16 dicembre 1770 – Nasce Beethoven
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16 dicembre 1770 – Nasce Beethoven

 

di  Virginia Torriani

 

 

Il 16 dicembre 2020 ricorrono i 250 anni dalla nascita di Ludwig van Beethoven.

Il grande compositore nasce infatti a Bonn nel 1770 in una famiglia di modeste condizioni, dedita alla tradizione musicale da almeno due generazioni. Il nonno paterno, che si chiamava anch’egli Ludwig van Beethoven, discendeva da una famiglia fiamminga di contadini e lavoratori manuali originaria del Brabante. Uomo rispettato e buon musicista, si era trasferito a Bonn nel 1732, diventando Kapellmeister del Principe elettore di Colonia. Il figlio, Johan van Beethoven, era anch’egli musicista e tenore alla Corte dell’Elettore.

 

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E’ proprio il padre Johan ad impartire al piccolo Ludwig le sue prime lezioni di pianoforte e di violino. Il bambino dimostra da subito spiccate qualità musicali: timido, solitario e introverso per Beethoven fin dall’infanzia la musica è la principale occupazione. Johan van Beethoven intuisce presto il dono musicale del figlio e tenta di realizzare le sue doti eccezionali traendone il meglio per sé, soprattutto dal lato economico: pensando a Mozart bambino, esibito anch’egli dal padre in concerto attraverso tutta l’Europa una quindicina di anni prima, Johan fin dal 1775 promuove l’istruzione musicale di Ludwig e nel 1778 tenta di presentarlo come virtuoso di pianoforte attraverso la Renania, da Bonn a Colonia.

 

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All’età di nove anni il bambino Beethoven incontra Christian Gottlob Neefe, che sarà il suo primo insegnante di composizione. Neefe si accorge immediatamente delle capacità eccezionali del suo allievo e, a testimonianza della stima che prova per lui, nel 1782 gli lascia il suo incarico a corte di maestro di clavicembalo e direttore d’orchestra.

Nel 1787, durante una breve visita a Vienna, Beethoven conosce Mozart, che, dopo averlo sentito suonare, gli predice un brillante futuro. Qualche tempo dopo il compositore si trasferisce proprio nella città austriaca per prendere lezioni da Franz Joseph Haydn. Alla fine del XVIII secolo, Vienna era la capitale incontrastata della musica occidentale e rappresentava la migliore opportunità per un musicista desideroso di fare carriera. Al suo arrivo, a solo ventidue anni, Beethoven viene bene accolto nei palazzi dell’aristocrazia, dove è molto apprezzato come pianista e come compositore. In quegli anni si dedica soprattutto allo studio del pianoforte: per lui sarà lo strumento fondamentale per la propria maturazione artistica. Risalgono a questo periodo molte variazioni e sonate per pianoforte destinate al pubblico dei dilettanti di musica: oltre a sperimentare soluzioni innovative che applicherà in seguito nelle composizioni per orchestra sinfonica, queste composizioni didattiche rappresentavano per il maestro una buona fonte di guadagno.

 

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Alla fine del ‘700 Beethoven è il musicista viennese più conteso dagli editori e le sue opere vengono pubblicate e vendute in tutta Europa. I suoi primi capolavori comprendono il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 (1798), i primi sei Quartetti d’archi (1798-1800), il Settimino per archi e fiati (1799-1800) e la Sonata per pianoforte n. 8, detta Patetica (1798-1799), e la Prima Sinfonia (1800).

All’inizio del secolo successivo, nel 1802, iniziano però a manifestarsi i primi segnali di una malattia incurabile dell’orecchio che gli causa dolore e la perdita progressiva dell’udito, disgrazia terribile per un musicista. Beethoven la vive in gran segreto, costringendosi all’isolamento per timore di dover rivelare in pubblico questa sciagura e si guadagna così la reputazione di misantropo, di cui soffre in silenzio fino al termine della sua vita. Cosciente che la sua infermità gli avrebbe proibito presto o tardi di prodursi come pianista si dedica esclusivamente alla composizione.

 

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La tragica condanna alla sordità mette a dura prova il carattere del maestro, che nel 1802,  pensa per un momento al suicidio, quindi decide di esprimere la sua tristezza e la fede nella sua arte in una lettera indirizzata ai fratelli. Le lettera non è stata mai inviata ed è stata scoperta solo dopo la morte del musicista: oggi è nota sotto il nome di Testamento di Heiligenstadt e descrive con parole commoventi la sofferenza di Beethoven, ma  anche la volontà di combattere il destino avverso, sperando di trovare “almeno un giorno di pura gioia”.

Questa concezione eroica della vita si ritrova anche nella sua musica, soprattutto nelle sinfonie, che grazie a Beethoven diventano la forma musicale per eccellenza, quella in cui si rappresentano i sentimenti umani. Proprio la Sinfonia n. 3, l’“Eroica”, segna una tappa capitale in tutta l’opera di Beethoven non soltanto a causa della sua potenza espressiva e della sua lunghezza fino ad allora rara, ma anche perché inaugura una serie di opere brillanti, caratteristiche dello stile del secondo periodo di Beethoven, detto appunto “eroico”. Il compositore intendeva inizialmente dedicare questa sinfonia al generale Napoleone Bonaparte, nel quale vedeva il salvatore degli ideali della Rivoluzione francese. Non appena però apprese la notizia della proclamazione dell’Impero francese (maggio 1804), infuriato, cancellò velocemente la dedica. Infine, il capolavoro ricevette il titolo “Grande sinfonia Eroica per celebrare la memoria di un grande uomo”.

Nonostante la protezione delle nobili famiglie viennesi, Beethoven resterà sempre un artista indipendente: è consapevole della propria grandezza e sa riconoscere il valore delle sue composizioni. L’abbandono della vita pubblica e dei concerti inoltre, lo spinge sempre più a rifugiarsi nella campagna e nella natura, che non solo ama intensamente, ma che per lui rappresentano l’immagine stessa della divinità. Pur condividendo le idee illuministe del suo tempo, la fiducia nella ragione e nelle scienze, il maestro è profondamente religioso. Sono proprio questi valori per lui irrinunciabili a condensarsi nella sua ultima sinfonia pubblicata, la Nona.

 

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La prima esecuzione della Nona sinfonia, avvenuta il 7 maggio 1824 a Vienna, ha un successo strepitoso: il 4° movimento contiene l’esecuzione strumentale e vocale dell’Inno alla gioia del poeta Friedrich Schiller. Il testo esorta l’umanità a procedere lieta nel suo cammino: la gioia è il sentimento che aiuta a superare le difficoltà della vita e porta verso un mondo migliore e più solidale. Per il messaggio di profonda umanità e di speranza che reca, l’Inno alla gioia è stato scelto come inno ufficiale dell’Europa.

Ormai completamente sordo, Beethoven vive in solitudine gli ultimi anni della sua vita, dedicandosi alla composizione di quartetti per archi che, come le ultime sonate per pianoforte, sono scritti per un pubblico di intenditori.

Ludwig van Beethoven muore a Vienna il 26 marzo 1827. I funerali si svolgono tre giorni dopo, il 29. Quel giorno le scuole vengono chiuse in segno di lutto e 20.000 persone accompagnano al cimitero la salma, che viene seppellita con tutti gli onori.

 


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