I Presidenti della Repubblica Italiana
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I Presidenti della Repubblica Italiana

 

Ogni paese ha i suoi punti di riferimento di identità nazionale.
Noi italiani abbiamo il Presidente della Repubblica: figura di
grande equilibrio e padre nobile. Una presenza discreta ma certa.
Che emerge soprattuto nei grandi momenti di difficoltà.

 

tratto da IperSoap Magazine n. 5 maggio 2020  p. 45,  a cura di  Cloe D. Betti

 

 

Come quello dell’emergenza dovuta al Coronavirus,  che ha costretto il paese a una situazione mai vista prima e nemmeno lontanamente immaginabile. Sergio Mattarella, volto rigoroso e gentile, sorriso mite e occhi schietti, ha preso per mano tutti noi: singoli cittadini e forze politiche. Ha usato parole di incoraggiamento e di speranza. Poi ha fatto altrettanto con le forze politiche, richiamandole alle loro responsabilità e facilitando un dialogo difficile per natura in Italia, e reso ancora più aspro durante i momenti di crisi. Non lo aveva mai fatto prima di questi giorni, ma per la prima volta ha alzato la voce con un’Europa sorda alla possibilità di cambiarsi in meglio.
Un Europa molto burocratica e poco umana, proprio il contrario di come era stata concepita dai suoi padri fondatori.
Ha sentito il bisogno e noi con lui di parlarci più spesso il Presidente Mattarella, stringendo con gli italiani un rapporto di fiducia e di vicinanza reso ancor più forte da quel fuorionda che in pochi secondi ha fatto il giro del web: “Giovanni, neppure io vado più dal barbiere!” ha risposto il Presidente al collaboratore che gli segnalava un ciuffo fuori posto prima di registrare il collegamento per il suo messaggio agli italiani. Una frase che in un’istante lo ha reso uno di noi, privati delle nostre abitudini quotidiane: regole uguali per tutti. E quell’uomo schivo e riservato ha conquistato anche la nostra simpatia. Oltre al consueto rispetto da sempre e in larga maggioranza riservato al Presidente della Repubblica. La figura istituzionale che, salvo qualche raro caso, ha rappresentato e rappresenta l’unico punto fermo nei 74 anni di tribolata storia italiana.

 

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Il primo Presidente della storia é Enrico De Nicola. Eletto capo provvisorio dello Stato dall’Assemblea Costituente il 28 giugno 1946, ricopre la carica dal 1º luglio dello stesso anno al 31 dicembre 1947, con il compito di guidare il periodo di transizione del dopoguerra in cui l’Italia si dà nuove regole democratiche. Sarà Luigi Einaudi, eletto l’11 Maggio 1948, ad inaugurare il primo settennato di presidenza. La guerra è finita da quattro anni e si pensa a costruire l’Europa. Due anni dopo il ministro degli Esteri francese Robert Schuman propone di mettere in comune le risorse europee nella produzione di carbone e acciaio. E’ il “piano Schuman”, che ha l’obiettivo di dare vita ad una unione economica tra gli Stati europei, concretizzando il sogno di Altiero Spinelli. L’Italia è protagonista di quella che da lì a poco sarebbe diventata la Comunità Economica Europea. Ed Einaudi, europeista e liberale, è la figura che per le forze politiche è più indicata a rappresentare il paese in quel periodo.
I Trattati istitutivi della CEE vengono firmati a Roma il 25 marzo del 1957, ma nel frattempo il settennato di Einaudi è terminato e alla Presidenza della Repubblica viene votato Giovanni Gronchi. Sono anni difficili per il giovane e fragile percorso democratico del nostro paese, con le paure e i rischi di tornare indietro.
Ma per fortuna, subito dopo, inizia il decennio dei favolosi anni Sessanta, per l’Italia sono quelli del miracolo economico che, per la verità, ha inizio intorno al 1958. Il Pil cresce ad un tasso del 6,3 % l’anno, si assiste alla crescita dei consumi. Dai frigoriferi alle tv, gli italiani comprano beni durevoli. E poi viaggiano, fanno le vacanza, le presenze negli alberghi raddoppiano. Cominciano a diffondersi le automobili e la Fiat 600 è il simbolo di quel boom di spensieratezza e rinascita. In una cena al Qurinale passata alla storia, il Presidente della Repubblica Antonio Segni (eletto il 7 agosto del 1962) riceve i complimenti da John Fitzgerald Kennedy che il 20 gennaio del 1960 era diventato il 35º presidente degli Stati Uniti. E’ l’estate del 1963 e Kennedy in missione in Europa arriva in Italia e ne apprezza tutta la sua vitalità. Solo quattro mesi dopo, il 22 novembre verrà assassinato a Dallas.
Quella di Antonio Segni è una presidenza molto breve, ma piena di avvenimenti importanti: oltre all’assassinio di Kennedy, il mondo è in apprensione per la crisi missilistica di Cuba, muore Papa Giovanni XXIII mentre l’Italia, sconvolta dalla tragedia del Vajont, l’8 ottobre del 1963 fa i conti con il primo disastro ambientale e umano. Segni si dimette per malattia e nel dicembre del 1964 viene eletto Giuseppe Saragat che rimane in carica fino al 1971.

