Il gatto siamese
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Il gatto siamese

 

di  Ugo Cirilli

 

 

Gli occhi azzurri leggermente obliqui, la testa triangolare e il corpo snello gli conferiscono un aspetto esotico e misterioso. Grazie alle sue caratteristiche, il gatto siamese si è imposto tra le razze feline più amate e diffuse, da tempi lontani.

Questa specie ha antiche origini nel Siam, l’odierna Tailandia, e arrivò per la prima volta in Europa nel 1871, in occasione di un’esposizione di gatti a Londra. Nel 1880 il console inglese a Bangkok ne ricevette una coppia in omaggio dal Re del Siam; nel 1890 i gatti siamesi giunsero anche in America.

 

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Nel tempo gli allevatori, attraverso vari incroci, hanno ottenuto esemplari con caratteristiche varie. Tuttora la razza mantiene comunque i suoi tratti distintivi, dagli occhi alle parti scure, dette points, che spiccano in alcuni punti come il muso e le zampe. I points sono un elemento importante per differenziare le quattro principali tipologie di gatto siamese: il “seal point” è probabilmente il più noto, con un forte contrasto tra aree molto scure e il resto della pelliccia, bianca o color crema. Il “blue point” ha points color grigio-blu, il “lilac point” ha aree grigie chiare, anche se tende a scurire con il passare del tempo. Il “chocolate point”, come suggerisce il nome, ha le macchie color cioccolato.

All’interno di ogni tipo, esiste comunque una certa variabilità dovuta all’ambiente: i points dei gatti cresciuti in zone fredde sono più scuri.

 

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Allevare un gatto siamese

Per accogliere un gatto siamese tra le mura di casa dobbiamo conoscere le esigenze e il carattere della razza.

Questi gatti sono predisposti per avere una costituzione snella (al massimo raggiungono i 5 kg), quindi dobbiamo evitare una dieta che li appesantisca troppo. Il loro nutrimento dev’essere vario, alternando carne e pesce. Anche il movimento li aiuta a mantenere la forma. Sono felini molto vivaci e amanti del gioco, quindi possiamo assecondare questa inclinazione con palline e altri giochi. Con le giuste attenzioni, dall’alimentazione al moto, arrivano a vivere anche fino a 20 anni.

 

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Hanno un carattere particolarmente affettuoso e socievole, che può ricordare quello del cane. Il gatto siamese si lega infatti fortemente alla persona che si prende cura di lui. La segue, cerca di restarle vicino per molto tempo. Si distingue anche per i miagolii, molto particolari e variamente modulati, con i quali cerca di stabilire un “dialogo” con il padrone. Questa attitudine lo rende più facile da addestrare di altre razze, tanto che alcuni gatti siamesi si abituano anche a uscire per una passeggiata al guinzaglio.

 

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L’immagine del siamese intelligente e socievole lo ha reso protagonista più volte del cinema e della letteratura: dalla commedia poliziesca “F.B.I. – operazione gatto” (1965) alla serie di romanzi gialli “Il gatto che…” di Lillian Jackson Braun, con protagonisti il giornalista Jim Qwilleran e i suoi felini Koko e Yum Yum.

Dalle mirabolanti avventure della fiction ai nostri salotti, come abbiamo visto, i gatti siamesi riescono sempre a portare una sferzata di brio!

 

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