ARISA

ARISA

Sono lontani i tempi in cui si nascondeva dietro grandi occhiali e caschetto.
Il “cigno nero” ha dispiegato le ali.

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tratto da IperSoap Magazine n. 4 aprile 2019 p. 39, a cura di  Cloe D. Betti

 

 

C’è “Una nuova Rosalba in città”, come il titolo del nuovo album uscito per Sugar, la nuova casa discografica: un titolo che rende subito l’idea. Sì, perché Rosalba (nome all’anagrafe di Arisa) si è davvero rinnovata, perché il cambiamento, “passa prima dalla persona e poi dal personaggio”, ci dice. Il Festival per lei è stato soprattutto l’occasione per festeggiare dieci anni di carriera: da quel 2009 quando impaurita conquistava tutti sulle note di “Sincerità”. Formatasi alla scuola del grande Mogol, l’artista fa la sua prima timida apparizione all’Ariston nel 2009 dove vinse tra le nuove proposte, colpendo tutti per il look insolito e il timbro vocale perfetto.

 

 

Da lì, in meno di dieci anni, quella ragazza acqua e sapone partita da Pignola, un paesino lucano, è diventata una interprete sofisticata e profonda, ha conquistato la vittoria tra i big al Festival, è stata accanto a Carlo Conti co-presentatrice della stessa manifestazione e giudice controverso in due edizioni di X Factor ed è apparsa anche ad Amici. Sul palco di Sanremo Arisa ha cantato con 39 di febbre e pazienza se si è classificata ottava, perché dove non è arrivata la grande voce ha fatto sentire il suo cuore. Con “Mi sento bene”, tra atmosfere disneyane e sonorità da musical. “Questa canzone – spiega la cantante – è la giusta via di mezzo, il giusto mezzo di trasporto, il Caronte che trasporta l’Arisa di prima all’Arisa del futuro. Non so quale sarà esattamente. Io ho molta fiducia nella vita, perché la vita sa già in che direzione andare, e dunque sarò quello che mi è dato essere”. Il brano è un tuffo nella musica fine anni 70 inizi 80, c’è Raffaella Carrà, c’è Giuni Russo e ci sono anche gli Abba: “E i Blondie. Quel mondo mi appartiene”.

 

 

 

Per il nuovo album ha messo in campo 6 producer e ben 17 autori, tra i tanti Niccolò Agliardi, Matteo Buzzanca, Diego Mancino, Dario Faini, Giuseppe Zingaro, Vito Dell’Erba e Cristiano Malgioglio: “È stato interessante vedere come mi hanno interpretato. Mi hanno aiutato a capire me stessa, a vedere da vicino certi miei comportamenti. È stata una sorta di terapia. Due brani portano anche la mia firma, ma è poca roba, io scrivo cose molto diverse, sono malinconica e non voglio per forza fare una cazzata solo perché è mia”. A proposito di Malgioglio, per te ha riscritto un brano di Salvador Sobral (“Amar pelos dos”, il brano con cui ha trionfato all’Eurovision del 2017) “Amarsi in due”: “Il suo essere più intimo è di una profondità e una sofferenza che mi lascia senza parole… è come il clown tra virgolette. Ha speso la sua profondità, mi ha riportato alla femminilità di Mina quando cantava ‘adesso arriva lui…’ Abbiamo inciso la prima versione, piano e voce e mi sono emozionata. Bravo Cristiano”. Superati anche i momenti di sconforto che in passato le avevano fatta dire che avrebbe smesso con la musica: “L’ho detto e mi succede ancora di pensarlo: almeno due volte al giorno. Ma a chi non capita di avere momenti di cedimento? La forza è rialzarsi e continuare. Nascondere le proprie fragilità è disumano”. Qualcosa infatti è davvero cambiato: “Mi sentivo sempre quella che non andava bene, ho scoperto che in realtà se accetti le diversità, tutto diventa più bello. Se sei allergico al lattosio non puoi bere il latte, così ora tendo ad allontanare quello che mi fa male. Voglio essere felice, sono sempre stata messa in dubbio fin da bambina. Oggi ho trovato molte soddisfazioni nel rapporto che ho con i miei cagnolini. È un amore così pulito, al di sopra delle parti. Guai a chi me li tocca, vivo per loro. Per Titti e Nino”. Quindi sei cambiata anche in amore? “Prima accettavo qualsiasi cosa pur di essere amata. Adesso no. Non ho più questa smodata ricerca della perfezione. E anche quando non vanno bene le cose ho smesso di pensare che sono io quella sbagliata. Penso di più a quello che ho e non a quello che vorrei. Oggi sono una donna che può scegliere, mi sento fortunata. Quando mi viene un po’ di malinconia penso alle cose belle”. “Il futuro ha bisogno d’amore” è la canzone che la rappresenta di più in questo album: “Nel ritornello dico quello che penso, tutti abbiamo bisogno di una ragione per andare avanti. Vivere è bellissimo ma non è facilissimo. È un pezzo molto popolare, dentro ci sono le voci dei miei genitori: c’è mio padre che mi dice ‘Sei il cuore mio’, mia madre che mi dice ‘Sei il primo battito del mio cuore. Mi emoziona tantissimo”.

 

 

Nel disco affronta anche il tema dell’omosessualità, due donne che si innamorano e poi c’è ‘Minidonna’: “Minidonna è brano divertente che rappresenta la fluidità dell’amore, c’è una sessualità indefinita, mi piace la strategia di conquista: mettere una minigonna per fare un minidanno. Non credo nelle etichette. Credo nella libertà di essere noi stessi, soprattutto in amore e canto di una persona dalla sessualità indefinita che desidera essere una minidonna con la minigonna per trarre in inganno un uomo che non è poi questo granché, ma le piace tanto. Ne gli ‘Amanti sono pazzi’ racconto come sia bello che l’amore non abbia né sesso né confini, come quello tra due donne”. Per la prima volta Arisa porta i suoi live nei club a partire dal 26 marzo: “Non l’ho mai fatto, è una cosa da giovani, ho sempre pensato che la gente dovesse starsene comodamente seduta, ma sperimentiamo…”. Così il ricordo vola alla prima volta che è salita su un palco: “Penso spesso a come ero io, a come vedevo le mie scarpe salire sulle scale”. Quelle scarpe che la porteranno ancora molto lontano.

 

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