L'Inglese e Noi

L’Inglese e Noi

 

Usiamo un sacco di anglicismi e diciamo in inglese quello che potremmo tranquillamente dire in italiano. E poi, quando ci troviamo all’ estero annaspiamo e ci affidiamo alla particolare mimica italica e sembriamo Alberto Sordi nelle sue esilaranti performance di “Un americano a Roma”.

 

tratto da IperSoap Magazine n. 10 ottobre 2019 p. 28, a cura di  Anna Greco

 

Ironia o maledizione: nel linguaggio corrente gli italiani fanno un uso diffuso di parole inglesi, alcuni esperti dicono addirittura che ne usino circa tremila. Alcune parole o espressioni sono ormai diventate linguaggio comune e non ce ne rendiamo neppure conto. Ci sono settori, come quello dell’informatica, la tecnologia, della comunicazione o della finanza, che senza l’inglese ormai non sarebbero forse più comprensibili. Ma diciamoci la verità, in molti altri casi o nel linguaggio quotidiano talvolta ci lasciamo prendere un po’ troppo la mano. E si ricorre all’english perchè forse fa moda e chissà perchè magari in alcuni ambiti ci sembra ci faccia apparire più preparati e al passo con i tempi. Così, vada ormai per week end al posto di fine settimana, ma sentire misunderstanding invece di malinteso o winebar per definire un’enoteca, pura tradizione italiana, proprio non ci si fa.

 

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A dispetto di questo uso esagerato di termini inglesi secondo i dati di Education First EPI, il più ampio rapporto internazionale sulla competenza dell’inglese nel mondo, gli italiani hanno una conoscenza «moderata» della lingua inglese. Sebbene ci provino e magari riescano a comprenderne anche il significato, in generale si trovano in difficoltà nella conversazione. Eppure l’inglese viene studiato a larghissima maggioranza in tutte le scuole del paese a partire dalle elementari (si tocca il 100% tra gli 11 e i 15 anni) e, secondo l’Eurostat, l’Italia è ampiamente sopra la media europea.

Perchè? “Sicuramente – ci spiega Elaine Broadley insegnante madrelingua inglese in Italia da molti anni – il sistema scolastico italiano non aiuta. Per esempio, ai licei si fa tanta letteratura quando gli studenti non hanno nemmeno una conoscenza solida della lingua e in generale fanno poca pratica, cioè poca conversazione. Mentre, ad esempio, quando frequentavo la scuola, cioè 40 anni fa, si faceva un’ora alla settimana di conversazione con una persona di madre lingua con un gruppo ristretto di studenti”.

 

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Gli scogli maggiori della lingua inglese sono la pronuncia, l’uso degli articoli, parole simili all’italiano che però in inglese hanno un significato diverso, i cosidetti “false friends”. Tutte cose non da poco perchè, cambiando la pronuncia di una parola se ne cambia l’intero significato. Con il risultato di non capire o di non farsi capire. Tuttavia sembra che, lentamente, si possa parlare di un miglioramento. Elaine, che si è trasferita in Italia dove ha lavorato in vari settori e ha insegnato in diversi corsi di formazione professionale e in molte scuole medie e superiori soprattutto per il conseguimento degli esami Trinity e Cambridge, dice che il livello si è alzato: “mi sento di dire che il livello di conoscenza e pratica dell’inglese si è alzato, non solo perchè i ragazzi all’età della scuola superiore sono più preparati, ma forse anche perché riescono ad avere più occasioni di pratica, grazie a internet e ai viaggi che sono più frequenti”.

 

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E questo ci consola, sfatando un po’ la credenza comune secondo cui ci sia una mancata predisposizione ad imparare un’altra lingua. In realtà, se si può migliorare, non sarebbe proprio così. Ma allora perchè i nostri cugini europei parlano meglio di noi e soprattutto la percentuale di persone che conosce e pratica l’inglese è superiore? “I popoli del nord Europa, dove l’inglese si parla molto – fa notare Elaine – crescono con la tv e i mass media in generale in lingua originale, non come in Italia”. Poi ci sono anche altri fattori. Le contaminazioni ad esempio. Questo spiegherebbe perchè, come fa notare ancora Elaine “anche nel mediterraneo con una forte tradizione di turismo con la Gran Bretagna, tipo la Spagna, il livello di inglese è alto. Oppure perchè, dopo gli olandesi, che parlano un ottimo inglese, sono probabilmente gli scandinavi a parlare meglio la lingua della regina: sono paesi piccoli con un bisogno di creare rapporti altrove. Così come in un altro paese, Belgio per esempio. Ho insegnato nella parte francese, c’erano studenti che vivevano nella parte fiamminga oppure al confine con la Germania o in Germania e venivano a scuola nella parte francese per cui erano abituati a parlare già 2/3 lingue e di conseguenza avevano sviluppato una predisposizione all’apprendimento di altre lingue. E il livello del loro inglese, anche a livello scolastico mi ricordo era molto alto”.

Quindi nulla è impossibile. E anche l’inglese si può imparare, basterebbe inserirlo nella nostra quotidianità. Dovremmo essere in grado di vivere situazioni reali, praticarlo e contestualizzarlo: “purtroppo – fa notare Elaine – fuori dalle grandi città non è che ci siano tante possibilità di parlare. Come in tutte le cose ci vuole pratica e tanta costanza”.

 

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LO DICIAMO IN INGLESE
Dalla cosmesi al lavoro, dallo sport alla politica, nel nostro linguaggio corrente ormai sono tante le parole o i modi di dire in inglese che hanno sostituito le equivalenti parole italiane. Sono entrate a pieno titolo nella nostra lingua e, magari, nemmeno ce ne accorgiamo!
Eccone solo alcune, divertiamoci a trovarne altre..
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