George Clooney
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George Clooney

 Al Dottor Ross di ER., George Clooney deve molto.
«È un ruolo di cui vado fiero. Sono orgoglioso di aver girato quella serie,
è stato un grande successo in una tv che stava cominciando a cambiare».

 

tratto da IperSoap Magazine n. 7 luglio 2019 p. 40, a cura di  Cloe D. Betti

 

Su HBO c’erano i Sopranos, Netflix era di là da venire e George era un attore bello e anche abbastanza bravo: sono passati 25 anni da allora, nel frattempo l’affascinante George si è trasformato nel Clooney regista, produttore, attivista politico, impegnato nel sociale, marito innamorato e padre modello. E in tanti si chiedono se il suo prossimo salto sarà nella politica, visto il suo impegno costante contro le decisioni del suo Presidente Donald Trump. «No non entro in politica, non credo che sia il posto per me, ho altri talenti – assicura – Nel mio mestiere non sono costretto a raggiungere compromessi come fanno i politici. Non mi interessa. È sicuramente un momento molto teso nel modo, tanti politici stanno scivolando verso posizioni autoritarie, per questo dobbiamo controllare continuamente e voi della stampa fate un ottimo lavoro in questo senso ed è importante che continuiate a farlo. Ma io sono un ottimista e penso che prima e poi le cose cambieranno: speriamo che nelle prossime elezioni politiche le cose cambino in maniera diametralmente opposta a oggi». Nell’attesa, Clooney ha interpretato, diretto e prodotto “Catch-22”, la serie in sei episodi, andata in onda su Sky Atlantic, tratta dal romanzo omonimo antimilitarista di Joseph Heller del 1961.

 

Catch-22

 

Sei puntate in cui l’ironia era appesa al filo della morte, tra la luce gialla della Sicilia, dove era di stanza un gruppo di soldati americani, impegnati a combattere i tedeschi nella Seconda guerra mondiale e il sogno di uno di loro: diventare pazzo. L’unico modo per tornare a casa. «Quella storia è stata scritta durante la guerra in Corea, si riferisce alla Seconda Guerra Mondiale ed è uscita durante la guerra del Vietnam, quindi è un qualcosa senza tempo, che parla della guerra in modo universale attuale, anche se oggi il sentimento antimilitarista è meno presente, perché negli Stati Uniti come in altri Paesi c’è un esercito di volontari e non più la leva obbligatoria – spiega Clooney – Ma non è mai il momento sbagliato per parlare di questi argomenti. Questo è un tempo molto nervoso, bisogna sempre prestare attenzione a quello che succede intorno a noi e il libro di Heller è un testo senza tempo, una satira della guerra». Una satira in cui si è calato lo stesso Clooney, che per sé ha voluto ritagliare il ruolo del folle e isterico tenente Scheisskopf che in tedesco significa letteralmente “testa di caz..”. «Appena ho letto quel nome e sappiamo tutti cosa vuol dire ho capito che sarebbe stato il ruolo perfetto per me – sorride Clooney – Era una parte giusta, potevo urlare alle persone, che alla fine è sempre qualcosa di terapeutico».

 

Catch

 

Felice di tornare alla tv, l’attore americano confessa che oggi il mondo del piccolo schermo è completamente cambiato. «Negli ultimi cinque anni la tv e lo streaming hanno trasformato totalmente il modo in cui registi e attori possono lavorare, offrendo grandissime opportunità Io ho girato il film “Good Night and good luck” con la Warner con appena 6 milioni e mezzo di dollari, oggi sarebbe impensabile, è sempre più complicato girare film a basso budget, però si può lavorare con la tv via streaming dove c’è spazio per tutti. Ha aiutato moltissimo a raccontare un tipo di storie che a me piace molto». Gentile, garbato, sorridente, Clooney, arrivato a maggio a Roma con la moglie Amal, proprio per promuovere Catch-22, ha ben poco della star hollywoodiana: non si muove senza la famiglia al seguito, si concede sempre a selfie e autografi, risponde a ogni domanda con il sorriso e si riserva una battuta di spirito. Sempre che l’argomento lo permetta. Paladino di tante cause legate al sociale, Clooney è da sempre innamorato del’Italia, dove viene non solo in vacanza, ma anche per lavoro, visto che per girare le scene da guerra del film di Sky ha scelto la Sardegna. «Ma giuro che non ho comprato una villa anche lì», sorride.

 

 

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