Diodato
Diodato_cover

Diodato

 

“Non credo di essere mai stato così tanto me stesso, d’essere mai stato
in grado di mettere così a fuoco il mio vissuto e tutte le sensazioni
che mi hanno portato a dare questo titolo prima a una canzone e
poi a questo album. – dice Diodato – Ero pronto a condividere, a
raccontare questa condizione di perenne viaggiatore, navigante
felicemente disperso, di osservatore talvolta malinconico, talvolta
disincantato, di eterno bambino innamorato di questa giostra folle”.

 

tratto da IperSoap Magazine n. 3 marzo 2020  p. 40,  a cura di  Santo Pirrotta

 

 

 

A due anni di distanza da “Cosa siamo diventati” Diodato torna – dopo la vittoria al Festival di Sanremo 2020 con il brano “Fai rumore” – con “Che Vita Meravigliosa”. Una fotografia realista fatta di passioni e fragilità, amori, solitudini, cadute e rinascite. Il nuovo lavoro di Antonio si contraddistingue anche per uno sguardo attento alla società, ai rapporti tra esseri umani, alle barriere invisibili che caratterizzano il nostro tempo. Perché il cantautore è sempre attenti alla realtà che lo circonda. Lo spirito dell’album è perfettamente rappresentato da una copertina dal sapore fantastico, un’opera di Paolo De Francesco: un disegno di figure retoriche quasi surrealista, dove c’è il conflitto tra l’ambizione di un tutto visibile e la ricerca di una verità nascosta nelle cose e nelle persone. È piena di ritorni alla tracklist: c’è un palazzo – alveare e una piscina di calma apparente che sta per essere sconvolta da un missile, metafora degli accadimenti, del male e del bene che sconvolgono le nostre vite. Sullo sfondo, una fabbrica che richiama nell’immaginazione di Antonio l’Ilva, lo stabilimento siderurgico che ha avvelenato Taranto, città per cui lui stesso si batte assiduamente.
“Userò sempre la mia forza per aiutare i miei amici di Taranto – prosegue – Man mano che crescevo professionalmente ho invitato artisti sempre più importanti e userò sempre i miei amici per avere una grande cassa di risonanza per denunciare la situazione insostenibile di Taranto”.
Già, tutto è partiti da lì: “Ho vissuto a Roma tanti anni e mi sono formato sicuramente lì artisticamente. Ho lavorato per tanti anni e ho fatto di tutto, ho avuto una piccola esperienza all’estero, in Svezia, sono tornato a Roma e poi da qualche anno sono a Milano. Ma Taranto è il mio punto di riferimento”.
Il viaggio di Diodato parte da “Che vita meravigliosa”, brano manifesto di questo album, inno alla vita, alla gioia e ai dolori che accomunano gli esseri umani. Il brano fa parte della colonna sonora de “La Dea Fortuna”, il nuovo film di Ferzan Ozpetek, acclamato da pubblico e critica.

 

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Ma cosa rende la vita meravigliosa “Probabilmente viverla davvero, o almeno provarci. Sono stato per molto tempo dietro una sorta di barriera di vetro a cercare di non farmi contaminare. Poi ho sentito l’esigenza di romperla e di sporcarmi. Credo che ogni volta che decidiamo di aprirci, di fare entrare qualcuno o qualcosa dentro di noi, credo che quella sia una grande occasione e che la vita in qualche modo ti premi e si possa arrivare a dire “che vita meravigliosa”.
L’album è composto da 11 brani e rappresenta un’ulteriore evoluzione nella ricerca del suono e nella scrittura che si fa ancor più asciutta e diretta.
“Il filo conduttore sono io – sottolinea – C’è il mio sguardo romantico ma anche quello più disincantato, più cinico. E poi c’è la società, quello che mi circonda. Volevo che ci fosse tutto. Ho sempre amato gli album molto vari, come il “White Album” dei Beatles. C’è tutta la mia voglia di fare musica.
La tracklist continua con la connessione intima e profonda di “La lascio a voi questa domenica”, la cui sorte del protagonista suicida sotto un treno non scalfisce i passeggeri annoiati. Annullamento, rassegnazione ma anche e soprattutto consapevolezza di un “noi” giunto alla fine ma che è capace di sopravvivere in un altrove, sono dentro “Fino a farci scomparire”.
La bellezza tanto precaria quanto sana e superficiale di un legame che è meglio non inizi mai è in “Ciao, ci vediamo”, la stanchezza e la delusione di un sentimento in passato fortissimo, che oggi però si trascina in un vortice di frustrazione nelle note ritmate di “Non ti amo più”, i ricordi che tornano a vivere nella nostra memoria, immagini potenti ed evocative nel ricordo presente lasciato da un amore in “Quello che mi
manca di te”.

 

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Un percorso alla ricerca dell’essenziale invisibile, della consapevolezza della fragilità di fondo degli esseri umani, di cui è possibile rendersi conto osservando la linea continua che esiste tra la nostra interiorità e il mondo che ci circonda, di cui il brano “Alveari” è perfetta espressione. La malinconia di “Solo”, la forza distruttiva interiore che porta alla convinzione che nulla valga veramente la pena, lascia il posto alla positività di “E allora faccio così”, che rappresenta il desiderio di riscossa, la forza di rialzarsi dalle cadute della vita e realizzare i propri progetti.
Fino, naturalmente, a “Fai rumore”, un atto di ribellione che fotografa l’amore nel senso più ampio possibile. È un invito ad abbattere i muri dell’incomunicabilità, a farsi sentire, a non soffocare nel silenzio delle incomprensioni, del non detto, dove muore ogni umanità: “Ho dedicato la vittoria alla mia famiglia, che ha fatto tanto rumore nella mia vita, ho dedicato la vittoria alla mia città in cui bisogna fare rumore a tutti quelli che lottano ogni giorno per una situazione insostenibile”.
Dai piccoli club al grande pubblico: per Diodato è tutto cambiato: “Non ho paura, sono arrivato qui continuando ad essere me stesso. Cosi condividerò questo momento con chi si vuole avvicinare alla mia musica. Arrivo qui dopo anni di gavette, piccoli locali, batoste… ho suonato
in condizioni estreme e ho imparato a capire che anche 8 persone davanti a me andavano rispettate più di quelli che non c’erano. Suonerò per chi ha voglia di venire ai miei concerto. Ho imparato a sorridere, non è caso che l’album si chiami ‘Che vita meravigliosa’….”.

 

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A maggio lo aspetta l’Eurovision: “Sono felice di portare la musica italiana in giro nel Mondo, si deve fare squadra, dobbiamo tornare ad
essere esportatori di musica a livello Internationale.. Abbiamo una forza che come insegnava Modugno è molto riconoscibile, andrò sempre a lavorare all’estero ogni volta che me lo chiederanno…”.

 

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