Shopping croce e delizia

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Alzi la mano quella donna che, almeno una volta nella vita, non abbia desiderato essere nei panni di Julia Roberts in Pretty Woman, carica di pacchi a passeggio lungo la lussuosissima Rodeo Drive. Un sogno quello di guardare, entrare, provare, non badare al prezzo e uscire soddisfatta, spensierata e senza senso di colpa.

tratto da IperSoap Magazine n. 12 novembre 2018 p. 30, a cura di Lara Venè

È lo shopping, croce e delizia della maggior parte delle donne, pare addirittura per ragioni di genetica. Uno studio condotto ormai dieci anni fa dai ricercatori della School of Public Health dell`Università del Michigan (Stati Uniti) guidati da Daniel Kruger pubblicato sul Journal of Social, Evolutionary & Cultural Psychology dimostra come e perché lo shopping sia femmina. È una questione antica, legata all’evoluzione della specie. “Con questo studio – asserisce Kruger – abbiamo le prove che i comportamenti che sono stati importanti per l`evoluzione della specie, come la caccia e la raccolta, riemergono anche nell’ambiente moderno e consumistico della società attuale”. Così, se gli uomini per garantire la sopravvivenza della prole, dovevano essere il più rapidi possibile nel cacciare per riportare la carne a moglie e figli (e questo giustificherebbe, quindi, l`insofferenza tipicamente maschile nel soffermarsi troppo a lungo in un unico posto), le donne, al contrario, erano deputate a decidere quale territorio fosse più ricco di raccolto il che spiegherebbe la dote, generalmente femminile, di indugiare per più tempo in un solo luogo. Riferita allo shopping, secondo lo studio, la teoria evoluzionista spiegherebbe il motivo per cui generalmente la donna ami lo shopping e l’uomo no: “l`uomo – rivela Kruger – vede il centro commerciale solo come funzionale a comprare ciò che serve, e una volta effettuato l`acquisto necessario è portato ad abbandonare rapidamente il luogo della “caccia”. Al contrario la donna è naturalmente portata a studiare il territorio e ciò che esso offre, e quindi “deve” temporeggiare e “deve” passare più tempo in un posto per carpirne i segreti”. Ecco perché la donna prima di effettuare un acquisto impiega spesso molto tempo, guarda, valuta, compara e alla fine sceglie, Mentre l’uomo individua il negozio più adatto, entra e in pochi minuti acquista ciò di cui ha bisogno. Talvolta in serie: tre paia di pantaloni, quattro camicie, due maglioni, tre cravatte, due cinture e stop. E con quello ci si veste, spesso per alcuni anni! Una cosa impensabile per le donne! Impensabile e impossibile!

Già, perché un uomo non può capire che non è possibile per una lei passare l’inverno con tre/quattro paia di scarpe. Che ce ne vogliono molte molte di più: quella alta per il pantalone palazzo, la stringata per quello a sigaretta, lo stivaletto per il jeans stretto, la sneakers meglio per quello largo in alternativa al tacco, la décolleté per la sera e poi gli stivali bassi, alti, medi etc etc. E ne servono di colori diversi. Devono essere abbinati alla borsa o almeno al foulard. Di quelli obbligatorio averne tantissimi. E come si fa a far capire ad un uomo che non esistono solo i colori base? Che esiste il rosso bandiera, il rosso Cina, il rosso bordeaux, il rosso mattone, quello fragola e il rosso ciliegia e che l’arancio diventa salmone, aragosta, corallo, albicocca solo per dirne alcuni. Per non parlare poi dei prodotti per la bellezza. Da quelli che soddisfano tutte le esigenze dei capelli agli antiage per il viso, liftanti, schiarenti, antimacchia, all’infinità di creme per il corpo: vellutante, modellante, drenante, idratante, rassodante, anti-cellulite. Il make up è un altro mondo a parte. Da perderci la testa: in questo caso i colori diventano infiniti, le tonalità e gli effetti quasi magici. E ce n’è abbastanza per capire perché la maggior parte degli uomini non sopporta fare shopping con la propria compagna, moglie o sorella. Non ce la fa, si snerva, si stressa, talvolta sbadiglia annoiato, talvolta diventa nervoso.

