3 Aprile 1973, la prima chiamata con un telefono cellulare
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3 Aprile 1973, la prima chiamata con un telefono cellulare

 

di  Ugo Cirilli

 

 

Riusciremmo a immaginare, oggi, la nostra vita senza telefoni cellulari? Anzi, smartphone, visto che ormai i modelli in commercio sono veri e propri computer in miniatura con Internet, email, app

Certo, a volte questa tecnologia avanzata ci perseguita. A chiunque sarà capitato di sentirsi un po’ esasperato dai trilli della messaggistica, dei social e della posta elettronica… Dobbiamo però riconoscere l’enorme importanza del telefono cellulare nella vita quotidiana: uno strumento che spesso permette anche di lavorare e vivere la socialità a distanza, ovunque ci troviamo.

 

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Possibilità impensabili prima del 1973, quando venne collaudato per la prima volta un “telefonino”. Parlare di “telefonino” in realtà è un po’ improprio, per lo meno considerando i nostri standard. Il 3 aprile di quell’anno, infatti, l’ingegnere della Motorola Martin Cooper si trovava in strada a New York, intento a maneggiare un apparecchio del peso di circa 1,5 kg e delle dimensioni di una scarpa. Era il primo prototipo di un telefono cellulare, creato da Cooper partendo da un’ispirazione davvero… fantascientifica.

A stimolare l’inventiva dell’ingegnere era stata una puntata del telefilm di Star Trek, in cui il Capitano Kirk comunicava con un apparecchio simile a un telefono senza fili. Allora era stata appena inventata dalla compagnia AT&T la rete cellulare, concepita per dotare le automobili di un telefono. Alla Motorola scattò un’intuizione: le persone avrebbero preferito un dispositivo da portare sempre con sé, anziché uno funzionante solo in macchina.

 

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Certo, la praticità era ben lontana da quella attuale viste le dimensioni del DynaTac, come si chiamava il prototipo. Anche il costo non rendeva certo quell’invenzione alla portata di tutti: nel 1983, quando iniziò la commercializzazione, era di circa 3500 dollari. Indubbiamente, però, quel giorno del 1973 ebbe inizio una rivoluzione.

A chi telefonò l’ingegnere per il primo collaudo ufficiale del suo apparecchio? A un collega e concorrente, Joel Engel, che lavorava per i Bell Labs della AT&T, la compagnia che aveva lanciato la rete mobile. << Ciao Joel, sono Marty. Ti sto chiamando da un telefono cellulare, un vero cellulare portatile. >>

Con tono scherzoso, Cooper annunciava che la sfida per la realizzazione del vero “telefonino” l’avevano vinta lui e il suo team per primi. Era nato un dispositivo che funzionava senza essere installato in un’auto. Importanti investimenti e intuizioni avevano innescato una trasformazione epocale. Certo, il primo cellulare, oltre alla mole e ai costi aveva altri inconvenienti: la batteria durava solo mezz’ora, la ricarica completa richiedeva… ben dieci ore. Ma il suo inventore e i collaboratori intravedevano le potenzialità future: già allora si pensava a un futuro in cui il cellulare avrebbe avuto dimensioni più piccole.

 

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In un’intervista del 2013, Cooper ha raccontato la vicenda definendo l’invenzione il risultato di un lavoro di squadra. Un’invenzione nata dal tentativo di mettersi nei panni del consumatore, cercando di anticiparne le esigenze.

Interpellato sul futuro degli smartphone, nel 2013 l’ingegnere ipotizzava che le principali innovazioni avrebbero riguardato il mondo dello studio e del lavoro e l’ambito sanitario. Per quanto riguarda il primo settore, gli sviluppi tecnologici e l’attualità gli stanno dando ragione: basta pensare all’esplosione dello smartworking, con le persone che si collegano in videoconferenza anche via smartphone. E le app mediche che controllino tramite sensori le nostre condizioni di salute, come ipotizzato da Cooper, potrebbero davvero diffondersi in un domani non lontano.

 

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In un’intervista di quest’anno l’inventore ultranovantenne, sempre attivo nel settore delle comunicazioni wireless (è il presidente emerito della società ArrayComm, da lui co-fondata), ha spiegato che i cambiamenti indotti dalla situazione attuale potrebbero rimanere con noi in futuro, almeno in parte. Le persone si sposteranno meno per lavoro, ma collaboreranno di più da remoto.

Uno scenario in cui anche lo smartphone, sempre più tecnologico, avrà sicuramente un ruolo. E pensare che, nel 1973, già una semplice telefonata da una strada di New York apparve rivoluzionaria…

 

 


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