Pet Therapy
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Pet Therapy

 

L’ultima storia a lieto fine per capire la vera essenza del rapporto che lega l’uomo e il cane è quella
dell’anziano signore colpito da un ictus cerebrale e ricoverato all’ospedale di Santa Maria
Nuova, a Firenze. Steso sul letto l’uomo non parla più. Non ci riesce, eppure i dati della risonanza magnetica
dicono che l’ictus non doveva aver compromesso la capacità di parola. Inspiegabile, ma vero.
Tutti i tentativi si rivelano inutili e a suo figlio viene l’idea e chiede al personale medico
dell’ospedale la possibilità di organizzare al padre una visita speciale: quella della sua cagnolina
Phoebe, sua inseparabile amica.

 

tratto da IperSoap Magazine n. 1 gennaio 2020 p. 30, a cura di  Anna Greco

 

 

L’incontro non era semplice, si dovevano organizzare un po’ di cose e predisporre il reparto anche secondo le procedure previste di igiene e sicurezza, sia a tutela del paziente sia degli altri malati. Ma i medici hanno voluto giocare la carta. Hanno dato il consenso e la piccola Phoebe è stata portata in ospedale, al capezzale del suo padrone che non vedeva dal giorno del ricovero. Non ci è voluto molto perché accadesse il miracolo: l’anziano e la cagnolina si sono guardati e tra l’incredulità generale l’uomo ha pronunciato la sua prima parola da quando l’ictus lo aveva colpito. Le è bastato vedere la sua Phoebe e qualcosa si è sbloccato, la parola è tornata e insieme forse anche la voglia e la forza di reagire.

 

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Ma quello che è accaduto non è poi così strano. Da moltissimi anni psicologi, neurologi e altri ricercatori hanno studiato il fenomeno con sperimentazioni, analisi e studi specifici sull’influenza che possano avere gli animali nella gestione di alcune malattie fisiche e mentali. I risultati sono sempre stati positivi e incoraggianti a tal punto che si è arrivati a teorizzare la cosiddetta pet therapy, che, sia chiaro, non è una terapia a sé, ma rappresenta un un percorso di cura portato avanti assieme alle terapie tradizionali, non in sostituzione. Può essere impiegata con i pazienti di qualsiasi età. La sua funzione nella maggior parte dei casi è quella di rafforzare il rapporto tra malato, animale e il medico che si occupa della cura farmacologica.
E le storie che ne dimostrano l’efficacia sono tantissime e tutte molto toccanti.
Come quella della studentessa di Livorno con difficoltà a parlare in pubblico, che è riuscita a superare la prova orale dell’esame di maturità insieme a Wall-e il golden retrive che l’ha “sostenuta”, con la sua fedele e incoraggiante presenza.

Il rapporto tra il cane è l’uomo si sa, è speciale e chiunque abbia mai avuto un pelosetto a quattro zampe può testimoniare che a Fido manca solo la parola. E questo non è un monotono refrain, ma è la pura verità. Talvolta basta guardarlo negli occhi o cambiare il tono della voce e il nostro amico capisce al volo. E che dire di quando il cane capisce subito i nostri stati emotivi? Se siamo tristi, se ci stiamo preparando per
uscire o se siamo nervosi. Anche per questo riescono ad essere dei compagni insuperabili nella vita di sempre, indipendentemente dalla loro capacità di aiutare l’uomo ad uscire dalle malattie. Per i bambini, per esempio, i cani sono presenze importanti nel loro percorso di crescita e si dimostrano dei veri e insostituibili compagni di gioco.

 

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A sostegno di queste affermazioni negli anni si sono susseguiti studi che certificano l’importanza di avere un Fido accanto a noi. C’è una ricerca, condotta da ricercatori dell’Università di Catania in collaborazione con il dipartimento di Medicina cardiovascolare della Mayo Clinic di
Rochester (Usa) e dall’ospedale universitario Sant’Anna di Brno, in Repubblica Ceca, che addirittura afferma che avere un cane fa bene alla
salute del cuore perché ci costringerebbe a passeggiate giornaliere, in più momenti al giorno o talvolta vere e proprie corse immersi nel verde o sulla spiaggia d’inverno. Quindi hanno più possibilità e più stimoli di fare attività fisica a beneficio di cuore e mente.
Nella città Ceka di Brno da gennaio 2013 a dicembre 2014 sono state esaminate duemila persone e lo studio ha dimostrato un legame tra possedere un cane e la salute del cuore, confermando, di fatto, quanto già osservato dall’American Heart Association sulla riduzione del rischio di malattie cardiovascolari.

Un legame quello tra uomo e cane positivo anche per la mente, come pure per i rapporti sociali che sarebbe migliori, diminuendo tutti i malesseri legati e determinati dalla solitudine di cui sono vittima soprattutto gli anziani: il Rapporto senior Italia FederAnziani su «Over 65 e Animali da compagnia» rivela che nel triennio 2015-2017 la percentuale di proprietari tra i senior è aumentata dal 39% al 55%, e di questi il 68% dichiara con sicurezza che la compagnia del proprio animale influenza molto il proprio benessere fisico e mentale.

Il nostro paese ha da subito dimostrato grande sensibilità all’impiego della pet therapy. Nel 2016 il Ministero della Salute ha pubblicato il Piano Nazionale Integrato 2015-2018 sugli (IAA) Interventi assistiti con gli animali, ribadendo l’importanza di promuovere e potenziare i vari interventi e collaborazioni nella pet therapy. I documenti stabiliscono regole omogenee sul territorio nazionale definendo gli standard di qualità per la corretta applicazione degli IAA e obbligano le organizzazioni alla pubblicazione annuale di dati riguardanti metodiche e risultati. Oggi gli Interventi Assistiti con gli Animali sono diffusi in tutta Italia con una maggiore prevalenza nel centro Nord e trovano ampia applicazione in molti e diversi settori socio-assistenziali, tra cui case di riposo, ospedali, comunità di recupero, centri socio-educativi e riabilitativi, carceri, comunità per minori, scuole e centri di aggregazione.

 

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