Sul Magazine PiùMe di Marzo: "Valentina Giacinti"

 

Valentina Giacinti

 

Da piccola staccava la testa alle bambole che la nonna le regalava
per il compleanno e le usava come pallone. Come se il
suo destino fosse già scritto: da grande Valentina Giacinti
sarebbe diventata una calciatrice.

 

tratto da  PiùMe Magazine n. 3 Marzo 2022  p. 68  a cura di Gabriele Noli

 

 

E mica una qualunque, bensì una delle migliori in Italia, capace di segnare oltre 250 gol in una carriera destinata a durare ancora a lungo, avendo compiuto 28 anni il 2 gennaio. È stata una delle protagoniste del Mondiale 2019 (nel quale la Nazionale ha raggiunto i quarti: un risultato di assoluto rilievo), quello che ha riacceso i riflettori sul movimento del calcio femminile italiano, destinato a vivere una svolta epocale, la prossima stagione, con il passaggio al professionismo.

 

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A inizio 2022, proprio pochi giorni dopo il suo compleanno, Giacinti ha lasciato il Milan (di cui era capitano) per approdare in prestito alla Fiorentina guidata da Patrizia Panico, una che ha fatto la storia del calcio femminile, da attaccante. Il ruolo, guarda caso, è lo stesso. “È il mio modello da quando ero piccola: a fine partita la aspettavo per una foto insieme ed ora mi allena. Potrà darmi tantissimi consigli in vista dell’Europeo”, ha affermato Giacinti, dimostrando di voler voltare pagina dopo la separazione improvvisa e dolorosa dal Milan dove giocava dal 2018.

 

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“Il significato che questi colori hanno per me non sbiadirà mai. Sei casa mia e dirti “arrivederci” Milan è una delle decisioni più difficili che mai mi sarei immaginata di dover prendere. Voglio dirvi però che i messaggi d’amore che sto ricevendo da tutti voi sono la mia vittoria più bella. A voi, milanisti e non solo, voglio dirvi grazie. È straordinario il vostro affetto e quello che avete lasciato in me”. Questo è il post pubblicato da Giacinti sui suoi profili social una volta definito il trasferimento. Temeva di essere bersagliata da tifosi e non per una scelta destinata inevitabilmente a far discutere, per modalità e tempistiche, ma soprattutto perché ha riguardato una giocatrice che oggi è considerata un punto di riferimento per le bambine desiderose di ripercorrerne le orme. “Mi fa piacere essere un esempio per loro. Anche io avrei voluto avere un modello”. E invece i supporter rossoneri, pur delusi per il cambio di maglia, le hanno comunque mostrato vicinanza e riconoscenza.

 

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“Significa che qualcosa di positivo al Milan l’ho fatto”, ha commentato. Certo, quello degli insulti sui social rimane un problema che purtroppo tocca da vicino anche il calcio femminile, nel quale secondo Giacinti non si è ancora sufficientemente abituati a gestire la popolarità e le più giovani rischiano di subire in misura maggiore gli effetti della cattiveria perpetrata dai cosiddetti leoni da
tastiera attraverso commenti offensivi. Quando lei era una bambina la questione non aveva certo la stessa centralità.
Altri tempi. Quelli in cui giocava (e già segnava) nella scuola calcio della Val Cavallina Entratico, nella Bergamasca, non lontano da Borgo di Terzo, dove è cresciuta.

 

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Si è innamorata di questo sport vedendo le partite di papà Massimo, che oggi è il suo primo tifoso.
L’esordio in serie A a soli 16 anni con l’Atalanta è stato l’ennesimo segnale di una carriera che si preannunciava promettente, piena di gol, successi e gratificazioni. E caratterizzata da scelte radicali, come quella di andare negli Stati Uniti, a 19 anni, per giocare nel Seattle, in prestito dal Napoli.
Un’esperienza breve ma intensa e formativa, in un paese nel quale il calcio femminile è valorizzato più di quello maschile. Tornata in Italia, si è affermata nel Mozzanica, con cui in un quadriennio (dal 2013 al 2017) ha realizzato oltre 100 gol, per poi confermarsi al Brescia. La personale consacrazione l’ha però vissuta al Milan: capitano e goleador, una figura imprescindibile in campo e nello
spogliatoio. Il poker rifilato all’Inter nel marzo 2021 è entrato di diritto nella storia del club: un exploit che le è valso i complimenti meritatissimi di Josè Altafini (pure lui segnò quattro reti in un derby) e Bobo Vieri, uno dei suoi idoli assieme allo spagnolo Alvaro Morata, da lei stimato sia come attaccante, sia come persona. E da cui cerca di prendere spunto, osservandolo, per migliorare
ancora. “Attorno a me ho bisogno di persone che vogliono fare qualcosa in più: mi è scattato qualcosa dentro”, ha raccontato in un’intervista a La7, che trasmette in chiaro la partita più suggestiva di ogni giornata di campionato, oltre a Coppa Italia e Supercoppa (ospite fisso dello studio pre e post gara è Antonio Cabrini, l’ex ct che nel 2015 l’ha fatta debuttare in Nazionale).

 

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Una frase riferita al suo passaggio alla Fiorentina, ma che è anche il riflesso del suo modo di concepire il calcio. Non a caso, la canzone che sceglierebbe per accompagnare ogni gol è “Zitti e buoni” dei Maneskin. E quella fuori dal campo? “Albachiara” di Vasco Rossi. “Come giocatrice sono aggressiva, come persona è il contrario: tendo a fidarmi troppo, ma ci sto lavorando”. Adesso le atlete, con l’ingresso dei top club nel calcio femminile, sono messe nelle migliori condizioni per svolgere l’attività. Giacinti ha ricordato che in passato non era affatto così: si allenava la sera, spesso su campi ghiacciati o pesanti, quasi sempre con le stesse divise. Ma bastava la passione per superare ogni difficoltà. “Per le ragazze di oggi è tutto più semplice, hanno tutto già pronto. Non tutte sanno quanto abbiamo lottato per averlo”, rammenta Giacinti. Lei, la predisposizione al sacrificio non l’ha mai persa, nemmeno quando si è guadagnata lo status di “campionessa”, anche con la Nazionale: gli Europei sono l’obiettivo primario di quest’anno, i Mondiali del prossimo.
Dei suoi tanti tatuaggi, uno in particolare ne rispecchia la visione del calcio e non solo: “Impossible is nothing”. Abituata a crederci sempre e mollare mai, continuando a fare ciò che meglio riesce: segnare.

 

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