Paola Turci
paola turci

PAOLA TURCI

Le cicatrici, non solo quelle del viso, Paola Turci le porta sempre dentro di sè. Non le nasconde più, anzi.
Negli anni ha imparato a farne un punto di forza. C’è un prima un dopo. Con il Sanremo 2017 che ha fatto da spartiacque.

 

 

tratto da IperSoap Magazine n. 5 maggio 2019 p. 83, a cura di  Santo Pirrotta

 

Quella “Fatti bella per te” era indirizzata alle donne ma sopratutto a se stessa. Ora che Paola ha trovato la forza che le serviva per ricominciare si mostra più sexy, con abiti senza reggiseno che spesso osano, e coraggiosa. Dal nuovo disco, “Viva da morire”, le piace ripetere che bisogna “aspettarsi di tutto”. “Al contrario del precedente – spiega – non c’è l’io predominante ma il noi, il bisogno e la bellezza di avere qualcuno accanto”. Il titolo del disco, che è poi anche lo stesso del singolo che lo ha anticipato in radio e sugli store digitali, ha una storia particolare: “La canzone è stata scritta da Pula+ e da Luca Chiaravalli che in origine l’avevano pensata per J-Ax. È stato proprio nello studio di Ax che Luca me l’ha fatta sentire e ho pensato che quella canzone non potevo non cantarla, perché è un storia che racconta di me, dalla mia voglia di mordere la vita. Non l’ho nemmeno provinata, l’ho cantata e basta e ho deciso che il titolo del disco sarebbe stato quello”.

 

paola turci

 

Sono passati quasi 30 anni dagli inizi, nei quali la carriera della Turci si è sviluppata attraversando diverse fasi artistiche, corrispondenti ognuna ad una continua ricerca personale. La sua discografia racconta i primi felici esperimenti cantautorali come “Ragazza sola, ragazza blu” ma anche gli album più “ambiziosi” come “Ragazze” e “Una sgommata e via” usciti prima del grande successo arrivato con “Oltre le nuvole” e “Mi basta il paradiso” alla fine degli anni ‘90. Gli anni Duemila hanno invece coinciso con un ritorno all’intimo, raccontato in dischi come “Questa parte di mondo” e “Tra i fuochi in mezzo al cielo”, intervallati dal live “Stato di calma apparente” e seguiti, tra il 2009 e il 2012, da una vera e propria trilogia dedicata all’amore, al femminile e al suo sguardo sul mondo. Senza dimenticare il famoso 15 agosto del 1993, quando in Calabria un incidente in auto le procurò una grave ferita al lato destro del volto. Ci sono voluti ben 13 interventi, di cui dodici solo all’occhio per tornare alla normalità.

 

paola turci

 

 

L’ultimo lavoro completa “il percorso fatto in questi anni, un tragitto cominciato con la ricerca di sè e del volersi bene, passando per i racconti personali di vari momenti che ho vissuto, per arrivare a vedere chiaramente la presenza di una figura di riferimento. È un po’ un modo per dire che nasciamo e moriamo da soli, ma durante il corso della nostra vita cerchiamo sempre qualcuno accanto su cui contare, che sappia condividere le nostre paure e incertezze. Ecco, un po’ di carezze”. L’ascolto parte con “L’ultimo ostacolo”, la canzone portata da Paola al Festival di Sanremo. Paola incolpa Claudio Baglioni della sua partecipazione: “Non ci sarei andata, dopo sedici anni di assenza essere li’ due volte in tre anni mi sembrava troppo ravvicinato. Ma Claudio mi ha invitata, in verità mi voleva già lo scorso anno. Non ce l’ho fatta a dirgli di no due volte, subisco il fascino degli uomini così in gamba e intelligenti”.

In scaletta ci sono dieci brani, prodotti da Luca Chiaravalli, che hanno ognuna un arrangiamento musicale proprio, in cui è racchiuso il passato, il presente, il futuro. Paola Turci adolescente sulla vespa 50, Paola Turci sospesa nel passato e viva ne presente, ricca di desideri per il futuro. E sono molti gli autori importanti che hanno collaborato con lei, da Shade a Nek, a Federica Abbate, Giulia Anania, Andrea Bonomo, Davide Simonetta e Gianluigi Fazio: “Canto il mio presente ma anche il mio passato e il futuro, in tanti modi come non avevo ancora fatto, a partire dai timbri vocali che non avevo sperimentato prima. Il titolo non è solamente un gioco di parole o un ossimoro, ma è proprio una dichiarazione d’intenti. Non c’è vitalità più forte di chi si accorge di essere sopravvissuto a qualcosa e capisce che da lì può solo essere una ripresa”. L’album diventa imprevedibile perché tra “Le Olimpiadi tutti i giorni” con un featuring inaspettato di un rapper come Shade arriva a “Viva da morire” e a una canzone visionaria come “Prima di saltare”: “Sono una serie di immagini di me adolescente, di me bambina, di me capricciosa, di me che guardo ciò che avviene nel mondo con malinconia però sempre senza perdere la speranza. È un disco eclettico e eterogeneo”. “La vita copiata in bella” è ad esempio una canzone malinconica sullo stato di decadenza del nostro Paese e che in certi tratti mi ricorda Lucio Dalla. L’ha scritta per me Fabio Ilacqua, con il quale avevo già collaborato e che nei suoi testi riesce sempre a mettere una visione sociale e politica che mi rappresenta”.

 

 

paola turci

 

La Turci canta quello che sente e ma anche le persone da cui ha dovuto separarsi: “Ho cominciato a raccontare di mio padre quando l’ho perso quattro anni fa e in tante occasioni il suo ricordo si è fatto vivo, prima di salire sul palco di Sanremo così come quando ho ascoltato per la prima volta la canzone che poi sarebbe diventata ‘L’ultimo ostacolo’. Un passo del testo mi ha riportato all’ultimo momento della sua vita, che io ho passato con lui. Ho sentito il bisogno di ritrovare la sensazione di una mano paterna che ti accompagna”.

La cantautrice romana presenterà il nuovo lavoro in due date live di anteprima il 13 maggio al Teatro Arcimboldi di Milano e il 20 all’Auditorium Parco della Musica di Roma, poi al via dal 12 novembre (da Torino) il tour nei teatri: “Sarà uno spettacolo centrato su questo disco e sulla mia storia, una festa piena di momenti emotivamente da trattenere il fiato. Voglio fare uno show che possa essere ricordato”.

 

 

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