La volpe, campionessa d’adattamento
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La volpe, campionessa d’adattamento

 

di  Ugo Cirilli

 

Dalle antiche favole di Esopo e Fedro a “Pinocchio”, spesso la letteratura ha rappresentato la volpe come una creatura astuta. Una reputazione dovuta alla grande capacità di adattamento di questo animale, che viene definito “opportunista”. Tale aggettivo, in senso scientifico, non ha una connotazione negativa: indica un comportamento molto flessibile dal punto di vista dell’alimentazione. La volpe infatti ha una dieta davvero varia: tendenzialmente cacciatrice, preda mammiferi, insetti, rettili e uccelli di piccole dimensioni, ma può nutrirsi anche di uova, frutta e bacche. Tanta adattabilità ha fatto sì che si diffondesse in vari ambienti: boschi fino a 2500 metri di quota, campagne… talvolta si spinge fino ai centri abitati, cercando il cibo tra i rifiuti. Attualmente è considerata il carnivoro più diffuso al mondo, dall’Europa all’Asia, dall’America all’Australia. Nel nostro Paese è presente in tutte le regioni e risulta poco comune solo nella Pianura padana.

 

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Le abitudini della volpe

Le volpi sono animali dall’indole molto schiva e dalle abitudini notturne. Possono essere avvistate anche di giorno, ma prediligono l’oscurità per cacciare ed esplorare l’ambiente. In genere, nelle ore diurne si nascondono nelle loro tane, in quelle abbandonate da altre animali o nei cespugli.

 

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L’attitudine solitaria porta talvolta i maschi a scontrarsi per il territorio, rischiando la vita. Anche la formazione del “nucleo familiare” è una situazione momentanea. Tra dicembre e febbraio, nella stagione degli amori, le volpi si accoppiano e la gestazione dura dai 49 ai 55 giorni. Il maschio e la femmina sono molto collaborativi nell’allevamento dei piccoli, che proteggono all’interno delle tane scavate nel terreno, aiutati talvolta da altre femmine. La maggior parte dei cuccioli raggiunge l’indipendenza già a fine estate, quando inizia il fenomeno chiamato “dispersione”. I giovani esemplari iniziano a cercare nuovi territori dove insediarsi, arrivando a percorrere anche più di 20 km nella notte. Quando la dispersione si è compiuta, il nucleo familiare scioglie i suoi legami. Questa caratteristica delle volpi è una strategia della natura per evitare l’“inbreeding”, ossia l’accoppiamento tra animali consanguinei, che genererebbe cuccioli dal patrimonio genetico più debole. È stato osservato che i giovani maschi si stabiliscono tra gli 8 e i 24 km dall’area d’origine, le giovani femmine tra i 5 e gli 8 km. In Nord America però alcune volpi si sono spinte fino a 300 km dalla zona di nascita.

 

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La volpe e l’uomo, tra diffidenza e addomesticamento

Le abitudini e l’adattabilità della volpe fanno sì che l’uomo, da sempre, provi sensazioni ambivalenti nei suoi confronti. La teme come predatrice che può cacciare i volatili da cortile, ma ne ammira le abilità, considerandola un simbolo d’astuzia. Da parte sua la volpe, in alcuni casi, vince la diffidenza e arriva al contatto ravvicinato con le persone. Nelle località turistiche, ad esempio, le volpi abituate a ricevere cibo dall’uomo stanno andando incontro a un processo di addomesticamento.

Su Instagram è ormai una web star Juniper, una volpe addomesticata che vive in America con la sua “famiglia umana”. Discende da generazioni di volpi d’allevamento, quindi non sembra presentare la componente “selvatica” della sua specie; dimostra però una forte tendenza a scavare buche e addentare oggetti.

 

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Negli anni ’50 il genetista russo Dmitrij Beljaev e la sua assistente Ljudmila Trut iniziarono un ambizioso progetto, mirato alla selezione di volpi domestiche. Per farlo, di generazione in generazione i ricercatori selezionarono e fecero riprodurre esemplari particolarmente mansueti e socievoli con l’uomo. Dal 2005, a vent’anni dalla morte del genetista, l’esperimento portato avanti dall’assistente ha permesso di ottenere cucciolate di sole volpi “domestiche”, vendute come animali da compagnia per diverse migliaia di euro.

Se escludiamo questi casi, però, l’indole della volpe è in genere selvatica e indipendente. Nella natura trova la sua dimensione ideale, dove sfoggiare tutta l’adattabilità di cui è capace.

 

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