Le origini di 5 tra i capi d’abbigliamento più diffusi

Le origini di 5 tra i capi d’abbigliamento più diffusi

di  Ugo Cirilli

 

 

 

Ci sono capi irrinunciabili presenti in ogni guardaroba, veri e propri “must-have” adatti a varie situazioni. Indumenti nati magari per utilizzi specifici e diventati, oggi, d’uso comune nella vita di tutti i giorni.

Eccone cinque tra i più diffusi e le loro origini.

 

Jeans

I robusti pantaloni sono divenuti un capo alla moda negli anni ’50, per l’influenza della cultura pop americana. Star del rock’n roll come Elvis Presley, attori quali James Dean e Marlon Brando sfoggiavano i jeans, rendendoli un’icona di modernità. La storia dell’indumento, però, è molto più remota. Pare che la parola “jeans” fosse utilizzata già nel ‘500, per indicare un tipo di fustagno prodotto a Genova (anglicizzata in “Jeane”), utilizzato anche per gli abiti dei marinai. Secondo altre fonti a Genova avveniva la lavorazione del materiale, proveniente dalla città francese di Nîmes. Nascerebbe così il nome del denim, il tessuto dei pantaloni. Infatti, tecnicamente con “jeans” si intende il taglio cinquetasche e con “denim” il materiale.

Di certo, fino agli anni ’50 del ‘900 i jeans rimasero un indumento da lavoro. Anche la nota azienda Levi Strauss & Co., fondata nel 1853 a San Francisco, in origine realizzava pantaloni e altri capi per i cercatori d’oro. Nel tempo la praticità del jeans, con l’aiuto delle star, ha conquistato tutti: oggi ne esistono tante varianti, dal taglio stretto o rilassato, effetto vintage o tinta unita.

 

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T-shirt

La t-shirt è forse il capo d’abbigliamento che più accomuna generazioni diverse. Se vogliamo risalire ai primi indumenti di questo tipo, sembra che già gli Etruschi indossassero maglie con maniche di varia lunghezza! Se ci avviciniamo però all’idea della moderna “maglietta”, modelli molto simili erano utilizzati nell’800 dai marinai francesi: avevano un motivo a righe orizzontali, tuttora molto diffuso. La ragione di tale decorazione era semplice: spiccando su fondo chiaro, rendeva più facile individuare il marinaio caduto in mare.

La vicenda della t-shirt ha molto in comune con quella dei jeans. Nell’800 e per buona parte del ‘900 venne considerata un capo da lavoro, adottato anche dall’esercito americano. Qualcuno sostiene che il suo nome non derivi dal taglio “a T”, ma da “training shirt”, ossia maglia per l’addestramento, in questo caso dei soldati. Furono le star del cinema anni ’50 a farne un indumento alla moda, indossandola magari proprio assieme ai jeans!

 

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Bermuda

Il nome dei pantaloni corti, che arrivano più o meno alle ginocchia, deriva dall’arcipelago delle Bermuda. In questo territorio britannico d’oltremare sembra che il capo si sia affermato inizialmente tra le donne, alle quali una legge locale vietava di mostrare le gambe completamente scoperte. Data la praticità, i pantaloncini sono divenuti nel tempo comuni anche tra gli uomini delle Bermuda, utilizzati addirittura nelle cerimonie formali con giacca e cravatta.

L’esercito inglese iniziò ad adottarli per i suoi soldati stanziati in zone calde e desertiche e per la Royal Navy, la Marina militare.

Alle nostre latitudini non capita facilmente di vedere i pantaloncini abbinati a un outfit elegante, ma nel tempo libero il loro successo è enorme. Come nel caso dei jeans, ne vediamo molte varianti: di varia larghezza e lunghezza, con tasche laterali, a tinta unita o con fantasie.

 

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Sneakers

Il termine “sneakers” indica le scarpe di tipo sportivo/casual dalla suola in gomma.  Deriva da “to sneak”, “muoversi silenziosamente”, come avviene con queste calzature. Quando nacquero?

Un passaggio chiave fu l’invenzione della vulcanizzazione della gomma da parte di Charles Goodyear, nel 1844. Divenne così possibile realizzare suole molto flessibili e resistenti. Nel 1892 l’americana Rubber Company progettò le prime sneakers in tela e gomma, prodotte in serie dal 1917. In quell’anno Marquis Converse realizzò le prime scarpe da basket, le Converse All Star.

Per molto tempo le sneakers rimasero però confinate all’uso sportivo. A partire dagli anni ’50, come abbiamo visto, alcuni capi “tecnici” vennero sdoganati nella moda da attori e cantanti. Avvenne così anche per le calzature sportive, indossate ad esempio da James Dean in “Gioventù bruciata”. Tra la fine degli anni ’40 e gli anni ’70 nacquero famosi brand come Adidas, Puma e Nike; nella seconda metà del ‘900 le sneakers divennero sempre più popolari, amate da culture musicali come il rock e il rap.

 

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Ciabatte infradito

A quanto pare le ciabatte che oggi indossiamo in estate, per andare al mare e non solo, esistevano già… nell’antico Egitto! Non si trattava proprio della stessa calzatura, ovviamente: un esemplare ritrovato dagli archeologi, risalente circa al 1500 a.C., è realizzato in papiro. Altri modelli erano in cuoio. Nella cultura egizia era un capo riservato alle elite, dai faraoni ai sacerdoti, e poteva anche essere d’oro.

Il moderno modello in gomma vanta quindi “antenati” molto antichi, ma è stato ideato solo nel 1960 dalla Dunlop. La leggerezza e la praticità hanno decretato il successo della calzatura, ripresa da molti brand e vero must estivo, nonostante i podologi ne sconsiglino l’uso per le camminate prolungate.

 

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