6 aprile, Giornata internazionale dello Sport

6 aprile, Giornata internazionale dello Sport

di  Ugo Cirilli

 

 

“Lo sport va a cercare la paura per dominarla, la fatica per trionfarne, la difficoltà per vincerla.”

Sono parole del Barone di Coubertin Pierre de Frédy (1863-1937), più noto come Pierre de Coubertin: il fondatore dei Giochi olimpici.

Possiamo aggiungere che lo sport ha un valore educativo anche per l’insegnamento del fair play, ossia il rispetto dell’avversario e delle regole. Principi che hanno sicuramente motivato l’Assemblea delle Nazioni Unite, quando ha indetto la Giornata internazionale dello Sport per lo Sviluppo e la Pace, il 23 agosto 2013. Una ricorrenza che sottolinea il ruolo dell’attività sportiva come fattore di coesione: si compete, ma all’insegna dell’incontro, della lealtà, della correttezza.

La data in cui si celebra la Giornata è il 6 aprile, una scelta nata da una motivazione precisa.

 

Nel lontano 1896…

Il 6 aprile del 1896 si svolsero ad Atene i Giochi della prima Olimpiade, ospitati dallo stadio Panathinaiko, il primo grande impianto sportivo moderno. Le origini di questa manifestazione vanno ricercate nell’interesse per l’antichità classica del già citato Barone de Coubertin. Pedagogo e storico, aveva riflettuto a lungo sulla sconfitta della sua nazione nella guerra franco-prussiana (1870-1871). Da un lato, si era domandato cosa avesse impedito ai francesi la vittoria, concludendo che i suoi connazionali non erano adeguatamente preparati in termini di educazione fisica. Dall’altro, la sua mente era volata verso un ideale nobile: fare a meno di qualsiasi guerra, permettendo ai giovani di tutto il mondo di veicolare lo spirito competitivo in maniera costruttiva.

 

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De Coubertin era affascinato dalle narrazioni storiche dei grandi Giochi olimpici dell’antica Grecia, interrotti nel 393 d.C. dall’Imperatore Teodosio. Il Barone si domandò se fosse possibile riportarli in auge e la sua idea trovò terreno fertile: nell’800 in tutta Europa nascevano già piccole manifestazioni sportive alle quali veniva dato il nome di “giochi olimpici”. Nel 1894 de Coubertin organizzò il primo Congresso olimpico, in cui presentò la sua idea davanti a personalità internazionali di spicco, incontrando molti consensi.

La strada verso la prima Olimpiade moderna era aperta e il grande evento ebbe luogo due anni dopo quel meeting, con la partecipazione di 14 Paesi. La città scelta fu Atene, come omaggio alla nazione dove la tradizione olimpica aveva avuto inizio.

L’evento fu un successo, nonostante l’esclusione degli atleti professionisti. Le gare riguardarono nove discipline: atletica leggera, ciclismo, ginnastica, lotta, nuoto, scherma, sollevamento pesi, tiro a segno e tennis.

 

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Si distinsero i primi protagonisti delle Olimpiadi, come il tedesco Carl Schumann che vinse più medaglie d’oro tra ginnastica e lotta, il ciclista francese Paul Masson che trionfò in 3 gare su 6 e l’atleta più giovane di tutta la storia olimpica: il greco Dimitrios Laundras, di soli 10 anni, bronzo nelle parallele a squadre. Nonostante le donne fossero state escluse, in un riflesso della mentalità dell’epoca, l’Olimpiade vide comunque un esordio ribelle dell’atletica in rosa: la maratoneta greca Stàmata Revithi gareggiò in via non ufficiale, finché i militari le impedirono di entrare nello stadio. Chiese comunque che il suo tempo, circa cinque ore e mezzo, venisse registrato. Non si hanno prove che il comitato olimpico abbia accolto la richiesta.

Nonostante il neo dell’uguaglianza tra i sessi ancora lontana, per il resto la prima Olimpiade lanciò quel mix di agonismo e fratellanza universale nel nome dello sport che ancora connota l’evento.

 

Un 6 aprile diverso

Quest’anno l’emergenza dovuta al Covid-19 impone purtroppo una Giornata dello Sport decisamente diversa dal solito. Le palestre e gli impianti sportivi sono chiusi, siamo costretti a trascorrere il tempo a casa… ma un messaggio forte e chiaro arriva proprio dalle Nazioni Unite.

In un post sul sito web un.org si sottolinea che la situazione attuale non comporta necessariamente una rinuncia all’esercizio fisico. Possiamo mantenerci attivi e, grazie alla tecnologia, rimanere in contatto con allenatori e istruttori, continuando a vivere anche il lato sociale dello sport. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, agenzia dell’ONU, raccomanda settimanalmente 150 minuti di esercizio fisico moderato, o 75 minuti più intensi. Il consiglio è servirsi di risorse online affidabili, disponibili in gran numero, per proseguire una routine di allenamento a casa: basta pensare ai numerosi video tutorial tenuti da personal trainer.

 

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La pagina dell’OMS https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/physical-activity propone consigli (in inglese) per mantenersi attivi, a seconda dell’età, con esempi di attività da svolgere.

Non rinunciamo quindi al movimento salutare, rispettiamo le regole e incrociamo le dita: questa situazione è destinata a finire. Prepariamoci a tornare all’aria aperta in forma e scattanti!

 


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