 

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Intanto, l’entusiasmo degli anni settanta lascia presto il posto alle turbolenze di quello che è passato alla storia come l’autunno caldo, fatto di lotte operaie e rivendicazioni sindacali. Ma è l’anno anche che inaugura il fenomeno del terrorismo con la strage di Piazza Fontana a Milano, dove il 12 dicembre del 1969 una bomba viene fatta esplodere alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, in pieno centro: 17 morti e 88 feriti.
Comincia così la “strategia della tensione”: il 28 maggio 1974 la strage di piazza della Loggia (8 morti), due mesi dopo, il 4 agosto, quella del treno Italicus (12 morti), nel marzo del 1978 viene rapito Aldo Moro, il 2 agosto 1980 la strage di Bologna (85 morti).
In quegli anni l’Italia conosce anche l’austerity, causata dalla “crisi petrolifera” del 1973.
Sono anni duri in cui però gli italiani si sentono al sicuro sotto la “protezione “ del suo Presidente più amato: Sandro Pertini. Eletto nel luglio 1978, Pertini è un personaggio di spicco dell’antifascismo e simbolo di rettitudine e umanità. Le sue azioni e le sue visite entusiasmano un paese che deve assistere agli orrori degli anni di Piombo e agli scandali della P2.
Sono la sua onestà, i suoi modi diretti uniti ad un linguaggio chiaro, amichevole e talvolta poco paludato, a rendere altissima la sua popolarità. E questo gli consente spesso di intervenire direttamente nella vita politica del Paese, rappresentando una novità assoluta per il ruolo di Presidente della Repubblica in Italia, che fino a quel momento svolgeva funzioni definite notarili.
Pertini è uno di noi ed è presente, nei momenti belli e in quelli più tristi, che hanno segnato la vita degli italiani: come non dimenticare la sua presenza ai tentativi di salvataggio del piccolo Alfredino , il bambino di sei anni di Vermicino caduto in un pozzo nel 1981. O la sua esultanza allo stadio Santiago Bernabéu di Madrid nel 1982 per la finale dei Campionati mondiali di calcio.
E ancora, quelle belle immagini che lo ritraggono impegnato nella partita a scopone con gli azzurri nel viaggio di ritorno dai mondiali sull’aereo presidenziale.

 

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Nel 1990 i mondiali si tengono in Italia, ma a vincerli sarà la Germania. Gli anni Novanta nuove stragi scuotono il paese. La mafia colpisce duro e a Capaci, il 23 maggio del 1992, Cosa Nostra uccide il magistrato antimafia Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti della scorta. Due mesi dopo, il 19 luglio, in via D’Amelio a Palermo la stessa sorte tocca a Paolo Borsellino e a 5 agenti della scorta. Nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993 la strage di via dei Georgofili, un altro attentato terroristico compiuto da Cosa nostra: un’autobomba in via dei Georgofili a Firenze, nei pressi della storica Galleria degli Uffizi viene fatta esplodere, muoino 5 persone. Il sistema politico è in crisi e tra il 93 e il 94 la bufera di Tengentopoli toglie il velo su quella rete di collusione tra politica e imprenditoria, fatta di appalti
truccati e clientele.
Dal maggio del 1992 è in carica come Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro; 19 mesi dopo sui giornali l’ex direttore amministrativo del servizio segreto civile (Sisde), Malpica accusa Scalfaro dicendo che negli anni in cui era stato ministro dell’Interno (dal 1983 al 1987) aveva percepito cento milioni di lire al mese dai fondi riservati del servizio segreto civile.
Sono giorni tesi, poi il 29 ottobre del 1993, Oscar Luigi Scalfaro rompe gli indugi e in un celebre discorso alla nazione a reti unificate urla il suo “Io non ci sto! Non ci sto!“ Denuncia come quelle accuse siano una “rappresaglia” della classe politica travolta da Tangentopoli. L’onore della Presidenza della Repubblica è ristabilito.
Sarà poi il suo successore, il toscano Carlo Azelio Ciampi con la popolarità che lo avvicina a Pertini, a rafforzare il rapporto degli italiani con l’istituzione del Presidente della Repubblica.

 

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Oggi, un altro momento buio, di grave crisi sanitaria ed economica, il più difficile dal dopoguerra: “ una pagina triste della nostra storia “ l’ha definita il presidente Mattarella, in cui “abbiamo visto immagini che sarà difficile dimenticare”. Ma davanti a noi una certezza: “Nella ricostruzione – ci ha detto il Presidente – il nostro popolo ha sempre saputo esprimere il meglio di sé. Le prospettive del futuro sono – ancora una volta – alla nostra portata. Abbiamo altre volte superato periodi difficili e drammatici. Vi riusciremo certamente – insieme – anche questa volta.”

 

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