Renato Zero

Renato Zero

 

Zero e il folle? Non è facile averli insieme. “Zero era diventato troppo
invadente, ma ormai dormono nello stesso letto”. Sintetizza così
Renato Zero il nuovo album “Zero il folle” uscito ad ottobre.

 

tratto da IperSoap Magazine n. 12 dicembre 2019 p. 38, a cura di  Cloe D. Betti

 

 

“Il filo conduttore questa volta sono io con questa mia eccentricità – spiega Renato – con questa voglia di utilizzare la follia come strumento di sollecitazione, di stimolazione. Quindi tutto ciò che passa attraverso questi orecchi e questi occhi viene trasferito poi su una pagina bianca e su un registratore”. La nuova “follia” è un disco che dialoga. È un viaggio, una necessità personale di dare voce a “certe problematiche perchè fino a un certo punto, certi problemi cantati in passato non riflettevano una urgenza così imminente, in questo preciso momento storico ci troviamo di fronte a delle scelte radicali, fondamentali, e questo significa che anche l’artista si deve prendere i suoi impegni e deve cercare a suo modo di partecipare a questa possibilità di riacquisire una certa maturità, un equilibrio e soprattutto dialogare”.
L’artista, con oltre 50 anni di carriera, oltre 500 canzoni e più di 45 milioni di dischi venduti, continua a stupire e rinnovarsi. “Qualcuno prima o poi – racconta Zero – avrebbe dovuto riaccendere il sacro fuoco della follia! Una follia bella. Sana. Contagiosa! In un mondo non più tondo. Ma troppo quadrato ed impostato. Troppo prevedibile e quindi, privo di sorprese e di cambiamenti significativi. Io sono folle dal 30 Settembre del 1950. E da allora non ho mai smesso di esercitare la professione. Grazie anticipatamente a chi mi offrirà ancora stupore e nuovi spunti per il mio diario di bordo. A chi insomma, riaccenderà la ‘miccia’. La rivoluzione è possibile e necessaria ogni santo giorno. Le mie canzoni sono rumorose da sempre… Sono certo perciò che il mondo grazie a quelli come noi ritornerà a girare con fantasia ed eccentricità! E fissatevelo bene in mente: la vita bacia i folli!”. Della stravaganza Renato ha fatto il suo biglietto da visita, fin dai primi tempi, quando a 15 anni girava per le vie di Roma con Loredana Bertè e Mia Martini con piume di struzzo in cerca di fortuna: “Piume di struzzo e paillettes mi hanno tolto dal grigiore di mio padre, che voleva fare il tenore, ma non lo è mai diventato. Io ho un difetto: sono sempre stato avanti di 30 anni. E penso a Lindsay Kemp, Paolo Poli, Mozart, Lady Gaga. Penso a Gesù: oggi sarebbe tale e quale ad allora. Ci si nasce stravaganti, genio e sregolatezza”.

 

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Tredici tracce registrate a Londra (prodotto e arrangiato da Trevor Horn, produttore di Paul McCartney, Rod Stewart e Robbie Williams), dalle sonorità di ampio respiro dove chitarre e assoli non mancano, con 4 “folli” cover che vanno a comporre “Zero”. Quattro immagini che, insieme, rappresentano visivamente il disco, con la creatività e, appunto, la follia . Nel disco (nel quale ha chiamato a suonare gli ex Dire Straits Alan
Clark e Phil Palmer, Ash Soan, Luis Jardim) non mancano le critiche alla società dell’apparire più che dell’essere, come in “Mai più da soli”. “C’è una propaganda all’esposizione, a offrirsi. C’è competizione insana a voler somigliare e superare Sara Ferragni. Ah, si chiama Chiara? Vedete che vuol dire non frequentare i social? Noi della jungla non siamo aggiornati”.

 

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Nell’album c’è anche spazio per tematiche che da sempre dividono: dalla vita all’aborto, dalla morte alla condanna delle nuove tecnologie e dei social, dall’ambiente alla fede e poi, naturalmente, l’amore e il perdono.
Nel brano “La Culla è vuota” c’è un affondo contro l’aborto. “Lo condanno quando diventa metodo anticoncezionale, usato al posto del profilattico o della spirale. Non certo quello che le donne affrontano dopo uno stupro”. Un pezzo che va di pari passo con “Un uomo è”: “In giro ci sono tanti maschi, ma pochi uomini… come in Parlamento. La società va rifondata dalle basi. Dalla famiglia”.
E poi l’ambiente: “Da romano, mi guardo intorno e mi rendo conto di come il disagio, la sporcizia, le buche intacchino non solo la nostra salute fisica ma anche quella mentale, il nostro umore. Ho scritto Il Cielo, ma il mio cielo non era questo. Gli acquazzoni servivano a pulire anche quello che non pulisce la Raggi”. Zero affronta anche il caso della piccola Greta: “Non trovo scandaloso come fanno alcuni che dica di non voler morire intossicata. Non stiamo in poltrona a giudicare”.
Mentre “In Quattro passi nel blu” la protagonista è la morte. “È un omaggio dovuto agli amici che non ci sono più: a Lucio Dalla, Ivan Graziani, Mango. Io li indosso tutti i giorni, sono stati messaggeri di complicità e stimolazione, oggi che non li ho, li rappresento in questo disco. Io, peccatore eccellente, non mi aspetto grandi cose dal piano superiore”. Un pensiero è sempre rivolto ai suoi sorcini e non che non l’hanno mai abbandonato: “Sono io che devo ringraziare il pubblico per avermi permesso di non allontanarmi dalla mia passione”.
Ma Renato ci tiene anche a festeggiare Zero, ora che ha fatto pace con il suo alter ego: “Per avermi strappato a 15 anni dalla noia, per avermi infuso il desiderio di cambiare vita. La nostra, quella di Renato e di Zero, è stata una convivenza contrastata. Zero ad un certo punto era diventato troppo invadente, l’ho dovuto rimettere a posto. Ormai dormiamo nello stesso letto e usiamo lo stesso rasoio. Ma è un bene che ci siano conflitti dentro di noi. Essere appagati sarebbe un vivere monocorde e insignificante. È una vita che ci frequentiamo, ma non giurerei sulle sue scelte”.

 

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Dal primo novembre è partito il tour nei palazzetti di tutta Italia: “Sarà uno spettacolo d’arte varia. Come potrebbe essere diversamente per Zero il folle?”. Tredici date nei palazzetti sono già sold out. Tutte esaurite le sei date di Roma, così come le due di Firenze. Ma fino al prossimo 26 gennaio i sorcini di tutta la penisola potranno raggiungere il loro idolo nei palasport in giro per lo Stivale.

 

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