Il nuovo ponte di Genova
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Il nuovo ponte di Genova

 

Quando lo scorso 3 Agosto abbiamo visto la macchina
del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, prima
tra tutti, transitare sul nuovo ponte di Genova, è stato
impossibile non provare quelle sensazioni di orgoglio e
di soddisfazione per la determinazione italiana. Ci hanno
riscattato da mesi di difficoltà e di paure, non ancora
definitivamente terminate.

 

tratto da IperSoap Magazine n. 12 Dicembre 2020  p. 36,  a cura di  Lara Venè

 

 

 

Ci piace pensare che questo ponte, costruito in tempo record, emblema di efficienza e bellezza e di un paese che onora le sue vittime, sia anche la metafora di una ripartenza di chi si alza e risorge dalle sue ceneri.
Un’ immagine che aiuta a chiudere un anno terribile guardando al prossimo che si apre con speranze e aspettative. Nessuno, forse, avrebbe mai pensato che il nostro paese sarebbe stato capace di un simile riscatto quando alle 11:36 del 14 agosto 2018, una sezione del ponte di 250 metri crollava insieme al pilone numero 9. Una tragedia. Le vittime sono 43: le persone alla guida dei mezzi che transitavano e gli operai al lavoro nell’isola ecologica sottostante.
Si piangono i morti, ci si chiede il perchè. L’Italia si arrabbia e si sente impotente, si aprono due inchieste giudiziarie e cominciano le polemiche sul rimpallo di responsabilità, sul chi e come ha costruito, su chi e come avrebbe dovuto controllare e non lo ha fatto, su chi e come sia stata fatta la manutenzione. Ma insieme, parte anche la sfida di realizzare il nuovo viadotto, cercando di non rimanere bloccati dalla burocrazia. Si avvia un iter semplificato che viene definito subito “modello Genova”: tempi più veloci, passaggi semplificati, zero ritardi, efficienza e trasparenza.

Le tappe della ricostruzione
I ritmi sono sostenuti e appena 4 mesi dopo, il 18 dicembre del 2018, viene scelto il progetto di Renzo Piano. Ogni tappa è un evento: il 7 febbraio 2019 inizia la demolizione del viadotto crollato. Ci vorranno cinque mesi per demolire definitivamente i resti del vecchio ponte Morandi. Le operazioni terminano nel giugno del 2019.
E, nello stesso mese, il 25 giugno si celebra la prima colata di cemento. Dieci mesi di lavoro incessante, 7 giorni su 7, quasi 24 ore su 24, una media di 350 addetti al lavoro ogni giorno e il 28 aprile 2020 il sollevamento dell’ultima campata. Il ponte è ricostruito. La sfida è vinta: in circa 15 mesi, in anticipo rispetto ai tempi inizialmente previsti, il ponte viene completato. E’ uno splendore di forza e leggerezza insieme.

 

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I numeri del nuovo ponte
Milleesessantasette metri da una sponda all’altra sul torrente Polcevera. Per costruite il nuovo ponte ci sono voluti 67 mila metri cubi di calcestruzzo e 24 mila tonnellate di acciaio e carpenteria metallica. Il vecchio ponte, progettato dall’ingegnere Riccardo Morandi e costruito tra il 1963 e il 1967 era strallato in calcestruzzo armato ed era lungo 1,1 Km e largo 18 metri. La nuova struttura raggiunge invece i 30 metri perché dispone di 4 corsie, più due corsie di emergenza, più un camminamento su entrambi i lati per gli interventi di controllo e le ispezioni. Il costo totale è stato di circa 202 milioni di euro.

La forza e la leggerezza
La resistenza della nuova costruzione si fonda su 18 pilastri a forma di chiglia di una nave che intervallano 19 campate di 40 metri di altezza. Uno degli obiettivi principali è stato il contenimento dell’impatto delle 18 pile in cemento armato che sorreggono il ponte. Per questo è stata scelta la geometria dell’ellisse, senza spigoli vivi permettendo alla luce di percorrere la superficie nel corso dell’intera giornata in modo tale da creare zone d’ombra e attutendo l’impatto. Le pile sono state collocate a distanza costante di 50 metri, eccetto le tre centrali, distanziate ogni 100 metri, che attraversano
il Polcevera e le aree ferroviarie: elementi vicini e snelli, che donano ritmo e armonia all’infrastruttura, resa ancora più leggera dall’illuminazione notturna.

 

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Un ponte intelligente grazie a sensori e robot
Grazie ad un sistema di sensori la struttura del viadotto fornirà dati sul comportamento di tutte le sue parti, dando origine ad una banca dati da monitorare e da studiare, che poi dovrebbe servire anche come base per la progettazione futura di infrastrutture dello stesso tipo.

La creatività italiana
Il nuovo ponte di Genova è anche il frutto del genio e della generosità italiana. Nei giorni di una Genova in ginocchio, Renzo Piano, architetto di fama internazionale, di origini genovesi e fortemente legato alla città ligure, non ci pensa un attimo: si presta a regalare il progetto di un ponte nuovo alla sua terra.
Ce lo ha in mente da subito: “un ponte genovese: parsimonioso e sobrio, ma non banale; proprio come i genovesi – spiega Renzo Piano”. Bianco, in acciaio e luminoso. I pilastri richiamano la chiglia di una nave. Visto finito, il ponte San Giorgio sembra proprio la carena di una nave luminosa sul mare di Genova “perchè a Genova le navi le sanno fare bene.” . E, proprio come l’aveva immaginato il suo ideatore, è snello ed elegante grazie all’acciaio impiegato. “E’ semplice e forte come Genova – ha detto l’archistar il giorno dell’inaugurazione. È un ponte frutto di un lutto. Il lutto non si dimentica, il lutto si elabora.”

 

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Il modello Genova
Adesso Genova è un modello di efficienza e di un’Italia che se vuole ce la fa, funziona e riesce a mettere insieme tutte le sue energie migliori per rinnovare, costruire molte delle sue infrastrutture.
Come ha sottolineato Piano nel giorno dell’orgoglio nazionale: “non parliamo di miracolo, qui è successa una cosa bella per il Paese. Costruire è una magia, i muri non vanno costruiti, i ponti sì e farlo è bellissimo, è un gesto di pace. Anche questo cantiere è magia, un cantiere in cui, su tutto, prevalgono solidarietà, passione, amore.”

 

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