Scoperte e cosa ci rimane dallo stop forzato
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Scoperte e cosa ci rimane dallo stop forzato

 

Dallo smart working alla scuola in streaming,
dalla ginnastica in casa all’amore per la cucina: lo
stop forzato ha cambiato le nostre vite e ci ha aperto mondi
nuovi di lavorare e di imparare cose nuove e diverse, ci ha
fatto viaggiare e scoprire mondi tra le mura domestiche o
magari ce le ha fatte semplicemente riscoprire.

 

tratto da IperSoap Magazine n. 5 maggio 2020  p. 28,  a cura di  Anna Greco

 

 

Giorni forieri di opportunità positive. La scommessa sarà farne tesoro. Ognuno si è attrezzato a suo modo e dopo un iniziale smarrimento, ha adattato la propria quotidianità. La casa è diventata per milioni di italiani tante cose insieme: un luogo di condivisione di affetti, dove il pranzo e la cena si consumano tutti insieme perchè nessuno a quell’ora è in palestra o al corso d’inglese, oppure è fuori casa perchè a scuola, al lavoro o all’Università. E nell’isolamento forzato si sono ritrovati valori e piaceri e in molti casi sono emerse differenze, disagi o solitudini.

Molti italiani hanno rafforzato o sperimentato per la prima volta il piacere di lavorare da casa. Ed è tornato di moda parlare di smart working.

 

Lo smart working

Se ne sente parlare da molti anni, ma in pochi fino ai giorni dell’emergenza sapevano cosa fosse realmente. Lo smart working è tornato prepotentemente alla ribalta. E migliaia di lavoratori sono stati costretti a sperimentarlo o a rafforzarne la pratica. Si tratta del lavoro agile, da non confondere con il telelavoro o il lavoro da casa. Agile perchè consente di lavorare in maniera più agevole, facilitando i tempi di vita di tutti
noi e apportando tanti benefici individuali e collettivi. Una piacevole riscoperta.

 

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Lezioni a distanza per milioni di studenti e insegnanti.

La scuola italiana ha invece scoperto la didattica on line. E lo ha fatto in maniera massiccia. Da quando le le scuole, circa un milione di insegnanti e 9 milioni di studenti, dalle scuole dell’infanzia alle medie superiori hanno scoperto le lezioni a distanza che in pochi, fino a quel giorno, avevano praticato. Ognuno si è organizzato come ha potuto, dandosi un appuntamento fisso per lezioni e chiarimenti. Si sono dati compiti e, cosa importante, si è cercato di mantenere vivo il contatto. Sebbene gli orari non fossero quelli della scuola per forza di cose, le lezioni a distanza sono servite e servono per dare una minima continuità al lavoro scolastico. Il sito del Miur è diventato una piattaforma di lavoro in progress per supportare le scuole raccogliendo consigli, informazioni ed esperienze. Alle università virtualmente in aula per le lezioni mentre in alcuni atenei si è sperimentata pure la laurea in streaming. I più elettrizzati dalla novità sono stati i bambini e gli adolescenti. Confrontarsi con i professori in videochiamata e su skype ha forse trasformato l’insegnamento in un’esperienza più divertente e meno pressante. E la scuola ha “parlato” con tutti quegli strumenti che per loro sono il più naturale dei modi per stare in contatto.
Ma secondo gli esperti la didattica on-line non potrà mai sostituire quella tradizionale e può andar bene solo nelle situazioni di emergenza, come quella che ci è toccato di vivere. Anche perchè il contatto umano, la socialità sono indispensabile nell’insegnamento, soprattutto per bambini e adolescenti nella loro fase di crescita e formazione della personalità. Nonostante questo ci si è forzatamente misurati con metodi innovativi che, se non sostituiranno del tutto quelli tradizionali, possono diventarne ottimi alleati.
La didattica a distanza ha poi fatto emergere le differenze. Sono stime. Ma sono stime comunque significative: ci dicono che dalla didattica on line sono esclusi all’incirca un milione di studenti per problemi di connessione o carenza di dispositivi. Non è un caso che nel Cura Italia si siano previsti 85 mln per l’acquisto e la diffusione di dispositivi informatici e digitali in tutte le fasce di popolazione, in particolare le più svantaggiate. Un cammino da continuare per non lasciare indietro nessuno in un mondo che ci ha fatto scoprire le nuove disuguaglianze.
Finito il lavoro, chiusi i libri ognuno ha messo in campo le proprie strategie individuale per passare il tempo libero, tutti insieme o singolarmente.

 

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Allenamento in casa basta scuse per non rimanere in forma

Si fa di necessità virtù e si scopre che si può rimanere in froma anche allenandosi da casa. Complici tutorial su youtube o tv, alla chiusura di palestre, piscine e centri sportivi si può sopravvivere. Ci si può dare un giorno e un tempo minimo e un tempo massimo. Basta cominciare, poi diventa un’abitudine. Ognuno ha scelto in autonomia: hanno spopolato le lezioni web di pilates e di yoga, ma anche di stretching e di ginnastica posturale. Chi non ha voluto seguire una lezione completa ha fatto ricorso alla fantasia. Alcuni hanno creato gruppi whatsapp, anche con l’insegnante che generalmente tiene il corso di fittness in palestra. Chi ha le scale ha fatto il sali e scendi come se fosse su uno step. In casa basta poco: un tappetino e qualche attrezzo se si possiede. I più fortunati possono sfruttare l’aria della terrazza. Il fitness tra le mura domestiche è stata una riscoperta per chi si lamenta del poco tempo e orari infernali per poter seguire corsi in palestra.

