Alberto Angela

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La sua passione è scavare, vista la sua laurea in Scienze Naturali. Ma la televisione l’ha trasformato nel divulgatore per eccellenza. Come sa fare cultura lui nessuno mai.

tratto da IperSoap Magazine n. 12 novembre 2018 p. 82, a cura di Cloe D. Betti

Ha quei modi gentili di porsi. Sa essere sorridente e accattivante. È appena un po’ impostato. Ma per la famiglia Angela è ormai un marchio di fabbrica, quasi un motivo di vanto. Se solo fossero in grado di vantarsi. Piero e Alberto Angela, padre e figlio, hanno creato e poi plasmato a loro immagine un modo di fare televisione e ora che il figlio è diventato più “potente” del padre il web l’ha adottato e trasformato, fino a renderlo il sex symbol del nuovo millennio. Stuoli di donne lo hanno eletto a proprio idolo e altrettante ragazze hanno scoperto da poco che il signore della cultura ha tre figli che sembrano aver preso tutto dal padre. Ma lui, Alberto, fa finta niente, tranne arrossire quando si trova di fronte alla fatidica domanda: «Come si sente a essere un sex symbol?». «Io continuo a lavorare – ha ammesso – A me fa molto piacere che quello che io racconto possa avere anche un altro palcoscenico come quello del web, che però è come la strada, dove bisogna avere buon senso e fare attenzione». È più forte di lui, Alberto Angela fa divulgazione anche quando si tratta di semplice gossip, giusto il tempo di arrossire, per poi tornare sulla retta via dell’arte, della cultura, della storia, insomma del suo mondo. «La nostra epoca verrà ricordata per il cambiamento portato dal web – ha aggiunto – Ma nel web bisogna avere buon senso, ci sono cose buone e altre cattive. Quello che unisce il web e la tv è il calore e il sentimento, bisogna essere consapevoli che l’informazione ha bisogno di emozione per essere trasmessa, però un’emozione giusta e non esagerata». I suoi tre figli lo guardano spesso in tv, lui che è riuscito a strappare il sabato sera di Raiuno alla tradizione dei lustrini e paillettes e portare un programma come “Ulisse” all’attenzione del grande pubblico. Ha affrontato argomenti difficili come l’Olocausto, altri più leggeri come la vita della Principessa Sissi, eppure quattro milioni di italiani sono rimasti inchiodati alla poltrona per seguirlo. «I miei figli mi guardano in tv – ha confessato – A volte mi danno anche consigli, quello che mi colpisce è il fatto che delle cose che io ho raccontato loro, quando erano più piccoli, ora le racconto in tv, usando lo stesso tipo di linguaggio».

Da anni ormai Alberto Angela accompagna gli italiani alla scoperta della storia e delle bellezze del nostro Paese, si è inventato un modo “notturno” di raccontare le meraviglie della nostra arte, con le puntate di “Stanotte a…” passate tra il Museo Egizio di Torino, gli Uffizi a Firenze, San Pietro a Roma, Venezia e Pompei. E ha sempre avuto ragione, anche se per lui, in fondo, la questione degli ascolti in tv resta sempre e solo “una seccatura”. D’altronde come potrebbe essere diversamente per uno che ha passato la gioventù nelle grotte e nei deserti in cerca di resti di uomini preistorici? «Io ho un grande vantaggio rispetto ai conduttori classici – ha ammesso – Mi ritengo un ricercatore, non un conduttore: ho fatto scavi nei deserti, ho vissuto nelle tende in cerca di resti di uomini preistorici, quindi vivo in modo diverso il risultato di ascolto. Anzi, quasi mi dispiace che debba esserci un risultato, perché io cerco spasmodicamente la divulgazione, quello è il mio risultato». Onestamente è abbastanza evidente. Eppure anche lui è stato un ragazzino che da piccolo, il sabato sera, guardava la tv. «Da piccolo il sabato sera vedevo in tv gente come Walter Chiari – ha ricordato – Quando ti dicono ora ci vai tu, è inevitabile sentire addosso la pressione. È sempre una bella sfida, ma resto con i piedi per terra, noi cerchiamo di portare la cultura nel modo migliore nelle case della gente. D’altronde se andiamo in onda su Raiuno, è perché fondamentalmente lo ha deciso la gente a casa». La ricetta per piacere così tanto? «Semplificare. Creare empatia tra chi è a casa e il personaggio che si sta raccontando. E affrontare temi importanti».

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