La foto più costosa mai venduta al mondo
La foto più costosa mai venduta al mondo

di Ugo Cirilli

Il mercato dell’arte contemporanea a volte riesce a sorprendere non solo per l’originalità delle opere, ma anche per le quotazioni da capogiro che le stesse raggiungono. Cifre esorbitanti, che immancabilmente dividono: da una parte l’entusiasmo degli appassionati, dei collezionisti e dei galleristi, dall’altra il disappunto di chi giudica tali prezzi esagerati.

Difficile dare giudizi, quando si parla di creazioni il cui valore risiede, evidentemente, in qualcosa di invisibile, nel significato, nel messaggio, più che nei materiali utilizzati. E questo vale più che mai quando ci troviamo di fronte a una foto, sia pure di grandi dimensioni.

Qual è la fotografia più costosa della storia? Tenetevi forte, perché si tratta di un’opera venduta a un prezzo davvero da svenimento.

 

 

Sembra una panoramica come tante, ma…

Rhein II” si presenta come una panoramica naturalistica, di una semplicità quasi geometrica e surreale. Rappresenta una veduta del fiume Reno ed è la seconda fotografia di un set di sei immagini, realizzate dal fotografo artistico tedesco Andreas Gursky nel 1999.

Nel suo minimalismo ha sicuramente un certo fascino, un potere distensivo che sembra esprimere la profonda armonia della natura: la distesa d’acqua si alterna al verde brillante delle due rive erbose, in un gioco di linee rigoroso. Il formato in cui la foto è stata stampata è particolarmente imponente: 190 per 360 cm.

Eppure, ciò non rende sicuramente meno sorprendente, per molti, la cifra alla quale l’opera è stata venduta nel 2011. Durante un’asta di Christie’s a New York, infatti, un collezionista si è aggiudicato “Rhein II” per 4.338.500 dollari.

 

 

 

L’ ispirazione dell’autore

Il fatto che la foto sia stata venduta a un tale prezzo incuriosisce, spinge a voler sapere di più sulla sua realizzazione. Ha un significato preciso? Cosa ha ispirato l’autore?

Andreas Gursky, nato a Lipsia nel 1955, già durante gli studi artistici si interessò alle fotografie paesaggistiche, probabilmente influenzato dai docenti Bernd e Hilla Becher: una coppia di fotografi conosciuti per le loro immagini di architettura e “archeologia industriale”.

A ispirarlo è quella che lui definisce “la pura gioia del vedere”, un desiderio di comprendere “in che modo è costituito il mondo”. Così, le sue grandi immagini spesso rappresentano scene di vita contemporanea, centri urbani, economici e commerciali.

La scelta del grande formato permette due punti di vista sull’opera: uno sguardo da una certa distanza per cogliere la scena globale e uno più ravvicinato, per scoprire i vari dettagli che una sola occhiata non riesce a catturare. Sono immagini che probabilmente rispondono ancora a un desiderio espresso dall’artista all’inizio della carriera: “creare un’enciclopedia della vita”.

La sua celebre fotografia “Rhein II”, tuttavia, rappresenta un caso a sé stante: il fotografo ha infatti rimosso digitalmente alcuni elementi (edifici industriali sullo sfondo, passanti), per lasciare allo sguardo dello spettatore solo l’essenziale geometria della natura. Ciò che rimane è un “non luogo” che può assumere significati simbolici: – Dice molto – ha spiegato l’autore – utilizzando i mezzi più minimali. Per me è un’immagine allegorica sul significato della vita e sulla condizione delle cose.

 

 

Potremmo a questo punto discutere per ore sulle cifre inaudite attribuite a questa e altre opere contemporanee. A prescindere dal giudizio che possiamo esprimere, tuttavia, emerge un dato di fatto. L’arte continua ad affascinare e colpire nel profondo, toccando corde intime e muovendo emozioni nascoste, al punto da alimentare un vero mercato in cui il valore nasce da qualcosa di intangibile. E chissà quali emozioni hanno mosso il facoltoso acquirente di “Rhein II”, la cui identità rimane sconosciuta.

 

 


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