Attenzione alle Fake News
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Attenzione alle Fake News

 

La parola è nuova, ma la pratica è antica: le fake news altro non sono che le bufale dell’era contemporanea,
ma attenzione, perché sono più insidiose, spesso create ad arte per alimentare le nostre paure e poco riconoscibili.
Al nostro arco però abbiamo qualche freccia per difenderci: riflettere, sospettare e soprattutto non alimentarle.

 

tratto da IperSoap Magazine n. 3 marzo 2020 p. 30, a cura di  Anna Greco

 

 

“Quando parliamo di fake news- spiega la professoressa Nicoletta Vittadini docente di web e social media presso l’Università Cattolica di Milano e direttore del Master Digital Communications Specialist – abbiamo di fronte tre fenomeni. Il primo è quello di notizie parzialmente inventate, tipico dei regimi totalitari che diffondono informazioni funzionali solo alla loro propaganda e a sostegno dei propri governi. Poi ci sono fake news che nascono perché si confonde un opinione o un’osservazione con la realtà e quella diventa una notizia. È il classico esempio della donna musulmana con il volto coperto dal velo, fotografata mentre passeggia con tranquillità e indifferenza sul ponte a Londra, vicino ad uno dei feriti a seguito dell’attentato sul Westminster Bridge nel marzo 2017. La donna cammina, ha gli occhi sul suo smartphone e non si ferma a soccorrere l’uomo steso a terra. In quella foto – spiega Vittadini – è certamente tutto vero: c’è il ferito sdraiato e c’è la donna che cammina, ma la falsità sta nel non aver spiegato il contesto e, quindi, aver fatto nascere una notizia da un’interpretazione di quella scena. Che la donna non sia coinvolta dallo scompiglio intorno all’uomo steso, non è qualcosa di vero, ma è un’opinione che però è diventata una notizia.” “Infine – continua la professoressa – ci sono le notizie figlie di quello che viene chiamato il confirmation bias e cioè l’attitudine cognitiva di interpretare le cose che abbiamo davanti in modo che siano coerenti con la nostra visione del mondo. Ad esempio, se amiamo gli animali ci viene naturale credere a notizie che denuncino il loro impiego nei test di prodotti di consumo anche se non siamo certi che la notizia sia vera, ma è semplicemente la conferma del nostro modo di pensare.”

A pensarci bene, tutti noi, almeno una volta ci siamo imbattuti in una fake news. Generalmente si tratta di informazioni dal tenore sensazionalistico, che promettono cure miracolose o denunciano fatti improbabili, sconvolgimenti imminenti o, nei più macabri e cinici dei casi, annunciano la morte di persone note. Ma se in quest’ultimo caso è più facile verificare se una persona famosa sia deceduta o no, in pochi si prendono la briga di andare a vedere se il fatto di cronaca, che magari ha come protagonista l’extracomunitario che ruba o il politico, corrotto sino veri oppure no.
Eppure siamo noi che possiamo contribuire a smascherare una fake news.

 

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“L’uso dei social favorisce la circolazione delle fake news e tutti sono soggetti portatori di informazioni – spiega la professoressa Vittadini – non è necessario essere dotati di conoscenze specifiche. E questo consente alle fake news di circolare. Ma ci sono due ragioni in particolare perché circolano facilmente. La prima è quella che si diceva secondo cui nella piattaforma social le persone cercano di raccontare e trovare conferma di ciò che già pensano e questo ci spiega anche molto dell’uso che si fa dei social network. L’altra ragione è la disattenzione con cui si naviga in rete. La lettura è veloce e non si presta particolare attenzione a ciò che si legge e soprattutto ciò che si condivide, pensando che non sia poi così importante.”                                                                                                                                                                                                         E questo è un problema serio secondo la professoressa, che al tema dei social ha dedicato il suo ultimo libro “I social media alla soglia della maturità: storia, teorie e temi” edito da Franco Angeli.

Infatti, condividendo le informazioni false, noi, con un nostro semplice click contribuiamo ad alimentarle. Le fake news viaggiano con i nostri like e le nostre condivisioni. “Non dobbiamo sottovalutare – raccomanda Vittadini – le nostre azioni sui social credendo che tutto ciò che facciamo non abbia alcun effetto oppure abbia un effetto solo sulla nostra reputazione. Erroneamente li consideriamo come spazi di puro svago e di intrattenimento invece dovremmo prestare attenzione e quel senso critico che usiamo nei confronti dei media tradizionali dovremmo metterlo in pratica anche nei confronti dei social media. Insomma – evidenzia la professoressa – quando condividiamo ci prendiamo una responsabilità”.

Alla fine, non si deve essere dei detective per scoprire ciò che di falso circola in rete.
Oltre all’attenzione suggerita possiamo mettere in pratica alcuni piccoli e veloci accorgimenti come verificare la data delle fotografie e osservarle per controllare che magari non siano dei fotomontaggi; oppure indagare sulla fonte cercando se quella stessa notizia è confermata altrove; o ancora verificare il profilo di chi pubblica la notizia sospetta.
Insomma, dovremmo farci guidare da una buona dose di senso critico e spirito di approfondimento.
E se impariamo a non prendere tutto per buono quello che ci passa sotto gli occhi, ritagliarci del tempo cercando di verificare, avremmo un po’ di anticorpi in più per non farci sbeffeggiare da chi si prende gioco di noi.
Del resto, come fa notare la professoressa Vittadini: “le fake news non sono solo quelle che vengono calate dall’alto, ma sono anche quelle che circolano in modo orizzontale quindi siamo noi i responsabili della verità”.

 

 

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