“Avete presente quando incrociate un bel ragazzo che vi sorride, e il cuore vi si scioglie come una noce di burro sul pane tostato caldo? Io mi sento così quando vedo un negozio… Solo che è meglio! Infatti un uomo non ti amerà nè ti tratterà mai così bene come un negozio. Se un uomo ti sta stretto non puoi cambiarlo entro 7 giorni con uno splendido golf di cashmere! Un negozio ha sempre un buon profumo! Un negozio può risvegliarti la libidine per cose di cui neanche immaginavi di aver bisogno! E quando le tue mani afferrano quelle buste nuove e scintillanti… Oh sì!”

Rebecca Bloomwood nel film “I love shopping”, anche esagerando, spiega più o meno come si sente una donna quando pratica lo shopping. Come si fa a spiegarlo a lui? Impossibile. Meglio condividere l’esperienza con un’amica. Meglio ancora se diventa l’occasione per ritrovarsi, scambiare due chiacchiere, bersi un caffè e darsi consigli.

QUANDO LO SHOPPING DIVENTA PERICOLOSO

sia un ottimo antidoto contro ansia e depressione. Può rendere felici e aumentare l’autostima. A patto però di non esagerare e di non compromettere la propria stabilità economica. Perché altrimenti diventa una vera e propria patologia creando problemi sociali ed economici anche molto gravi. “In Italia – spiega la Dott.ssa Simona Bianchi, psicologa, esperta in dipendenze presso l’Azienda Usl Toscana nord ovest – quella dello shopping compulsivo non è riconosciuta ancora nel manuale diagnostico come una dipendenza comportamentale come invece avviene in America dove esistono dei gruppi attivi sulle dipendenze da shopping. In Italia ancora no, forse ci arriveremo se si considera che viviamo nella società delle dipendenze e l’uomo occidentale è l’uomo delle dipendenze.” Quando lo shopping è terapeutico e quando diventa patologico? “Quando una persona si fa un regalo per gratificarsi di un lavoro fatto o di un risultato raggiunto o perché magari ha guadagnato di più, quello è un acquisto terapeutico con cui ci si gratifica e non incide negativamente sulle finanze. Una persona affetta da shopping compulsivo invece, compra anche cose inutili e si indebita a tal punto da mettere in atto comportamenti dannosi per se stessa e per la famiglia come accade nel gioco d’azzardo. E a quel senso di frenesia per l’acquisto si sostituisce subito dopo il senso di frustrazione e di vergogna. Allora la vittima sente il bisogno di liberarsi dell’oggetto comprato, lo nasconde o lo getta.” La Dott.ssa Bianchi racconta di un caso emblematico che esiste in letteratura che rende bene l’idea ed è quello di una shopper compulsiva che per tre volte di seguito ha comprato lo stesso paio di scarpe che poi, colta da frustrazione e vergogna, ha buttato. Ma non potendone fare a meno ha ricomprato di nuovo indebitandosi tragicamente. Quello di buttare gli oggetti comprati spiega la Dott.ssa – è un meccanismo difensivo e magico secondo cui butto via il corpo del reato e lo faccio sparire.” Come uscirne? “Intanto -spiega la Dott.ssa – si deve capire se esiste una patologia primaria per cui lo shopping può rappresentare una strategia per uscire e difendersi da un malessere. È necessario poi aiutare il soggetto a riconoscere la dipendenza. In questo caso ottimo è il lavoro di gruppo, la condivisione con le altre persone che hanno lo stesso problema.”

SHOPPING NATALIZIO

Quello natalizio non è uno shopping divertente. Almeno per la maggior parte degli Italiani che vive con stress il momento dell’acquisto del regalo. I sondaggi ogni anno ci dicono che lo shopping natalizio è motivo di ansia per otto consumatori su dieci. Il traffico in città che si paralizzano, il tempo che diventa sempre meno, il parcheggio che non si trova, l’indecisione, l’idea che manca. E le file alle casse. Sono un mix tremendo che causa ansia e nervosismo. E addirittura rischia di suscitare insofferenza all’interno della coppia. Il modo diverso di affrontare lo shopping, la resistenza media nei negozi che è diversa tra uomo e donna, l’indecisione di lei e l’irritazione di lui, rischiano di rovinare la ricorrenza del Natale. E allora è bene organizzarsi e correre ai ripari: gli esperti dello shopping ogni anno consigliano di cominciare per tempo, fare una lista scritta dei regali che si vogliono fare in relazione alle persone che dovranno riceverli. E per evitare litigi di coppia pare sia meglio pianificare insieme, ma acquistare da soli o in compagnia dell’amica con cui consigliarsi e scambiarsi le idee. E il Natale sarà salvo…. fino a quello del prossimo anno!

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