Luca Argentero
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Luca Argentero

 

E’ diventato padre a maggio. E il suo primo commento
sui social è stato “Ora capisco tante cose…”.
La sua bambina si chiama Nina Speranza, e la sua compagna
Cristina Marino è una delle mamme più invidiate d’Italia,
perché Luca Argentero con quel fascino da torinese perbene,
resta uno degli attori preferiti dalle italiane.

 

tratto da IperSoap Magazine n. 7  luglio 2020  p. 86,  a cura di  Cloe D. Betti

 

 

Educato, sorridente, disponibile, laureato in Economia e Commercio, Argentero non rinnega le sue origini che lo videro emergere dalla casa del “Grande Fratello” nei suoi albori televisivi. Una vita fa. «Non ho mai proiettato il mio futuro troppo lontano, perché per carattere sono fatto così – ha spiegato – Di certo all’epoca, quando entrai nella casa del Grande Fratello, non potevo immaginare che avrei interpretato subito dopo una serie come “Carabinieri”, né che mi avrebbero chiamato registi come Ferzan Ozpetek. Vivo le cose giorno per giorno, istintivamente, anche perché la vita riserva sempre tante sorprese». E la sorpresa piu grande è stata la figlia Nina, avuta dopo un matrimonio finito in divorzio e grazie alla nuova compagna, Cristina Marino, attrice, conosciuta sul set del cinepanettone “Vacanze ai Caraibi” di Neri Parenti nel 2015. Insieme hanno vissuto la quarantena in cui l’Italia è piombata per via del Coronavirus, ma che per la coppia ha rappresentato anche gli ultimi mesi di gravidanza.

 

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«Ammetto che viverla in un momento più sereno mi sarebbe piaciuto di più – ha confessato Argentero – Ma è anche vero che non c’è modo migliore di ripartire se non con una nuova vita». E durante la quarantena la soddisfazione per Argentero è arrivata anche grazie al successo della sua fiction “DOC – Nelle tue mani”, una serie medical, che ha conquistato ascolti altissimi, fino a nove milioni di spettatori su Raiuno, le cui restanti puntate andranno in onda in autunno, vista la pausa forzata causa Covid-19. «Avevamo quasi finito di girare, mancavano davvero gli ultimi giorni, ma poi il set è stato chiuso per via del Coronavirus – ha spiegato l’attore – Le ultime puntate andranno in onda in autunno, ma il successo è davvero andato oltre ogni più rosea aspettativa. Ho la sensazione di aver reso giustizia a una categoria importante, come quella dei medici, abbiamo rispettato il camice che indossavamo». Il suo personaggio, il Dottor Andrea Fanti, ispirato al dottor Pierdavide Piccioni, primario di pronto soccorso, che, alcuni anni fa, a causa di un grave incidente, si è ritrovato senza la memoria degli ultimi dodici anni, ha portato in tv una storia di buona sanità proprio nel momento in cui l’Italia era piegata dal dramma del virus. «E’ stata una coincidenza positiva perché da subito abbiamo avuto l’obiettivo di raccontare un’eccellenza italiana – ha aggiunto Argentero – Credo che sia un sentimento comune quello di sentirsi fortunati a vivere in un Paese alimentato da forze umane così particolari».

 

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Per interpretare questo personaggio, l’attore ha frequentato i reparti degli ospedali. «Quando ero ragazzo e dovevo decidere che università frequentare ho subito scartato la facoltà di Medicina e quei giorni passati in corsia hanno confermato la mia scelta – ha ammesso – Non riuscirei a sostenere una vita fatta di decisioni da cui dipende la vita e la morte di qualcuno. Io faccio l’attore, da una mia scelta sbagliata le persone cambiano canale o escono poco soddisfatte dal cinema, ma non rischiano la vita. Ho anche capito che la parola medico ha poco a che fare con la professione, quanto piuttosto con la vocazione. E’ giusto che siano stati così esaltati, ma io ho visto che la loro missione si rinnova quotidianamente a prescindere dall’emergenza. Della sanità prima si parlava solo in caso di errori, invece che di centinaia di persone salvate ogni giorno». Al suo dottor Fanti, la vita ha dato una seconda possibilità, ma a lui non serve. «Continuo a vivere nella prima occasione – ha concluso Argentero – Quella in cui ho incontrato un mestiere che mi ha appassionato e non mi sono mai trovato costretto a fare un cambio di rotta così repentino, né professionale né personale. Ma credo che momento storico che abbiamo vissuto dovrà imporre nuove considerazioni a tutti: nessuna decisione politica può modificare il futuro più di quanto potremo farlo noi con le nostre single scelte».

 

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