Agricoltura Giovane
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Agricoltura Giovane

 

Ormai è un dato consolidato: i giovani riscoprono
la terra e ritengono che l’agricoltura sia
un’opportunità di crescita e sviluppo. Le ricerche
degli ultimi anni lo confermano. E il trend si è
consolidato e cresciuto negli ultimi mesi.

 

tratto da IperSoap Magazine n. 1 Gennaio 2021  p. 38,  a cura di  Lara Venè

 

Un’analisi della Coldiretti, effettuata sulla base delle iscrizioni al registro delle Imprese di Unioncamere relative al settembre 2020, ha messo in luce una vera corsa alla terra degli under 35 che abbandonano invece le altre
attività produttive, dall’industria al commercio. Dati che dimostrano un vero e proprio balzo del 14% del numero di giovani imprenditori in agricoltura, rispetto soltanto a cinque anni fa.
L’Italia, con oltre 55mila under 35 alla guida di imprese agricole e allevamenti, è leader europeo nel numero di imprese condotto da giovani. Secondo Coldiretti si tratta di un cambiamento epocale che non accadeva dalla rivoluzione industriale, con il mestiere della terra che non è più considerato l’ultima spiaggia di chi non ha un’istruzione e ha paura di aprirsi al mondo, ma è invece la nuova strada del futuro per le giovani generazioni istruite. L’attrattività della campagna per i giovani, infatti, si riflette nella convinzione comune che l’agricoltura sia diventata un settore capace di offrire e creare opportunità occupazionali e di crescita professionale, non solo nell’immediato, ma anche destinate ad aumentare nel tempo. Ecco forse perchè oltre otto italiani su dieci (82%) sarebbero contenti se il proprio figlio lavorasse in agricoltura secondo l’indagine Coldiretti/Ixè.

 

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La presenza dei giovani ha avuto il merito di rivoluzionare il lavoro della terra dove 7 imprese under 35 su 10 operano in attività che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche alle attività ricreative, l’agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, la sistemazione di parchi, giardini, strade, l’agribenessere e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili.

 

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Carolina Leonardi ne è un esempio. Ventisette anni, una laurea all’università di Pisa in Scienze agrarie, ha manifestato
presto la sua passione. Di anni ne aveva 23 quando, insieme agli studi, ha messo in piedi un allevamento di 40 ovini di razza autoctona massese, che oggi ha raggiunto circa 100 capi e, nel frattempo, ha ristrutturato l’agriturismo di famiglia, Le Coppelle, a Pian di Lago, (comune di Stazzema), ai piedi del monte Corchia, 1000 metri sul mare, nel cuore del parco delle Alpi Apuane. “L’idea – spiega Carolina – era quella di creare una piccola latteria e iniziare e concludere la filiera del latte in loco. Il recupero di razze autoctone è un aspetto molto importante in quanto, da una parte, garantisce la tutela di aree marginate montane dal rischio idogeologico, perchè sono razze che vivono in simbiosi, in armonia con il territorio e, dall’altra, si tutela la nostra biodiversità nazionale. In pochi anni Carolina ha terminato gli studi e oggi, ancora giovanissima, è un’imprenditrice agricola con il primato di essere la più giovane ad aver creato un allevamento senza avere alle spalle una tradizione di questo tipo. I suoi genitori fanno altro e lei si è fatta da sola, con la forza della sua passione e dei suoi studi. Oggi sono loro che danno una mano a lei a gestire un’azienda che nel frattempo è cresciuta ed è sinonimo di qualità e genuinità. Fa parte dei cosiddetti agricoltori di prima generazione, che sono la vera novità tra coloro che hanno deciso di investire nella terra arrivando da altri settori o da diverse esperienze familiari, ma che si sono dedicati all’agricoltura per passione, con innovazione e professionalità.

 

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L’attività di Carolina si divide in due momenti: quello invernale e quello estivo. Ha due stalle, una a valle e una in quota. A maggio ,secondo il rituale della tradizione della transumanza, “sale” in alpeggio: “credo e lavoro molto per il recupero delle nostre tradizioni – racconta – e nel mese di maggio, generalmente una domenica di fine mese o inizio giugno, organizzo una vera e propria giornata con famiglie e bambini. Si parte dalla pianura per arrivare fino all’agriturismo”. Qui, nel cuore del parco delle Alpi Apuane, Carolina svolge l’ attività di ristorazione, attività didattica, ha una latteria, Latteria Belato Nero, dove trasforma il latte, esclusivamente prodotto dai propri ovini che assumono un’alimentazione a base di pascolo con integrazione di fienagione e concentrato producendo formaggi a latte crudo, dal pecorino allo stracchino di pecora, dalla ricotta alla robiola a formaggi muffettati. Tutto rigorosamente a metri zero! Durante la stagione invernale, invece, il suo lavoro si svolge al piano. E’ un’attività vasta la sua, con tanto studio, alla continua ricerca di prodotti di nicchia. E di formazione continua: “ho frequentato e continuo a frequentare in tutta Italia diversi corsi di arte casearia e di assaggiatrice di formaggi. Punto sempre ad aumentare le mie conoscenze e migliorarmi.” L’obiettivo è quello di andare avanti e crescere sempre di più: “mi piacerebbe – confida Carolina – diventare tecnologa di prodotti alimentari fermentati, per poter insegnare l’arte casearia nella mia piccola Latteria. Si tratta di un processo tecnologico di controllo. E’ un percorso molto difficile”, che richiede anni di studio ed esperienza nel settore.

 

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Carolina è riuscita a realizzare un sogno che nutrono molti suoi coetanei. Da una ricerca Coldiretti/Swg emerge, infatti,
che il 38% dei giovani tra i 18 ed i 34 anni preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che fare l’impiegato in banca (26%) o anche lavorare in una multinazionale (28%). Lavori considerati poco gratificanti e ripetitivi, monotoni e soffocanti, mentre la campagna e la vita all’aria aperta, un tempo addirittura considerate spesso sinonimo di arretratezza e ritardo culturale nei confronti di quella in città, per un numero crescente di giovani di oggi è un obiettivo, un desiderio da realizzare e una scommessa in cui investire. “Vorrei essere un esempio per tantissimi giovani che vogliono intraprendere questo percorso lavorativo – afferma Carolina – ma nello stesso tempo vorrei sottolineare un aspetto importante che purtroppo ho vissuto sulla mia pelle: è necessario che le amministrazioni, e le associazioni di categoria, rendano questo settore facilmente accessibile a tutti, depauperando la burocrazia, aiutando i giovani nelle garanzie verso le banche, in quanto è un settore che richiede uno sforzo economico iniziale enorme, e purtroppo tantissimi giovani, pur avendo una passione per l’agricoltura e l’allevamento, non riescono a realizzare i propri sogni, rischiando una perdita importante della cultura culinaria, artigiana italiana.

 

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Credo nel territorio, e nel futuro del nostro territorio montano, che ha una grande potenzialità. Il lavoro è ancora tanto da fare, ma abbiamo ottime fondamenta di partenza, rappresentate da tantissimi ragazzi e persone che credono nei prodotti che offre il territorio. La collaborazione e l’apertura sono la base per non soffocare le nostre microeconomie, ma dobbiamo ricevere aiuti dagli enti preposti”.

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