Sul Magazine PiùMe di Gennaio Martina Fidanza

 

Martina Fidanza

 

Definirla “figlia d’arte” sarebbe riduttivo. Lo
status di campionessa Martina Fidanza
se l’è meritato in pista e prescinde
dal cognome. Suo padre Giovanni, oggi
dirigente sportivo, vinse una tappa sia al
Giro d’Italia, sia al Tour de France.
Lei, però, è riuscita a fare persino meglio…

 

tratto da  PiùMe Magazine n. 1  Gennaio 2022 p. 68,  a cura di Gabriele Noli

 

 

Ai Mondiali di ciclismo su pista a Roubaix, in Francia, lo scorso 21 ottobre ha conquistato il titolo iridato nello scratch, la specialità che più si avvicina a una corsa su strada: 40 giri, 10 chilometri in tutto, vince chi giunge per primo sulla linea del traguardo. Per la 22enne di Ponte San Pietro (provincia di Bergamo) è il terzo oro in un Mondiale (i precedenti due, entrambi nel 2017 a Montichiari, nella categoria Juniores).

 

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Un palmarès già ragguardevole nonostante la giovanissima età, che comprende anche otto titoli europei di cui uno assoluto ottenuto lo scorso anno a Plovdiv (in Bulgaria), sempre nello scratch. Ma a Roubaix la campionessa azzurra si è messa al collo pure un argento, nella prova a inseguimento a squadre (assieme a Elisa Balsamo, Chiara Consonni e Martina Alzini), conferendo così ancor più valore alla sua rassegna iridata. Il ciclismo per i Fidanza è una questione di famiglia: oltre al padre Giovanni, anche la sorella Arianna, infatti, gareggia sulle due ruote, principalmente in pista. Quando nel 2013 vinse l’oro ai Mondiali di Glasgow (in Scozia), Martina era a casa incollata davanti alla tv con i genitori. Lei aveva appena 14 anni: fu proprio quello il momento in cui capì di voler seguire le orme della sorella. E pensare che invece da bambina aveva praticato diversi sport, dalla pallavolo al pattinaggio su ghiaccio, dalla ginnastica ritmica a quella artistica. Salvo poi rendersi conto che non poteva proprio fare a meno del ciclismo, a cui si era avvicinata in quanto accompagnava spesso la sorella alle gare. Non che fosse facile conciliare gli impegni sportivi con quelli scolastici, anzi: Martina si svegliava all’alba, andava a scuola, il pomeriggio si allenava e poi studiava, prima e dopo cena. Una routine resa estenuante dal doppio impegno.

 

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Eppure è riuscita comunque a diplomarsi con 100 al liceo artistico, scelto per assecondare la passione per l’arte in generale, ma anche per il disegno e per la storia. Le sarebbe piaciuto proseguire il percorso didattico, frequentando magari un’accademia di pittura o scultura. Alla fine però ha deciso di concentrarsi unicamente sul ciclismo: solo così sarebbe stato realmente possibile competere ai massimi livelli. Già, perché Fidanza si allena ogni giorno per svariate ore, talvolta addirittura 5, per nulla intimorita dalla fatica. Ai Mondiali di Roubaix si è messa al collo un oro da lei stessa definito inaspettato. “Non pensavo di riuscire ad arrivare da sola al traguardo. Sembra un sogno, se me l’avessero detto ieri non ci avrei creduto”, l’ammissione a fine gara. Nei giorni immediatamente successivi a quell’impresa aveva messo la maglia iridata sotto al cuscino. Poi si è convinta a esporla nel salotto di casa, per ricordarsi di un capolavoro che ha sorpreso tanti, perfino suo padre Giovanni.

 

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Un titolo particolarmente sentito da Fidanza (che fa parte del Gruppo Fiamme Oro), perché centrato nella specialità che più le si addice, davanti all’olandese Van der Duin e all’americana Jennifer Valente, favorita della vigilia. Una soddisfazione ancor maggiore, ripensando alla delusione per aver vissuto i Giochi Olimpici di Tokyo da comprimaria: era infatti una riserva. Uno stimolo in più per dimostrare il proprio valore nel primo appuntamento successivo. Ed è chiaro che quelli in programma a Parigi nel 2024 rappresentino per lei un evento fondamentale, nel quale provare a esserci ad ogni costo. Il tempo è dalla sua parte, le qualità tecniche e fisiche anche. In qualche occasione non ha nascosto di prendere come riferimento Peter Sagan, per il suo essere un corridore moderno. In fondo, l’atteggiamento durante
le gare non è poi così diverso, anzi: una voglia di vincere che prescinde dal carattere lontano dalle piste o dalla strada. E la straordinaria capacità di porsi immediatamente un nuovo obiettivo, dopo aver centrato il precedente.

 

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Un’attitudine che ha permesso a Fidanza di mettere in sequenza successi e medaglie a livello giovanile, prima nazionale e poi internazionale: dal 2016, neppure diciassettenne, in avanti non si sarebbe più fermata, tra Europei e Mondiali. I risultati migliori sono giunti proprio sulla pista, con qualche exploit su strada, nello specifico al Giro della Campania in Rosa, nel 2017 e nel 2019. Gli impegni tra allenamenti e gare sono tanti, carichi di pressioni e responsabilità, ma non le impediscono comunque di ritagliarsi qualche momento al di fuori del contesto sportivo. Come accaduto a settembre,
quando aveva partecipato al Festival del Cinema di Venezia, invitata per la serata organizzata da una rivista dedicata al mondo femminile.
E sui social il seguito è in continua crescita: gli oltre 50mila follower rappresentano un dato tutt’altro che marginale per un’atleta che ha saputo farsi conoscere e apprezzare per la sequenza di successi e medaglie.

 

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Gli scatti che la immortalano durante gli allenamenti e le gare, oppure raggiante sul gradino più alto del podio, si alternano a quelli della quotidianità di una ragazza di 22 anni, in compagnia del fidanzato (con cui convive, pure lui corridore) e della famiglia, o in vacanza, giusto per citare qualche esempio.
E’ comunque abituata ad utilizzare i social con giudizio, senza eccessi, come lei stessa ha ammesso.
Di sicuro i suoi trionfi (come quelli di altri azzurri) non possono che contribuire ad accrescere il seguito attorno al ciclismo su pista. E non è certo una questione di genere.

 

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