Migranti Italiani
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Migranti Italiani

 

Sono di più gli italiani che escono che gli africani che arrivano in Italia. Una maggioranza silenziosa
di studenti giovani, generalmente di buona famiglia, con una laurea in tasca, istruiti, che lasciano il Bel
paese e si costruiscono il futuro altrove.

 

tratto da IperSoap Magazine n. 2 febbraio 2020 p. 36, a cura di  Lara Venè

 

 

Non è il solito “pour parler”. Sono i numeri scritti nero su bianco nell’ultimo rapporto Istat sulle iscrizioni e cancellazioni anagrafiche 2018. Una
notizia triste, molto triste, che rivela la scarsa fiducia degli italiani nei confronti del proprio paese.E non solo loro. Perché i numeri ci dicono che dall’Italia se ne vanno o non arrivano neppure gli stranieri, a causa della scarsa motivazione a rimanere e delle poche opportunità offerte.

L’Istituto di rilevazione nazionale ha analizzato gli ingressi e le uscite dal territorio italiano nel 2018: 116.732 connazionali (oltre la metà dei quali diplomati e per un quarto laureati) hanno lasciato il paese, quasi il 2% in più rispetto al 2017. Con loro se ne sono andati anche 40.000 stranieri. Ad emigrare di più sono i lombardi (in Lombardia si sono registrate 22.000 cancellazioni anagrafiche). Seguono poi Veneto e Sicilia (con 11.000 cancellazioni e poi Lazio (10.000) e Piemonte (9000).

Le città da cui si va più via
La cosa che forse stupisce di più è che, a un maggior dettaglio territoriale, le statistiche dell’Istat ci dicono che i flussi di cittadini italiani diretti verso l’estero provengono principalmente dalle prime quattro città metropolitane per ampiezza demografica: Roma (8 mila), Milano (6,5 mila),
Torino (4 mila) e Napoli (3,5 mila).

Se ne vanno i giovani
Gli emigrati italiani sono giovani: quasi tre cittadini italiani su quattro trasferitisi all’estero hanno 25 anni o più: sono poco più di 84 mila (72% del totale degli espatriati).

 

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E sono diplomati o laureati
I giovani che se ne vanno, ragazze ragazzi che sono andati a scuola in Italia, nella maggior parte dei casi sono diplomati e laureati. Considerando il livello di istruzione posseduto al momento della partenza, nel 2018 più della metà dei cittadini italiani che si sono trasferiti all’estero (53%) è in possesso di un titolo di studio medio-alto: si tratta di circa 33 mila diplomati e 29 mila laureati. Un popolo di istruiti in fuga che cresce, se si considera che rispetto all’anno precedente il numero dei diplomati e laureati emigrati sono in aumento (rispettivamente +1% e +6%). Mentre l’incremento sale spaventosamente se si allarga lo spettro temporale. Rispetto a cinque anni prima, infatti, gli emigrati con titolo di studio medio-alto crescono del 45%.

 

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Dove vanno
Le mete preferite degli italiani che espatriano sono: il Regno Unito che con i suoi 21.000 arrivi rimane il paese maggiormente scelto dagli italiani, seguito dalla Germania con 18.000 arrivi e dalla Francia con 14.000, seguono Svizzera con 10.000 e Spagna con 7.000. In questi cinque paesi si concentra complessivamente il 60% di concittadini che lasciano l’Italia. Tra i paesi extraeuropei, le principali mete di destinazione sono: Brasile, Stati Uniti, Australia e Canada (nel complesso 18 mila).

È un trend che peggiora
L’ultima indagine dell’Istat non fa che confermare un trend sull’emigrazione italiana che prosegue da anni. Sempre i numeri ci dicono che in 10 anni l’italia ha assistito all’emigrazione di 816.000 lavoratori di cui 182.000 laureati.

La causa, stando all’indagine Istat, «è da attribuire in parte alle difficoltà del nostro mercato del lavoro, soprattutto per i giovani e le donne e, presumibilmente, anche al mutato atteggiamento nei confronti del vivere in un altro Paese – proprio delle generazioni nate e cresciute in epoca di globalizzazione – che induce i giovani più qualificati a investire con maggior facilità il proprio talento nei Paesi esteri in cui sono maggiori le opportunità di carriera e di retribuzione».

 

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Più emigrati che immigrati africani
Ma la vera novità che arriva con una buona dose di meraviglia sono i dati sugli arrivi degli stranieri. L’Istat registra anche il il calo delle iscrizioni anagrafiche dall’estero, scese a quota 332 mila (46 mila i rimpatri italiani e 286 mila le prime iscrizioni di stranieri).
Totale: -3,2% sul 2017.
Di questi il calo di immigrati provenienti dal continente africano è del 17%, primo segno negativo dal 2014.

 

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