Stefano Accorsi
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Stefano Accorsi

 

A Leonardo Notte ha dedicato quasi dieci anni di vita.
E grazie a Leonardo Notte ha conosciuto sua moglie Bianca.
Non un ruolo qualsiasi. Ma il ruolo…

 

tratto da IperSoap Magazine n. 11 novembre 2019 p. 38, a cura di  Cloe D. Betti

 

 

…Quello che ti cambia la vita, quello che per un attore non è semplice mestiere, uno dei tanti ciak e via, ma un cammino di vita. A cui però, a un certo punto, si deve dire per forza addio. E non è stato facile per Stefano Accorsi salutare il suo Leonardo Notte, protagonista della trilogia di Sky, cominciata con 1992 e arrivata fino all’ultimo capitolo, 1994, che chiude il cerchio di quegli anni fondamentali della nostra storia politica. Anni di cambiamento, di passaggio della prima alla seconda Repubblica, dell’ingresso in politica di Silvio Berlusconi, del successo della Lega Nord di Umberto Bossi, della guerra tra il Pool di magistrati di Mani Pulite, guidato da Antonio Di Pietro, e il cavaliere. Anni che sono tornati protagonisti nelle otto puntate di 1994, le serie di Sky Atlantic in cui Accorsi è ancora Leonardo Notte, l’uomo-ombra di Silvio Berlusconi, scaltro e senza scrupoli.

 

1994_

 

Un personaggio cui ha prestato anima e volto, che lui stesso ha ideato più di dieci anni fa, perché stupito del fatto che nessuno avesse trattato la materia incandescente di Tangentopoli in una serie televisiva. «Volevo raccontare gli uomini che avevo fatto il Paese dove ormai vivo da 20 anni». Ed è interpretando Leo che Stefano ha conosciuto la moglie Bianca, che nella prima stagione, 1992, aveva il ruolo di una giovane pronta a sedurlo.
E ora che i due sono marito e moglie e hanno un figlio, anche la parabola di Leonardo può dirsi compiuta. «Mi dispiace moltissimo lasciare andare Leonardo Notte – ha confessato Accorsi – È un personaggio liberatorio da fare, un uomo che per ottenere quello che vuole fa quello che ritiene necessario, senza scrupoli né freni morali. In certe occasioni dice quello che pensa in modo brutale e questo è molto liberatorio per un
attore. Mi è piaciuta molto la sua dimensione segreta in 1992, come il fatto che in 1994, esca dall’ombra e cominci finalmente a vivere alla luce del sole». Lasciato nel lontano passato il giovane protagonista che in uno spot di un gelato avvisava che “du gust is megl che uan”, frase entrata negli annali del cinema, Stefano Accorsi ha attraversato piccolo e grande schermo, senza mai rinunciare al teatro. Il personaggio che
al cinema l’ha più coinvolto è stato Loris, il pilota di “Veloce come il vento”. «ll film era ispirato a una storia vera di un pilota geniale che non è riuscito a liberarsi dalla dipendenza della droga – ha ricordato – In tutti noi c’è un lato oscuro. La disponibilità emotiva richiesta era alta». Ma raccontare un pezzo di storia politica del nostro paese con la trilogia di Sky è stato qualcosa di più importante. «Non abbiamo raccontato solo la politica, ma anche come in quegli anni i media siano entrati in modo così prepotente in politica – ha ricordato l’attore – Ne è stato fatto un uso spregiudicato e provocatorio da parte della politica, fin dalla campagna elettorale, completamente diverso rispetto al presente in cui i social hanno dimostrato che non c’è più alcun filtro comunicativo tra la politica e il popolo. Ci sono molti elementi in comune tra la politica di
quegli anni e oggi. La gente continua a scrivere che tutto è rimasto uguale e dopo gli ultimi fatti politici i commenti sono sempre gli stessi».

 

Stefano_

 

Affascinato più da ruoli perdenti, che vincenti, Accorsi ha confessato di aver amato molto il film “Reds”, con Jack Nicholson e Warren Beatty. «C’è una scena di quel film in cui il leader, Beatty, dimostra di rimanere tale nonostante la sua donna lo abbia tradito con l’altro, interpretato da Nicholson. E proprio quando arriva la scena definitiva, quella in cui i due parlano e Nicholson dovrebbe rivelargli la verità, lui non ci riesce per rispetto – ha spiegato l’attore – Quel film racconta bene le fragilità maschili e allo stesso tempo mi ha fatto rivedere il concetto di vincente». Quanto al futuro, se mai dovesse tornare a vestire i panni di un politico, Accorsi non ha dubbi: «Mi lascerei crescere la barba e dovrei prendere
qualche chilo. Credo si capisca di quale politico parliamo».

 

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