,5 %, un buon dato, oltre quello regionale toscano che, sempre nel 2017, si è aggirato attorno al 70,8%. “Nella nostra terra – racconta Roberta Crudeli presidente e anima dell’associazione di volontariato il Volto della speranza – c’è una forte tradizione legata alla promozione della prevenzione”. Il Volto della Speranza onlus è un’associazione nata a Carrara grazie ad un gruppo di donne operate di tumore al seno e ad alcuni medici che hanno sentito la necessità di condividere le loro esperienze. L’associazione si occupa, oltre che di sostegno ai pazienti oncologici anche di prevenzione grazie al lavoro di volontarie e volontari che garantiscono quotidianamente la loro presenza. Grazie anche a loro e alle numerose campagne di sensibilizzazione che si sono moltiplicate in questi ultimi anni un numero sempre maggiore di donne è consapevole che quella della prevenzione sia ad oggi l’arma più potente a loro disposizione.

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