Il Maestro Ennio Morricone

Il Maestro

Ennio Morricone

 

Non è possibile neppure immaginare come sarebbero potuti essere
alcuni film senza le musiche di Ennio Morricone.
Semplicemente, forse, non sarebbero stati.

 

tratto da IperSoap Magazine n. 9 Settembre 2020  p. 42,  a cura di  Lara Venè

 

 

Una musica travolgente e innovativa, capace di entrarti dentro l’anima e non uscirne più. Qualcuno ha detto che era colta e popolare insieme. Può darsi fosse anche quello. Anche se la sua forza si può soltanto sentire e non spiegare. Un genio prolifico quello di Morricone, compositore, direttore d’orchestra e scrittore di musica per oltre 60 film e serie TV.
Studia al Conservatorio di Santa Cecilia, a Roma, dove si diploma prima in tromba e poi in composizione, sotto la guida del compositore Goffredo Petrassi.
Nemmeno ventenne comincia a suonare come trombettista in varie orchestre romane e qualche anno dopo scrive musiche per film. Si avvicina ai trent’anni e sono gli anni Sessanta. Roma è un pullullare di artisti.

 

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Morricone comincia a lavorare come arrangiatore di musica leggera per orchestre e per la casa discografica RCA Italiana. Gli vengono commissionati alcuni arrangiamenti di brani di artisti italiani destinati a diventare successi intramontabili.
Nel 1962 arrangia il primo successo di Edoardo Vianello, il 45 giri Pinne fucile ed occhiali/Guarda come dondolo, al quale seguiranno Abbronzatissima e O mio Signore (1963), Hully gully in 10/Sul cucuzzolo (1964). Nel 1963 è la volta di Sapore di sale di Gino Paoli. Nel 1966, insieme con Ghigo De Chiara e Maurizio Costanzo (autori del testo), compone e
arrangia Se telefonando, uno dei più celebri successi della carriera di Mina.
“La composi un giorno mentre andavo a pagare il gas a piazza Barberini – disse Morricone – lì mi è venuto in testa il tema di “Se telefonando”. Una confessione che rivela anche l’animo di un uomo semplice e per questo ancora più straordinario. E’ il 1966 e queste sono tutte canzoni che diventano di una popolarità straordinaria, ma lui non si lascia incantare e continua ad inseguire la sua passione per la composizione della musica classica.

 

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Il sodalizio con Sergio Leone
Avviene in quegli anni l’incontro con il regista Sergio Leone. In realtà i due si conoscevano già: erano nella stessa classe alle scuole elementari. Leone, dopo una serie di film peplum, sta cambiando genere e si sta dedicando al western.
E farà di più, perchè darà vita a quel sottogenere di invenzione italiana passata alla storia proprio con il nome di western all’italiana o spaghetti-western.
Quello tra Leone e Morricone sarà un sodalizio artistico impareggiabile, nato con “Per un pugno di dollari” nel 1964, il primo film, insieme a “Per qualche dollaro in più” (1965) e “Il buono, il brutto, il cattivo” (1966), della cosiddetta trilogia del dollaro, diretta da Sergio Leone e interpretata da Clint Eastwood.

 

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Sono le colonne sonore di questi film a conferire il successo immediato e meritato a Ennio Morricone, che accompagnerà Leone nella realizzazione di tutti i successivi film, fino a “C’era una volta in America” nel 1984.
Nel 1967 esce “C’era una volta il West” con Claudia Cardinale ed Henry Fonda, nel 1971 “Giù la testa”, altra musica straordinaria e, infine, “C’era una volta in America” con Robert De Niro che gli vale il premio BAFTA. Nel 1964 arriva anche il primo Nastro d’argento per il film “Per un pugno di dollari”.
Ma il genio di Morricone consacra alla storia del cinema anche altri importanti capolavori. Come non ricordare “Nuovo cinema paradiso” , film del 1988 scritto e diretto da Giuseppe Tornatore e la sua colonna sonora da brividi. L’unica in grado di completare la forza della storia di Salvatore, i suoi ricordi e i suoi sogni. E ancora, “La leggenda del Pianista sull’Oceano”, dieci anni dopo, sempre con Giuseppe Tornatore. Una colonna sonora del film, composta da circa trenta brani, che ha richiesto al compositore un anno di lavoro e che e nel 2000 riesce ad aggiudicarsi un Golden Globe per la migliore colonna sonora originale.
Una carriera costellata da premi e riconoscimenti la sua: il secondo nastro d’argento arriva nel 1970 grazie alle musiche di “Metti, una sera a cena”, il terzo, un anno dopo per “Sacco e Vanzetti” e nel 1987 un’altro ancora per “The Untouchables – Gli intoccabili” per cui vince anche il BAFTA, il Golden Globe e il Grammy Award.
La prima nomination per un Premio Oscar è nel 1979 per la colonna sonora di “I giorni del cielo”, al quale seguono nel 1986 quella per “Mission” (The Mission), poi nel 1987 per “The Untouchables – Gli intoccabili”, per “Bugsy” nel 1992 e nel 2001 per Malèna.
Cinque candidature, ma non premiate.
L’Oscar arriva però nel 2007. E sarà alla carriera. Ennio Morricone ha 78 anni. A consegnare la preziosa statuetta è l’attore Clint Eastwood, icona dei film western di Sergio Leone. La platea tributa al compositore italiano una standing ovation in un clima di grande partecipazione. E Céline Dion, come omaggio, durante la premiazione dell’Oscar, canta il brano I Knew I Loved You. Pezzo ispirato al tema del film C’era una volta in America e contenuto nel CD intitolato “We All Love Ennio Morricone” in cui i maggiori successi di Morricone sono interpretati da noti musicisti: Metallica, Céline Dion, Andrea Bocelli, Bruce Springsteen, Roger Waters e molti altri.

 

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Alla soglia degli ottant’anni Morricone, con la voce rotta dall’emozione riceve la statuetta con lo spirito di chi è all’inizio della carriera, come incoraggiamento: “credo che questo premio sia per me non un punto di arrivo, ma un punto di partenza per migliorarmi, per migliorarmi al servizio del cinema e al servizio anche della mia personale estetica sulla musica applicata”.
E anche in queste poche parole sta l’umiltà di un uomo che invece è già un gigante.
Ma forse ha ragione lui perchè dopo nove anni, nel 2016, arriva anche l’Oscar più ambito, quello alla miglior colonna sonora. Morricone lo riceve per “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino, oltre trent’anni dopo la prima nomination. Magari non è la musica più bella che ha composto, quella di “Mission”, diciamocelo, la supera di gran lunga, ma quell’Oscar ripaga finalmente di tutte le statuete mancate che pure avrebbe meritato.

 

 

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