Jannik Sinner
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Jannik Sinner

 

Da molti considerato un predestinato, Jannik Sinner
non è più solo una promessa del tennis azzurro.
Per lui parlano i risultati, la cui rilevanza aumenta
in considerazione della giovanissima età
(16 agosto 2001, la data di nascita).

 

tratto da IperSoap Magazine n. 1 gennaio 2020 p. 72, a cura di  Gabriele Noli

 

 

“Sarà sicuramente la prossima stella che tutti seguiranno. È un ragazzo che si impegna e lavora sodo”, l’“incoronazione” di Novak Djokovic, che nel terzo millennio assieme a Roge Federer e Rafa Nadal ha riscritto la storia del tennis, a suon di record e trionfi. Nessuno può sapere se Sinner raggiungerà mai quegli stratosferici livelli, ma ogni giorno si allena svariate ore (quando non è impegnato nei tornei, ovviamente) per riuscirci. In un’occasione pure con lo stesso Djokovic e, prima ancora, con Federer. “È molto bello poter giocare con questi grandi campioni, cercare di carpire i loro segreti”. Un modo per prendere confidenza con chi da ormai due decenni rappresenta l’élite del tennis mondiale. Il 2019 è stato l’anno dell’altoatesino: la vittoria alle NextGen Atp Finals – la competizione riservata ai migliori atleti under 21 disputata a novembre a Milano – gli ha permesso di attirare ancor più su di sé il sostegno dei tifosi e l’attenzione dei media, convinti che Jannik possa davvero diventare l’icona del tennis italiano in un periodo comunque positivo, visto che Matteo Berrettini si è conquistato con merito l’ingresso nella top10 della classifica mondiale e l’accesso alle Atp Finals, sempre a novembre. Al PalaLido Sinner ha impressionato tutti per la tenuta fisica e mentale: ed è proprio questo l’aspetto che maggiormente lo caratterizza, una rimarchevole capacità di tenere i nervi saldi, sapendo gestire con lucida freddezza ogni fase di match, anche quelle più delicate. In pochissimi ci riescono, alla sua età. Non è affatto un mistero che Sinner sia convinto dei propri mezzi, lui stesso lo ha ammesso in diverse interviste: “Mi espongo senza timore e non è una questione di presunzione. Io cerco di ottenere ciò che voglio, il potenziale non manca: devo comunque progredire in tutto. La mia testa è la sola cosa che posso controllare. Sapere che in molti mi definiscono un predestinato non mi pesa, però ne sono consapevole”.

 

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Nel meraviglioso 2019 dell’altoatesino non c’è soltanto la conquista delle NextGen Atp Finals (è il più giovane vincitore nella storia della competizione), ma anche quella di tre Challenger: a Bergamo, Lexington (negli Stati Uniti) e Ortisei. A questi successi si aggiungano l’accesso per la prima volta al tabellone principale di un torneo dello Slam (gli Us Open, battuto dallo svizzero Wawrinka dopo aver superato tre turni di qualificazione) e la semifinale di Anversa (un inedito per lui nel circuito maggiore): risultati che gli sono valsi l’accesso nella top100 mondiale, salendo addirittura al 78° posto a fine anno, con 473 posizioni scalate rispetto all’epilogo della stagione precedente. I numeri raramente mentono, quelli di Sinner ancora meno. E pensare che ha rinunciato alla possibilità di partecipare alla Coppa Davis con l’Italia proprio per focalizzarsi sulla preparazione in vista del 2020. “Ho giocato molte partite quest’anno, ecco il perché della rinuncia. Ma io sono e mi sento italiano, mi piacerebbe disputare la Davis e magari vincerla”. L’ambizione di Sinner si percepisce facilmente in ogni frase che pronuncia. Lo sport ha caratterizzato la sua infanzia e adolescenza: sino ai 13 anni però la disciplina prioritaria era lo sci ed anche in quel caso con risultati ragguardevoli, dato che nel 2008 si era laureato campione italiano a livello giovanile. Mamma Siglinde e papà Hanspeter lavorano in un rifugio a San Candido, in Alta Val Pusteria.
Per Jannik il tennis era un piacevole hobby, a cui dedicarsi se e quando c’era tempo. A 13 anni, però, la svolta, con l’addio alle gare sugli sci ed un drastico ribaltamento delle priorità. Dal 2014 in avanti il tennis sarebbe divenuto il suo sport. In Alto Adige Sinner si allenava con Hebi Mayr: su segnalazione di un collaboratore, Max Sartori (coach, tra gli altri, di Andreas Seppi) lo visionò personalmente e, sorpreso dalle qualità di Sinner, decise di mostrarlo a Riccardo Piatti, uno dei principali allenatori nel circuito internazionale.
Fu una folgorazione, un colpo di fulmine tennistico. Di lì a breve il neppure adolescente Jannik si sarebbe trasferito a Bordighera per intraprendere il percorso verso il tennis dei grandi. Nessun ostracismo da parte dei genitori, che anche negli anni a seguire mai hanno interferito con il lavoro dello staff tecnico del figlio, garanzia di maggior tranquillità e minor stress per il figlio stesso.
Che comunque non ha sofferto particolarmente per la lontananza da casa, rimanendo concentrato sui passi da compiere per crescere bene e in fretta.

 

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Sinner ha imparato da subito a misurarsi con atleti di alto livello, più grandi, esperti e forti di lui, logica conseguenza della scelta di Piatti di ridurre sensibilmente l’attività nel circuito Junior proiettando il suo allievo in quello professionistico.
“Una decisione estremamente importante per me, sono felice di poter prendere parte a grandi tornei”, la reazione di un Sinner sempre più abituato ai complimenti, alle pressioni e a tutti quei fattori che fanno da corollario a ciò che accade in campo. “È normale. C’è anche chi critica, senza capire quanto questo sport sia faticoso e complicato. Ciò che conta è fregarsene”. Sicurezza e personalità, prerogative indispensabili per affermarsi in un contesto nel quale la competizione è perennemente agguerrita, tra giovani che come lui vogliono imporsi e veterani che a dispetto dell’età non intendono cedere il passo. “L’obiettivo è diventare numero 1 del mondo, non ho timori a dirlo. Credo di potermela giocare con tutti”, non si è fatto troppi timori a dichiarare dopo il trionfo alle NextGen Atp Finals. Quasi una dichiarazione di sfida all’intero circuito.
L’Italia si augura che abbia ragione lui.

 

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