I sogni, un fenomeno ancora da capire: alcune curiosità

I sogni, un fenomeno ancora da capire: alcune curiosità

 

di Ugo Cirilli

 

Il sogno affascina l’umanità da epoche remote, rimanendo in parte un mistero. Perché la mente si spinge ad esplorare mondi immaginari nel sonno, finendo per confondere fantasia e realtà?
Popoli antichi e filosofi dell’età classica si interessarono al fenomeno, vedendovi spiegazioni spirituali o anticipando alcune teorie moderne. Oggi il sogno viene studiato con le più moderne tecnologie, ma la scienza deve ancora trovare una risposta certa alla domanda “Perché sogniamo?”
Scopriamo alcune curiosità legate al mondo onirico.

 

 

Sogni lucidi

Si parla di “sogno lucido” quando la persona è consapevole di sognare e riesce perfino a guidare l’immaginazione, scegliendo come far proseguire il sogno. Ricercatori australiani hanno testato alcune tecniche per favorire i sogni lucidi: una volta a letto, focalizzarsi sul proprio corpo, ad esempio stringendo le labbra e inspirando; fare in modo di svegliarsi più volte, dopo qualche ora di sonno; durante i risvegli ripetersi, come un promemoria, di ricordare eventuali sogni. La combinazione delle tre tecniche sembra aver aumentato i “lucid dreams” del 17% in un gruppo di volontari.

 

 

A cosa servono i sogni?

Freud ipotizzava che nel sogno confluissero fantasie e desideri che la parte razionale di noi “censurava” durante il giorno, ritenendoli sconvenienti. A oggi non abbiamo una spiegazione certa sulle ragioni dei sogni, ma diverse interessanti ipotesi. Secondo alcuni ricercatori l’incubo è la conseguenza di un periodo stressante, mentre il sogno rappresenta il superamento di paure e preoccupazioni. Un’altra teoria, invece, suggerisce che proprio nell’incubo la psiche affronti i pensieri negativi, “fortificandosi”. Per la “teoria della soddisfazione delle aspettative” dello psicologo Joe Griffin, sia i sogni che gli incubi servono ad alleviare la mente da un pensiero ricorrente: i primi “inscenando” la soddisfazione di un desiderio, i secondi una situazione temuta.

 

Un cervello iperattivo

Contrariamente a quanto potremmo pensare, pur trovandoci addormentati nel sogno il cervello si dimostra molto attivo. La scienza ha studiato l’attività elettrica dei neuroni, scoprendo che in un’area cerebrale posteriore si riducono le onde a bassa frequenza caratteristiche del sonno. Aumentano invece le onde ad alta frequenza tipiche della veglia, come se la persona stesse davvero vivendo le esperienze che immagina.

 

 

Il sogno degli animali

Non sognano solo gli esseri umani: le stesse onde cerebrali che abbiamo visto, legate al sogno, sono state rilevate anche nel sonno degli animali. Chissà quali fantasie agiteranno il sonno dei nostri pet?

 

La realtà entra nei sogni e li modifica

È stato riscontrato che stimoli sensoriali provenienti dall’ambiente esterno possono essere percepiti dalla persona addormentata e “incorporati” nel sogno, spesso anche in maniera coerente. Ad esempio, il sognatore sente la musica proveniente da un’auto di passaggio in strada. Sogna allora di trovarsi in un locale, in cui sta ascoltando proprio quel brano.

Possiamo sognare tanto, ma dimentichiamo tantissimo. Sembra che in una notte una persona possa fare anche dai 4 ai 7 sogni diversi. A quanto pare, però, la nostra mente dimentica il 90% dei contenuti onirici.

 

 

Il sogno è tutto invenzione?

È stato ipotizzato che nei sogni non appaiano mai elementi completamente inventati. La mente sembra “ispirarsi” alle immagini di cose e persone che abbiamo visto, magari ricombinandole in maniera nuova. Ad esempio, forma paesaggi inesistenti unendo parti di ambienti veri, o pone una persona reale in un ruolo inverosimile.

Sogni più “monotoni” e sogni incredibili

Perché avviene quanto abbiamo visto al punto precedente? La scienza lo spiega dalle osservazioni dell’attività neurale nel sogno. Nella fase di sonno REM, in cui si verifica la maggior parte dei sogni, si “disattivano” le connessioni con l’ippocampo, l’area cerebrale che conserva i ricordi della nostra vita in maniera chiara e strutturata. Al contrario, le aree legate alle emozioni sono fortemente attive. Così, la mente non accede a ricordi specifici e realistici, ma a frammenti di informazioni (immagini di luoghi, di persone… ) privati della loro “cornice” originaria, il ricordo. Inoltre, nel sogno in fase REM si riduce l’attività della corteccia prefrontale dorsolaterale, associata al pensiero logico: ecco perché possiamo sognare situazioni strane, surreali. Ricerche recenti hanno comunque dimostrato che sogniamo anche nel sonno non REM: si tratta di sogni meno bizzarri, ad esempio scene di vita quotidiana. Pertanto, tendiamo a dimenticarli più facilmente.

 

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