Sul Magazine PiùMe di Marzo Monica Vitti

 

Monica Vitti

 

In sapiente sospensione tra la commedia e la tragedia, il
riso e il pianto, la felicità e la tristezza: Monica Vitti aveva
la straordinaria capacità di trasformare sé stessa
in ruoli diversi, da un film all’altro, dal grande schermo
al teatro alla tv, talvolta in un’unica storia o addirittura
nel tempo di pochi attimi.

 

tratto da  PiùMe Magazine n. 3  Marzo 2022  p. 40,  a cura di Lara Venè

 

 

E questo faceva di lei quell’attrice straordinaria che tutti ricordano. Con quel di più di umanità, intelligenza, senso dell’humor, che non si imparano in nessuna scuola di arte. Così lo si è, non lo si diventa. Tutte qualità che l’hanno resa straordinariamente unica nella storia del cinema italiano e non solo, molto amata nel suo mondo professionale e tra la gente comune che quel talento lo percepiva, ché non ci vogliono parole a spiegarlo: arriva e basta.

 

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Nasce il 3 novembre 1931 come Maria Luisa Ceciarelli e con la passione del teatro dentro di sè. A 22 anni si diploma all’Accademia nazionale d’arte drammatica, e poco dopo diventa Monica (come il nome dell’eroina del romanzo che sta leggendo e che tanto l’appassiona) e Vitti (come la metà del cognome della madre che è Vittiglia): un nome più artistico rispetto a quello di battesimo, che l’accompagnerà per tutta la vita. Esordisce interpretando Shakespeare e Molière.

 

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Agli inizi degli anni Sessanta viene notata da Michelangelo Antonioni, ne nasce una relazione artistica e sentimentale e quattro film in cui la poliedrica Monica é Claudia in L’avventura (1960), Valentina la tentatrice ne La notte (1961), Vittoria di L’eclisse (1962) e Giuliana in Deserto rosso (1964). Cominciano così i diversi ruoli femminili che la vedono vestire i panni di molte donne, diverse e uguali, nella loro illimitata complessità.

 

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Qualche anno dopo, nel 1968, è Angela Patanè, La ragazza con la pistola, di Mario Monicelli, che parte dalla Sicilia verso la Scozia per ammazzare l’uomo che l’aveva disonorata. Il film ha grande
successo, è candidato all’Oscar e la sua interpretazione le vale il primo dei cinque David di Donatello della sua carriera, oltre al Nastro d’argento e alla Grolla d’oro. Il film, che gioca con il clichè sul senso dell’onore e della donna passionale del meridione, la consacra anche come attrice comica. Qualità, del resto, che lei stessa aveva “sospettato” di possedere:

“Ho capito di avere un talento per la commedia quando recitavo ruoli tragici in un modo che faceva ridere i miei amici dell’Accademia. Ho capito solo dopo che dono straordinario fosse”.

Nel 1970 è con Ettore Scola in Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) con Marcello Mastroianni e Giancarlo Giannini per cui ottiene il suo secondo Nastro d’argento come attrice protagonista. Poi ne Gli ordini sono ordini (1972) di Franco Giraldi con Gigi Proietti e ne La Tosca (1973) di Luigi Magni, con Gigi Proietti, Umberto Orsini, Vittorio Gassmann, Aldo Fabrizi.

 

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Insieme ad Alberto Sordi
Ma ‘ndo vai (se la banana non ce l’hai).

La scena è una di quelle cult del cinema italiano, loro due giganti. Lei è Dea Dani, una soubrette d’avanspettacolo, lui è Mimmo Adami, il capocomico. Insieme sorridono, cantano e ballano un motivo che rimarrà intramontabile nella memoria di tutti. E’ la scena di Polvere di stelle (1973) film centrale del tris di cui Sordi è anche regista e recita in coppia con la Vitti.
Prima, sono Giovanni e Raffaella, marito e moglie in crisi in Amore mio aiutami (1969) e poi Fabio e Livia in Io so che tu sai che io so (1973).

“Credo di non essermi mai divertita tanto come durante i film con Alberto. È il mio compagno di giochi, un attore geniale, un uomo simpatico e generoso. Pignolo e igienista peggio di me”.

La sua voce dal timbro unico, un pò roca e sfiatata ma profonda, aveva aggiunto al suo personaggio ulteriore carisma e l’aveva resa ideale per doppiare la moglie di Accattone di Pasolini o la prostituta Patrizia delle Notti di Cabiria di Fellini o Norma, l’unica componente femminile dell’improbabile banda de I soliti ignoti di Mario Monicelli o, ancora, la vedova attraente de Il grido di Michelangelo Antonioni.

 

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Le ultime volte in pubblico
Una delle sue ultime apparizioni è stata nel giugno del 2000 quando partecipa ai festeggiamenti per gli ottant’anni di Alberto Sordi e, alla fine dello stesso anno, quando nella basilica di San Pietro in Vaticano, celebra il Giubileo, con molti personaggi del mondo dello spettacolo. Poi, piano piano, si allontana dalle scene e in silenzio si ritira.

 

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Monica Vitti ha avuto tanto, ha recitato accanto ai più grandi del cinema come era lei, ha partecipato ad oltre 50 film, diretta dai registi più importanti. Una vita costellata da successi la sua, ottenendo e i più ambiti riconoscimenti del settore (5 David di Donatello, tre nastri d’argento, 12 globi d’oro, un ciak d’oro, e un Leone d’oro alla carriera). Ci ha lasciato il mese scorso a 90 anni, ma se ne era andata vent’anni prima perchè una brutta malattia neurodegenerativa l’aveva costretta piano a piano a letto, dimentica di tutto. A lei un destino crudele, a noi il rammarico di non aver potuto cogliere chissà quanti frutti che il suo talento ci avrebbe potuto ancora donare.

 

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