Luca Zingaretti
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Luca Zingaretti

Bentornato Commissario Montalbano!

 

Luca Zingaretti non è solo il volto del Commissario Montalbano,
per molti italiani lui è il Commissario Montalbano. Soprattutto da
quando il suo vero padre, lo scrittore Andrea Camilleri, è scomparso.
In oltre vent’anni lo hanno visto in televisione un miliardo e 200 mila
spettatori, in Italia e nel mondo, la sua Vigata, luogo immaginario, è
diventata una sorta di terra di culto e il suo volto è rassicurante come
quello di un vecchio amico, burbero, ma onesto.

 

tratto da IperSoap Magazine n. 4 aprile 2020  p. 42,  a cura di  Cloe D. Betti

 

 

Nei due nuovi episodi “Salvo amato, Livia mia” e “La rete di protezione” andati in onda lo scorso mese su Raiuno, per la prima volta Zingaretti non è stato solo attore, ma anche regista. Una scelta quasi obbligata, dopo la morte dello storico regista Alberto Sironi, proprio mentre erano in corso le riprese. «Purtroppo Alberto è riuscito a restare sul set una sola settimana  – ha spiegato l’attore – Poi abbiamo deciso che avrei preso io in mano la regia. E’ stata un’impresa ciclopica, non c’è stato giorno in cui non mi chiedessi cosa avrebbero detto sia Camilleri che Sironi. Ho cercato non di fare la mia regia, ma di capire quella di chi mi aveva preceduto. Di mio ho messo una certa melanconica dolcezza». Affezionato al Commissario quasi come a un fratello, l’attore non riesce ancora a immaginare quale futuro lo aspetterà, anche perché oltre a Camilleri e Sironi, è scomparso anche lo scenografo Luciano Ricceri, dalle cui mani la Sicilia di Montalbano è uscita plasmata come creta.

 

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Potrà andare avanti il Commissario senza le sue colonne portanti? «Posso scegliere di prendere il testimone e arrivare alla meta – ha confessato – Ma posso anche fermarmi e chiedermi se ha senso dopo vent’anni continuare a insistere. Potrei anche scoprire che mi fa troppo dolore tornare sul set senza i miei amici e complici. Voglio far sedimentare questo dolore e riflettere per vedere se è il caso di finirla qua o concludere in bellezza con l’ultimo romanzo di Camilleri». Ma sarà il pubblico a chiedere all’attore di tornare ancora a fare indagini, perché non è ancora pronto all’addio che comunque non avverrà prima di un nuovo episodio, tratto dal libro “Il metodo Catalonotti”, già girato insieme ai due andati in onda a marzo. «Il romanzo è bellissimo, ha un colpo di scena fantastico – ha raccontato l’attore – C’è una crisi profonda tra Livia e Montalbano, i due si lasciano. La Rai ha deciso di mandarlo in onda più avanti, nella speranza che poi si accodi un altro episodio, o altri due, o magari altri tre. So per certo che c’è ancora un romanzo di Camilleri “Il cuoco di Alcyon”, non ancora utilizzato». E poi naturalmente c’è il gran finale, quel “Riccardino” chiuso nella cassaforte dei Sellerio, la casa editrice di Camilleri, il romanzo che lo scrittore ha sempre dichiarato di aver scritto, in cui fa calare il sipario sulla lunga storia di Montalbano. Non morirà il commissario. Per lui il suo “padre putativo” non ha potuto scegliere una morte violenta. «Camilleri non ne ha mai parlato con nessuno, forse solo con Elvira Sellerio – ha sottolineato Zingaretti – Ho letto in giro che a un certo punto del romanzo Montalbano si rivolge al suo autore, in un dialogo quasi metafisico. Ma sono notizie che ho raccolto, personalmente non ne so nulla». Già nel 2008 l’attore era stato tentato di lasciare il suo commissario, dopo una crisi profonda dovuta alla paura di restare imprigionato in un personaggio che non lo avrebbe più lasciato andare. «Nel 2008 ero sul punto di abbandonare Montalbano per “strategia” – ha confessato – Pensavo che bisognasse uscire tra gli applausi. Ma dopo un anno ho scelto di tornare.

 

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La considero una scommessa vinta perché gli applausi invece di finire sono aumentati». Ma stavolta è diverso. In troppi se ne sono andati. «Ora non c’è più un autore che ci scriveva testi, manca anche il regista, così come è scomparso lo scenografo, tre componenti importanti di una famiglia unita», ha aggiunto Zingaretti che con Montalbano ha un legame antico. E’ stato lui a portarlo fuori dell’anonimato e condurlo sulla strada del successo, consacrato poi da tanti altri ruoli al cinema e in teatro.

 

 

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