Le infradito
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Le infradito

di  Virginia Torriani

 

 

Sono le calzature simbolo dell’estate. Le infradito si riconoscono immediatamente: hanno la suola liscia e una stinga a Y con un doppio punto di partenza, a destra e a sinistra dalla fine del tallone, che si ricongiunge in un punto situato fra l’alluce e il secondo dito del piede. Una struttura minimalista, che lascia il piede libero e scoperto.

Costruite con svariati tipi di materiali – da quelli naturali come la paglia e il cuoio a quelli sintetici, come la gomma o la plastica – si prestano ad essere indossate in situazioni informali, ma non mancano le varianti “preziose”, che con materiali più pregiati e applicazioni possono essere indossate anche in contesti casual e moderatamente formali.

 

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L’origine di questa calzatura è piuttosto antica. Una scarpa con caratteristiche simili sarebbe stata infatti documentata già nell’Antico Egitto. Le prime testimonianze storiche risalirebbero al 4.000 a.C. e un paio di infradito in papiro sono state rinvenute e datate al carbonio 14 a circa l’anno 1.500 a.C.

Il modello che conosciamo oggi, come sinonimo di leggerezza e comodità, è entrato in auge negli anni Sessanta, quando un noto marchio brasiliano, si diede alla loro produzione su larga scala ispirandosi al tradizionale sandalo giapponese Zori, la cui suola veniva fatta con chicchi di riso, esattamente come la forma delle ciabattine brasiliane.

Suola piatta, nessuna chiusura o fermo dietro il tallone, disponibili in mille fantasie e combinazioni, ancora oggi questo particolare tipo di infradito in gomma di origine brasiliana non conosce crisi e vanta anzi migliorie dal punto di vista della resistenza termica e all’acqua, nonché caratteristiche antiscivolo. La comodità è innegabile, ma il galateo ne prescrive l’utilizzo rigorosamente in spiaggia o in piscina, e in contesti sportivi e/o vacanzieri.

 

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Un altro noto modello di ciabatta infradito viene invece prodotta in Germania: questo brand tedesco contraddistingue il proprio modello infradito per una struttura più robusta e unisex. La tomaia resistente e realizzata in morbida pelle o vernice dermoaffine, quindi ben tollerata dalla pelle di chi la calza, viene declinata in vari colori, ma per tutti suola e plantare restano uguali: forma anatomica, sughero e lattice. Anche questo sandalo secondo le regole del bon ton non si dovrebbe allontanare troppo della zona mare, ma viene ormai tollerato anche in contesti urbani nelle più afose giornate estive.

Non mancano i modelli infradito da città: altro non sono che le solite ciabattine, ma impreziosite e riviste nei materiali. La suola non è in gomma, ma in cuoio e anche la tomaia si fa più ricercata. Spesso presenta applicazioni come nappine colorate, perline o altre pietre e strass.

 

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La novità dell’estate 2020 – che in realtà non ha proprio niente di nuovo, dal momento che ritorna direttamente in scena dagli anni ’90 – sono le infradito “ugly-chic”, letteramente brutte, ma eleganti. La particolarità che contraddistingue questo modello è il tacco: la suola non è più piatta, ma presenta qualche centimetro di tacco. Il modello si presta ad essere indossato con abitini leggeri, shorts e camicette. Unica prescrizione: mai metterlo in spiaggia. Sulla sabbia si cammina a piedi nudi o con le ciabattine piatte, il centimetro di tacco anziché slanciare la figura rischia solo di assicurare un effetto ridicolo.

 

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