La scoperta di una specie, un passo avanti per la scienza
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La scoperta di una specie, un passo avanti per la scienza

di  Ugo Cirilli

 

 

Possiamo pensare di conoscere il mondo e le sue creature, ma la scienza ci sorprende puntualmente: in una foresta quasi impenetrabile, in una grotta prima inesplorata o in un altro luogo remoto è stata scoperta una nuova specie!

Un evento che aggiunge una piccola ma importante tessera al mosaico delle nostre conoscenze sulla natura. Come avviene? In genere, le scoperte hanno luogo durante spedizioni scientifiche ed esplorazioni, ieri come oggi. E rivelano l’incredibile ricchezza di piante e animali del nostro Pianeta. Ecco alcuni interessanti esempi recenti.

 

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Dal crostaceo Quasimodo all’albero colossale: il 2018, un anno di sorprese

Il College of Environmental Science and Forestry di New York, la più antica istituzione americana dedicata allo studio dell’ambiente, nonché università pubblica, ogni anno stila un elenco particolare. Comprende le più interessanti specie scoperte recentemente. L’elenco del 2018 è davvero vario, con “novità” dagli habitat più disparati.

Un esempio curioso è il “crostaceo con la gobba”, chiamato Epimeria quasimodo proprio dal protagonista de “Il gobbo di Notre Dame”. Si tratta di un singolare animaletto bianco e rosso lungo 50 mm, che vive nell’ Oceano Antartico.

È stato scoperto in Costa Rica, invece, un minuscolo scarabeo “scansafatiche”, il Nymphister kronaueri, di appena 1,5 mm di lunghezza. Simile a una specie di formica locale, si confonde con questa, ne individua un esemplare e si aggancia con le fauci al suo addome, facendosi così trasportare… “a scrocco”!

Nel 2018 sono stati scoperti, tra gli altri, anche un albero mastodontico del Brasile, la Dinizia jueiriana-facao di ben 40 metri e un piccolo pesce (poco più di un cm), lo Pseudoliparis swirei che vive nella Fossa delle Marianne, a impressionanti profondità tra 6.898 e 7.966 metri.

Le scoperte, talvolta, possono riguardare animali del passato ormai estinti ma ignorati in precedenza, di cui si rinvengono magari i fossili. Un esempio del 2018 è Il Wakaleo schouteni: un leone marsupiale onnivoro, che viveva nelle foreste australiane ben 23 milioni di anni fa e trascorreva molto tempo sugli alberi.

Quando una nuova specie viene scoperta, è innanzitutto necessario trovare un nome per catalogarla. Una recente iniziativa, nata proprio per soddisfare tale esigenza, ha suscitato un acceso dibattito.

 

Sei il miglior offerente? Un animale o una pianta si chiamerà come te!

Rainforest Trust, organizzazione ambientalista senza scopo di lucro, ha chiuso a dicembre 2018 un’asta molto particolare. I migliori offerenti, infatti, hanno potuto dare il proprio nome a 12 nuove specie, animali e vegetali.

I fondi raccolti sono stati destinati alla salvaguardia dell’ambiente e della fauna.

Le specie in cerca di un nome ufficiale erano piuttosto varie: rane, orchidee, un curioso anfibio che ricorda un verme, una formica, un topo e una salamandra.

 

 

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La base di partenza era di 10.000 dollari per ogni specie. Non è la prima iniziativa di questo tipo, ma non sono mancati clamore e polemiche. Secondo i detrattori, si rischia di attribuire agli animali di specifiche zone del mondo nomi estranei alla cultura locale. Inoltre, non è da escludere che in un’asta del genere si verifichino “preferenze”: possiamo immaginare ad esempio un’elegante signora più incline a dare il proprio nome a un’orchidea, piuttosto che all’anfibio “vermiforme”!

Ma Paul Salaman, CEO di Rainforest Trust, in un’intervista ha risposto fermamente alle critiche: “Il nome in sé non significa nulla. La cosa importante è avere fondi per salvare le specie.”

Il ricavato, ad esempio, permetterà di istituire apposite aree protette per la tutela.

Se vi incuriosisce l’idea di dare il vostro nome a un animale o a una pianta di recente scoperta, basterà informarsi sulle iniziative di questo genere.

 

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