Chiara Bordi, una miss…nata vincente!

John Travolta
2 novembre 2018
IperSoap Magazine di novembre
2 novembre 2018

tratto da IperSoap Magazine n. 11 novembre 2018 p. 68, a cura di Federica Marini

Ci sono persone che nascono vincitrici, perché dimostrano fin da giovanissime una forza d’animo fuori dal comune. Tra queste c’è Chiara Bordi, di Tarquinia, terza classificata a Miss Italia 2018 andata in onda su La7, la famosa miss con protesi. Diciotto anni, iscritta al quinto anno di liceo classico, l’hanno sostenuta personaggi di spettacolo e politici, da Fiorello a Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Nicola Zingaretti, Miriam Leone. Eppure sui social ha dovuto combattere attacchi insensati e violenti del tipo “sei storpia, la gente ti voterà solo per pietà”. Lei ha risposto così “A me mancherà un piede, ma a voi manca il cervello”. Tra leggerezza e profondità, Chiara, che lavora già come modella, da anni gira tra le scuole di Roma e Viterbo per raccontare la propria esperienza. Collabora con il progetto INAIL che fa capo al sito www.superabile.it. “Ho notato che per qualcuno è difficile accettare la disabilità altrui, ma la gente è diffidente solo perché non conosce la normalità delle nostre vite.” Su Instagram oggi si definisce Bionic Model e vuole proporre un concetto di bellezza nuovo, diverso.

Come è arrivata a Miss Italia?

Merito dei miei genitori, che mi hanno detto “Sarebbe un bel messaggio se tu partecipassi”, ero un po’ titubante. Ma non ho mai puntato alla vittoria, per me era molto più importante riuscire a far passare l’idea che la bellezza non sta in due gambe perfette, ma in un corpo che racconti qualcosa. L’organizzazione del concorso mi ha chiesto se avessi problemi a sfilare in costume, se preferissi farlo in pantaloni. Ho risposto che la mia protesi fa parte di me, e mi andava bene la vedessero tutti.

Cosa pensa degli attacchi social ricevuti?

Mi fanno sorridere, magari la gente parla per invidia o frustrazione, per gli obiettivi che tu raggiungi e altri no. E comunque, in proporzione, le critiche sono state una minoranza rispetto alle parole di sostegno che ho ricevuto, quelle sì innumerevoli. In realtà non esiste critica che possa spegnere l’entusiasmo e il senso di sfida che provo verso me stessa. Ora più che mai.

Momenti down ne ha mai?

Come tutti, non sono un’eroina, a volte me la prendo col destino. Ma se penso alla sera dell’incidente e agli obiettivi che ho raggiunto oggi, salendo su quel palco di Miss Italia, cambia tutta la visione del mio presente e del mio futuro.

Pare che lei abbia ben superato ciò che le è successo. Le va di raccontarcelo?

A 13 anni ho accettato un passaggio in motorino da un amico e dopo 10-15 metri una macchina in contromano ci ha preso in pieno. Sono arrivata al Gemelli in fin di vita, avevo perso molto sangue. Sono stata sottoposta a 12 ore di intervento. Poi a quindici interventi di cui tre di amputazione, nei due anni successivi. Ringrazio la mia famiglia e mia sorella, che mi è stata particolarmente vicina. Non faceva altro che raccontarmi storie legate a persone che nella vita, con la protesi, avevano comunque realizzato grandi obiettivi.

Ricorda cosa ha provato in ospedale?

La gioia di essere viva, che era ciò che mi diceva sempre mia madre. Non sapevo se sarei tornata a camminare, a ballare hip hop come prima. Ho mantenuto sempre il sangue freddo, e non ho mai perso lucidità, neanche durante quella sera. Poi è arrivato un periodo in cui avevo paura. Insomma, non sapevo immaginarmi la mia vita. In ospedale è venuta a trovarmi una mia compaesana di quarant’anni, a cui manca un piede. Lei ha cominciato a raccontarmi la sua vita con la protesi. Le facevo un sacco di domande. Ed è arrivato per lei il momento di indossare una protesi tutta sua. Lì mi si è aperto un mondo, sono tornata a camminare, mi sentivo una bomba. Volevo fare di tutto e sùbito, è stato un periodo bellissimo. Certo, ancora oggi vado spesso al centro protesi per regolarla, perché sono in fase di crescita. Ma con una regolare attività fisica riesco a camminare in modo praticamente normale.

Quali altri timori aveva?

Quelli più naturali, cioè che non avrei potuto avere una vita normale, che nessun ragazzo mi si sarebbe mai avvicinato, che avrei fatto fatica a crescere dei figli miei. Poi ho capito che se sei tranquilla con te stessa, se ti mostri sicura, tutto il resto viene da sé. Ho conosciuto col tempo il mio attuale fidanzato, Matteo, che ha tre anni più di me.

E ora com’è la sua giornata tipo?

Appena mi sveglio mi infilo la protesi, la tengo da mattina alla sera. Così posso fare tutto ciò che mi va. Ho il patentino di guida, di tanto in tanto pratico scalata e pattinaggio. Non amo stare ferma. In futuro vorrei studiare medicina. Magari fare il chirurgo o lavorare in ambito sanitario. Vorrei aiutare chi soffre. Credo di saperne qualcosa.

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