La musica ai tempi del digitale
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La musica ai tempi del digitale

 

di  Ugo Cirilli

 

Era il lontano 1951 quando nacque la prima registrazione musicale digitale: i tecnici della BBC catturarono un brano prodotto dal computer Ferranti Mark I. Solo negli anni ’80, però, la tecnologia rese la musica in formato digitale economicamente accessibile al grande pubblico, grazie all’invenzione e alla diffusione dei CD.

 

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Allora sarebbe stato difficile prevedere la fase successiva dell’evoluzione dei supporti musicali: la loro totale smaterializzazione. Infatti, alla fine degli anni ’90 si impose il formato di file mp3, che permetteva di scaricare e trasmettere canzoni via PC senza possedere CD o cassette. Una rivoluzione che ha cambiato completamente il mondo della musica, agevolando da un lato la sua diffusione e, dall’altro, mettendo in difficoltà il mercato discografico. Con l’mp3 nacquero infatti i fenomeni di “pirateria digitale”: alcuni internauti resero scaricabili gratuitamente singoli brani o interi album di artisti famosi.

 

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Eppure, nonostante i pronostici sfavorevoli il music business è sopravvissuto e lo scenario attuale mostra alcune tendenze interessanti.

 

Un inatteso ritorno dal passato

Nell’era dell’invisibile musica digitale, cosa poteva apparire più desueto di un grosso disco fisico lanciato nel 1948 e del suo ingombrante, pesante apparecchio per la riproduzione?

Eppure, contrariamente a ogni previsione, il vinile è oggi protagonista di una seconda gioventù. Alcuni appassionati di musica trovano che il suo suono sia più “caldo” di quello digitale, inoltre il packaging rende i grandi dischi oggetti da collezionare anche per l’aspetto grafico. Nel 2011 l’Italia era il quinto mercato europeo per acquisti di vinile e il settimo nel mondo. Nel 2018 in America si è registrato un boom delle vendite, grazie al pubblico più imprevisto: i millennial, i giovani hi-tech nati tra gli anni ’80 e il 2000.

 

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Lo streaming

Per quanto la digitalizzazione abbia reso più facile eludere le regole attraverso il download illegale, si sono aperte anche nuove opportunità per l’industria discografica. Nel 2017 il fatturato del mercato musicale ha raggiunto i 15 miliardi di euro e la forma di fruizione più redditizia non è stata né il download, né l’acquisto di tracce su supporti fisici come il cd. La parte del leone spettava infatti allo streaming, ossia al servizio che consente, dietro il pagamento di una cifra, l’ascolto online di brani a scelta per un determinato periodo (ad esempio un mese). Come se si disponesse di una web radio completamente “on demand”.

 

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I video musicali online

Nel 1979 la band dei The Buggles ebbe un grande successo con la canzone “Video killed the radio star”. Oggi sappiamo che il video musicale non solo non ha “ucciso” la radio, ma ha creato nuove possibilità di guadagno e promozione per il settore discografico.

Quest’anno ad esempio è stato lanciato YouTube Music, il servizio di streaming di clip musicali della nota piattaforma web. Nel 2009 è nato invece Il sito Internet VEVO, lanciato dall’unione tra le etichette discografiche Universal Music Group, Sony Music Entertainment e Warner Music Group, un’altra opportunità per gli artisti, anche emergenti, di ottenere royalties dai propri clip.

 

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@shutterstock

 

Il music business, quindi, sembra reagire alle sfide lanciate dalla digitalizzazione individuandone le opportunità. Anche i musicisti più all’avanguardia sanno cavalcare da tempo le potenzialità del cambiamento, con iniziative innovative. È il caso dei Radiohead che, nel 2007, hanno dato un clamoroso schiaffo alla pirateria: la band inglese ha infatti lanciato online l’album “In rainbows”, in download a offerta libera. Agli utenti era consentito perfino scaricarlo gratis, legalmente. Un’iniziativa che poteva apparire commercialmente disastrosa si è rivelata un successo: i brani hanno ottenuto una diffusione enorme e il disco, una volta pubblicato in formato fisico, svettava al top delle vendite in America e nel Regno Unito.

Così, tra nuove difficoltà e nuovi orizzonti, l’industria discografica continua a resistere: in fondo il carburante che l’alimenta, ieri come oggi, è la passione autentica di tante persone per la musica.

 

 


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