 

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Da Tex a Dylan Dog alla libreria mondiale Unesco tutto gratis

Non tutti hanno il bisogno di allenarsi, anche perchè magari non si allenavano neppure quando potevano e neppure se ne lagnavano. C’è chi ha fatto una full immersion nel passato con i personaggi dei fumetti preferiti. Grazie all’iniziativa # aCasaConBonelli, i fedelissimi dei fumetti  della casa editrice Bonelli hanno potuto scaricarli gratis in formato pdf. Tex, Dylan Dog, Mister No, Zagor, Martin Mistére, Dampyr, Julia, Cassidy e Nathan Never: per alcuni, un amarcord, per altri, o l’occasione per scoprire le storie di cui si è sentito parlare e che hanno appassionato intere generazioni. Gli amanti del libro hanno scoperto quell’immenso patrimonio culturale della Biblioteca digitale mondiale che l’UNESCO ha deciso di rendere liberamente fruibile.
Ventimila documenti, tra testi, immagini, mappe, registrazioni e filmati di tutti i tempi disponibili in sette lingue, capolavori culturali e letterari, conservati nelle più famose biblioteche di tutto il mondo, da oriente a occidente.

 

Viaggi on line, camminate virtuali e visita nei musei

Non capita tutti i giorni di fare un giro virtuale tra le meraviglie dei musei italiani. Ma questo stop forzato ci ha permesso di farlo grazie a molte iniziative pubbliche e privare. Il ministero per i Beni e le attività culturali e per il Turismo hanno pubblicato un video su youtube che ci ha portato tra Ultima Cena di Leonardo, la Crocefissione di Donato Montorfano, gli ambienti del Chiostro dei Morti e tutto il complesso di Santa Maria delle Grazie.
Dalla Pinacoteca di Brera di Milano alla Galleria degli Uffizi di Firenze che ha messo a disposizione le Ipervisioni (immagini ad altissima definizione delle opere esposte) i capolavori non si contano. Una bella iniziativa è quella intrapresa dal giornale on line e cartaceo Finestre sull’arte che, ha preso per mano gli utenti e in diretta li ha condotti nei musei italiani più belli, dalla Venaria Reale di Torino al Museo archeologico di Napoli, da Palazzo Reale di Genova a molti altri.

 

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Cuochi e chef

Diciamo la verità, la maggior parte degli italiani si è cimentata in cucina. I giorni delle nostre quarantene hanno riempito i social di foto di torte: chi si è perfezionato alzando l’asticella delle sue abilità e chi neofita si è buttato per la prima volta e ha messo le mani in pasto con uova e farina. Dolci e biscotti ovunque, con ricette conosciute e nuove sperimentazioni. Alcuni hanno preferito impastare e allora giù foto di pasta fatta in casa, con uomini e donne alle prese con il mattarello. E poi c’è chi ha provato a fare il pane. Chi è voluto andare sul sicuro ha proposto o riproposto la pizza. Tutti abbiamo riscoperto l’arte del riciclo: le uscite diradate per evitare le code ai supermercati ci hanno fatto aguzzare l’ingegno improvvisando piatti con quel che c’è o è rimasto in frigo. In pochi ormai ci eravamo più avvezzi. Alla fine gli italiani ai fornelli hanno invaso il web e le chat di video e foto, tributi alla cucina italiana, al sapore e alle golosità. Del resto, se c’è una cosa che abbiamo riscoperto in questi tempi lenti, è stato proprio il piacere della tavola, del cibo, del buon vino. Che poi altro non è che condividere del tempo o prendersi del tempo per stare insieme.

 

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Più social ma non per tutti

A proposito dei social, le nostre quarantene ce ne hanno fatto fare un uso massiccio. Facebook, e whatsapp, instagram e twitter per citarne alcuni sono stati determinanti per lo scambio delle informazioni, per farci sentire più vicini, per farci sentire parte di una comunità. La videochiamata su whatsapp ha ridotto le distanze. Ma i social hanno fatto emergere ancora di più le differenze: il digital divide tra i connessi e i non connessi. Tra chi ha computer e smartphone e chi non li ha. Tra chi sa usare la tecnologia e chi non ci riesce. Amplificando la solitudine degli anziani e delle categorie più deboli. Una (ri)scoperta da non dimenticare.

 

L’AMBIENTE CHE SI RIPRENDE I SUOI SPAZI

Mentre tutti noi scoprivamo una nuova vita tra le mura domestiche, gli spazi vuoti della nostra mutata quotidianità sono stati presto occupati da altri.
E così abbiamo visto delfini che sono tornati a popolare il porto di Trieste e quello di Cagliari, le lepri che si rincorrono in centro a Milano, gli scoiattoli a nei parchi chiusi. Abbimo visto, molti di noi forse per la prima volta acque mai così limpide nei canali di Venezia mentre le immagini dei satelliti ci hanno consegnano cieli puliti e atmosfere senza smog.
L’ambiente si è ripreso il suo spazio.

 

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