Licia Colò

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Lica Colò è imperturbabile. Algida. Sorridente. Rassicurante. Serena. Ha più amici tra gli animali che tra gli esseri umani. Per sua scelta.

tratto da IperSoap Magazine n. 1 gennaio 2019 p. 83, a cura di Cloe D. Betti

Perché fin da quando era una bambina, era più attratta dalle bellezze della natura che dalle bambole. «Il mio amore per la natura è nato in maniera naturale – ha ricordato la conduttrice – Ero piccola, sono stata cresciuta a contatto con la natura, ma nella maniera più normale possibile. Sicuramente ci sono certe sensibilità che arrivano anche attraverso il Dna di una persona. Professionalmente è stato un po’ un caso, perché ero entrata in tv per fare altre cose, poi quando cercai di trovare una mia strada nella conduzione, proposi di fare “L’arca di Noè”, una trasmissione incentrata sulla natura: era il 1989 su Canale 5. Da allora non ho mai lasciato queste tematiche». Licia Colò racconta così i suoi esordi di una carriera, segnata da tanti alti e da qualche momento buio, come quello dell’estate del 2016, quando l’allora direttore di Raitre, Andrea Vianello, decise di passare il bianchetto su tutta la squadra del programma “Alle falde del Kilimangiaro”, guidato dalla Colò e di affidarlo a Camila Raznovich. La Colò ci rimase male e se ne andò a Tv2000, la tv dei vescovi che le offrì un approdo sicuro. E lì è rimasta fino quando è squillato il telefono e dall’altra parte c’era di nuovo mamma Rai, pronta a riprendersi la signora della tv dell’ambiente, dei viaggi, degli animali, della divulgazione un po’ meno sofisticata della ditta Angela, un po’ meno ansiogena della colonna Roberto Giacobbo, ma pur sempre con un marchio di qualità.

«Ho lavorato in Rai tanti anni benissimo, così come ho lavorato benissimo anche a Mediaset – ha detto la Colò – E sono quattro anni che lavoro benissimo anche a Tv2000. E’ ovvio che la Rai mi dà la possibilità di entrare in molte più case, perché ha maggior pubblico e una visibilità superiore, però alla fine la chiave di tutto sta nel cuore del progetto. Se mi avessero proposto un programma non nelle mie corde, avrei preferito stare a camminare in montagna». A lei Raidue ha proposto e affidato Niagara, sei puntate in prima serata, che ha realizzato girando di nuovo il mondo senza sosta, stancandosi giusto un po’ «perché l’età c’è». Non ha paura di nasconderla, anzi, per lei che ha all’attivo migliaia di chilometri, scalate, arrampicate, attraversate di fiumi, laghi, mari, l’età è il segno di un tempo che l’ha portata in posti fantastici e in avventure meravigliose. Si è fermata solo per la nascita di sua figlia, Liala, che oggi ha tredici anni. «Combattere contro il tempo che passa sarebbe inutile – ha confessato – E io non amo perdere». Non ha nulla in contrario contro chi fa qualcosa per sembrare più giovane, ma per lei che al trucco della prima serata preferisce il volto acqua e sapone del pomeriggio, basta l’attività fisica. «Se mi proponessero di tornare ai miei dodici anni, accetterai subito – ha ammesso – Ricomincerei da capo perché la vita è meravigliosa. Ho compiuto 56 anni, ma se voglio fare una cosa ho l’energia di una ventenne». Le puntate di Niagara sono state registrare d’estate. «Faceva un caldo terribile», confessa la Colò che su Tv2000 continua a condurre la domenica pomeriggio “Un mondo a colori”, sempre incentrato sulle bellezze della natura, ma raccontate in studio. «Registrare le sei puntate per Raidue è stato molto faticoso – ha sottolineato – Ma anche una grande soddisfazione: è come quando si fa una scalata in montagna, non è una passeggiata, è una grande fatica, ma quando arrivi in cima sei pieno di soddisfazione». Per la Colò fare televisione non è solo una questione privata, non si tratta di dare libero sfogo alla propria vanità o al proprio ego, per lei contano i risultati e rendere il mondo un posto più vivibile resta uno degli obiettivi che continua a perseguire. «Il mio obiettivo – ha concluso – è non abituarmi alla bellezza del mondo, voglio continuare ad emozionarmi. Per questo racconto la bellezza in televisione, per stimolare il senso di responsabilità che è dentro ognuno di noi».

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