5 animali a rischio estinzione
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5 animali a rischio estinzione

di  Ugo Cirilli

 

Inquinamento, caccia, distruzione degli habitat naturali…purtroppo sono diversi i fattori che mettono a repentaglio la sopravvivenza di molti animali.

La presenza dell’uomo sul pianeta Terra, infatti, non è sempre rispettosa dell’ambiente come dovrebbe essere.

Conosciamo cinque specie animali a rischio di estinzione, con le loro caratteristiche e il loro fascino. Capire le creature minacciate e le relative abitudini è un primo passo per imparare a rispettarle e a tutelarle.

Leopardo delle nevi

Elegante e veloce, questo grande felino dalla pelliccia chiara resiste al freddo degli altipiani e delle vallate dell’Asia centrale tra 3.350 e 6.700 metri di altitudine, suoi habitat. Lo si trova ad esempio in Himalaya, Nepal e Kashmir, ma vive anche nella parte meridionale della Siberia.

 

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Il leopardo delle nevi è un cacciatore tendenzialmente solitario, capace di mimetizzarsi benissimo e spiccare balzi di diversi metri. Nel suo ambiente, possono metterlo in pericolo soltanto il lupo tibetano e l’uomo. Quest’ultimo lo caccia per la pelliccia, per difendere le greggi e per le ossa dei piccoli, ritenute utili nella medicina tradizionale cinese. Inoltre, il riscaldamento globale sta spingendo il più conosciuto leopardo “Panthera pardus” a invadere i territori del leopardo delle nevi, con il rischio che la competizione per le prede causi uno scontro tra specie.

 

Panda gigante

Simbolo del WWF, il Panda gigante, o Panda maggiore ha rappresentato per anni un vero e proprio rebus per gli scienziati, poiché condivide caratteristiche degli orsi e dei procioni. È stato accertato che si tratta di un tipo di orso che, pur essendo onnivoro, si alimenta soprattutto di vegetali. È nota, infatti, la sua “passione” per il bambù.

 

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Il fatto che queste piante si stiano riducendo negli ambienti occupati dall’uomo è uno dei fattori di rischio, per i Panda che vivono in libertà. A complicare la situazione, oltre all’impoverimento dell’habitat naturale, contribuisce anche il basso tasso di natalità di questi orsi: la femmina normalmente partorisce un solo piccolo e, anche diversamente, non riesce ad allevarne più di uno. Inoltre il periodo riproduttivo nell’anno è molto limitato, solitamente tra una e tre settimane.

La salvaguardia del Panda, oggi, passa in buona parte attraverso la tutela dei suoi ambienti naturali, attuata anche grazie alla reintroduzione del bambù.

 

 

Caretta caretta

La tartaruga di mare più diffusa nel Mediterraneo, dal carapace allungato, è un’abile nuotatrice che può superare la velocità di 35 km/h.  Ama l’acqua temperata e riesce a stare in apnea per tempi considerevoli. Nidifica in vari Paesi, dall’Egitto all’Italia e ha un’alimentazione varia, che comprende meduse, crostacei, molluschi, pesci, alghe e spugne. Questa sua adattabilità in fatto di “dieta” purtroppo fa sì che spesso ingerisca anche rifiuti, scambiati per cibo: ad esempio sacchetti e altri oggetti in plastica, che rischiano di soffocarla.

 

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Oltre all’inquinamento, rappresentano seri fattori di rischio per la Caretta caretta la pesca, di cui è vittima accidentale e la compromissione degli ambienti costieri in cui nidifica, spesso alterati e invasi dalle costruzioni dell’uomo.

 

 

Orso bruno marsicano

Sottospecie dell’Orso bruno comune, questo urside onnivoro è tipico della zona della Marsica, nell’Abruzzo montano.

La sua presenza è davvero limitata, tanto che lo stato di conservazione è classificato come “Critico”: l’ultimo gradino prima dell’estinzione in natura.

Si stima che ne rimangano tra i 45 e i 69 esemplari nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, più alcuni sparsi nelle zone circostanti.

 

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Già penalizzato da un tasso riproduttivo molto basso, l’Orso marsicano è stato vittima di una caccia spietata per la sua reputazione di carnivoro famelico, sterminatore di greggi. Si tratta però di una fama in buona parte frutto di esagerazioni.

In realtà, la sua alimentazione è composta soprattutto da vegetali e ha un’indole piuttosto schiva: evita, se possibile, i contatti con l’uomo. A essere pericolosa è più che altro la femmina, qualora la si incontri assieme ai cuccioli: per difenderli può diventare molto aggressiva.

 

 

Takahē

Questo bizzarro nome indica un curioso uccello della Nuova Zelanda, denominazione scientifica “Porphyrio hochstetteri”, dal caratteristico piumaggio blu-violaceo. Piuttosto tozzo, può superare i 63 centimetri di lunghezza, ha piccole ali che non gli permettono di volare e un vivace becco rosso: caratteristiche che sicuramente non lo hanno mai aiutato a sfuggire ai cacciatori e ai predatori. A minacciarlo non sono solo animali selvatici come l’ermellino ma anche i cani e i gatti, introdotti dall’uomo.

 

Takahe

 

Inoltre, il suo habitat è a rischio e i suoi processi di riproduzione e crescita sono lenti: per tutelarlo, viene allevato su alcune isole neozelandesi prive di predatori.

In passato la sua presenza si era talmente ridotta che nel 1898 venne dichiarato estinto; fu avvistato di nuovo solo nel 1948.

 

 


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Pietro
Pietro
10 Dicembre 2019 16:10

Tutto questo è una vergogna. Mi dispiace solo per gli animali

sara
sara
27 Gennaio 2020 15:59

Stiamo tanto a dire poveri animali ma alla fine siamo anche noi, salviamo gli ANIMALI!