Sul Magazine PiùMe di Marzo: On Stage "Blanco e Mahmood"

 

Blanco e Mahmood

 

Sono il volto pulito di una generazione che ama sorridere e non prendersi
troppo sul serio. Hanno vinto Sanremo e per festeggiare hanno abbracciato i
genitori, ventinove anni Mahmood diciannove Blanco, niente di costruito nei loro
sorrisi, ma la spontaneità di due artisti che se la vogliono godere.

 

tratto da  PiùMe Magazine n. 3 Marzo 2022  p. 82  a cura di Cloe D. Betti

 

 

“‘E’ più abituato alle vittorie Alessandro Mahmood che Sanremo l’ha già vinto due volte, con Soldi tra i big e con Dimentica tra i giovani, è abituatissimo ai palchi Blanco, con il suo seguito di ragazzine cui dedica sorrisi a cento mila denti, a dimostrazione che alle nuove generazioni non piacciono più i belli e dannati. Meglio i ragazzi della porta accanto, con l’invidiatissima fidanzata Giulia e la mamma cui dedicare sempre il primo pensiero, «perché i genitori hanno sempre ragione, poi io con i miei sono stato un po’ una rottura di palle», sorride Blanco.

A sua mamma per prima Mahmood ha fatto ascoltare Brividi, il brano che ha trionfato a Sanremo. «Le è piaciuta al primo ascolto, mentre solitamente le altre mie canzoni deve ascoltarle diverse volte», sorride. L’accento bresciano e milanese è il segno delle loro origini che entrambi vogliono portare all’Eurovision Song Contest dove il 14 maggio rappresenteranno l’Italia, in un’edizione storica, dopo la vittoria dei Måneskin: in molti li considerano già sul podio, ma loro vogliono divertirsi più che vincere.

 

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All’anagrafe sono Riccardo Fabbriconi e Alessandro Mahmoud, si sono conosciuti durante uno shooting fotografico con tanti artisti, «c’erano Elodie e tanti altri, io ero l’unico che non contava un caz.. » sorride Blanco che in meno di un anno ha collezionato 28 dischi di platino, 7 dischi d’oro e 1 miliardo di streaming totali. «Meglio sempre che arrivi prima la musica», dice. Hanno voci inconfondibili, sanno esprimere tutta l’emotività dell’adolescenza e l’aggressività della maturità, arrivano a tonalità irraggiungibili, anche se a volte cantano rime incomprensibili. «Eppure ero certo che il ritornello di Brividi lo cantassi in maniera molto chiara», scherza Mahmood. «Una volta a un concerto il nonno di Michelangelo, il mio produttore, gli ha chiesto se fossi francese», replica Blanco. Ma l’ironia della loro gioventù si sposa con la voglia di cantare tematiche serie, come l’amore in ogni sua forma, che non conosce barriere, il tema portante del brano che ha vinto a Sanremo.

 

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«Questo brano rappresenta per me tutti quei momenti in cui le emozioni ci rivelano per quello che siamo davvero, ci mettono a nudo: racconta di uno stato d’animo che riesco ad esprimere solo cantando e urlando – sottolinea Blanco – È un incrocio di vite: la mia, che trova un punto in comune con quella di Mahmood e in un certo senso con quella di tutti, perché ad ogni età i sentimenti, soprattutto l’amore, ci rendono fragili e felici nello stesso momento». «Non ci sentiamo paladini di niente, siamo contenti che le persone dicano che abbiamo trattato temi importanti, ma in realtà non ci sembra di aver fatto niente di speciale – aggiunge Mahmood – Abbiamo parlato di cose che per noi sono la quotidianità e che dovrebbero essere date per scontate, anche se ancora non lo sono. Non ci sembra però di aver fatto chissà che».

La loro musica, assolutamente contemporanea, prende origine dai grandi artisti del passato, Blanco adora Domenico Modugno, Gino Paoli e Giani Morandi, Mahmood è cresciuto ascoltando Franco Battiato e Paolo Conte. Il passato che trova terreno fertile in un presente destinato a uscire finalmente dagli streaming e tornare a cantare dal vivo: entrambi hanno tour già sold out, ma prima di tutto saranno a maggio sul palco dell’Eurovision Song Contest, la manifestazione che ha lanciato i Maneskin nell’olimpo internazionale.
E a chi li dà nuovamente per vincitori rispondono con il sorriso: «Già a Sanremo ci davano per vincitori appena arrivati, solitamente non ha mai portato bene arrivare al festival con il marchio di primi, e invece…» E invece all’Ariston hanno trionfato.
Ora li aspetta l’Europa.

 

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