No Water No Life
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No Water No Life

In un mondo dove basta compiere qualcosa che superi di poco la normalità per
essere paragonati a dei «supereroi», c’è chi invece lontano dai riflettori oltre a
rivelarsi un vero superatleta, decide anche di abbinare un’impresa sportiva alla
raccolta fondi per realizzare pozzi d’acqua potabile per dissetare gli abitanti di
una delle zone più povere della terra.

 

tratto da IperSoap Magazine n. 8 agosto 2019 p. 73, a cura di  Stefano Guidoni

 

Si tratta di tre amici ultramaratoneti che si erano stretti la mano per la prima volta nel deserto, dove hanno condiviso momenti unici e indimenticabili, tant’è che lo scorso aprile hanno voluto suggellare quella splendida amicizia partecipando insieme alla “Marathon des sables”, la gara estrema a tappe più famosa al mondo disputata per la trentaquattresima volta in Marocco nel deserto del Sahara. Sono il massese Nicola Ciani, il varesino Mario Paonessa e il libanese Moustapha Ahmad, che attraverso l’associazione lombarda “Charity in the world” di Raffaele Brattoli, hanno raggiunto e anche superato l’obiettivo che si erano prefissi; quello di raccogliere i fondi necessari per realizzare non uno, come sperato in partenza, bensì due pozzi d’acqua potabile in Togo nell’Africa occidentale. Ma com’è stato possibile portare a termine questa vera e propria impresa? «Promuovendo il nostro progetto “No Water No Life” tramite una campagna di crowdfunding – spiega il presidente della Onlus di Saronno – i nostri atleti hanno attribuito un significato diverso a una sfida estrema, correndo in team per una causa benefica e confidando nella sensibilità e nel supporto di amici, conoscenti e sconosciuti, i quali, certi delle loro capacità condite ad una determinazione non comune, hanno fatto del bene donando una qualsiasi cifra, anche solo pochi euro, per ogni chilometro percorso». Un sostegno sia psicologico che concreto che ha raddoppiato la motivazione degli ultramaratoneti, trasformando quello che in partenza era solo un sogno, in realtà.

 

Paonessa_

 

Missione benefica “Marathon des sables” compiuta e non solo a livello sportivo terminando il durissimo percorso di oltre 240 chilometri di maratona di una delle corse più impegnative e affascinanti del pianeta ma anche riuscendo nella raccolta dei fondi. «Siamo partiti per raccogliere 7mila euro – ricorda soddisfatto Nicola Ciani, 48 anni imprenditore del settore lapideo – alla fine ne abbiamo totalizzate più di 10mila». Per lui è stata la sesta maratona di questo genere ma la prima collegata a un progetto benefico.                             Oltre 800 i partecipanti provenienti da cinquanta Paesi, insieme all’instancabile mascotte ribattezzata «Cactus», il cane che ha percorso tutte e sei le tappe passo dopo passo con gli atleti.

 

Mascotte_

 

Al traguardo il trio italo libanese ha ottenuto un ottimo nono posto nella classifica a squadre, nonostante gli infortuni e le condizioni climatiche con temperature che hanno sfiorato i 50 gradi all’ombra, con consistenti sbalzi termici nelle ore notturne. La gara si è svolta in totale autosufficienza, ogni atleta ha portato con se cibo e bevande, materiale medico obbligatorio e kit di sopravvivenza, ovvero, telo termico, fischietto, specchietto, bussola, pompa antiveleno e tutto il necessario per correre e sopravvivere nel deserto. «Anche l’acqua era contingentata – sottolinea Moustapha Ahmad, 41 anni broker assicurativo alla sua quinta maratona – e in questi momenti, ancora di più, è possibile rendersi conto di quanto sia importante e talvolta vitale anche una semplice goccia d’acqua e di quanta ne sprechiamo nel confort della nostra quotidianità». Circa un centinaio coloro che hanno sostenuto la campagna di crowdfunding a cui è andato il grazie degli atleti e dell’associazione, per aver creduto e sostenuto il progetto.

 

Ciani-Nicola_

 

«Ai donatori è andata una ricompensa puramente simbolica – spiega Mario Paonessa, 49 anni di professione spazzacamino, anch’egli alla sesta maratona – maglie della gara, pettorali, bracciali, t-shirt dell’associazione e altro ancora». Il trio ultramaratoneta non professionista che considerando solo i deserti ha corso in totale oltre 3mila chilometri in quattro continenti diversi, si allena nei ritagli di tempo perché prepararsi per queste gare richiede un grande sacrificio e tanta motivazione ma l’idea di correre per realizzare pozzi d’acqua potabile li ha spinti a non risparmiarsi, dando tutto a partire dallo scorso inverno fino alla settimana di gara. Un progetto quello “No Water No Life” che si è concretizzato pochi giorni fa quando il team si è recato nel continente africano, questa volta non per correre una gara già disputata con successo ma per toccare con mano i due pozzi d’acqua e affiggere la targa “Charity in the world”. La missione durante la quale è stato donato anche un container carico di vestiti, giochi per i bambini e medicinali, è stata filmata e trasmessa a beneficio di tutti coloro che hanno contribuito alla sua buona riuscita.

 

Ahmad_

 

«Abbiamo portato a termine questa esperienza estremamente arricchiti – hanno detto i protagonisti – quando ci si avvicina al mondo della beneficienza è emozionante riscontrare come ci siano persone con una sensibilità e una generosità che nella vita quotidiana si riscontrano raramente».

 

 

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