Il 28 febbraio 1953: La scoperta della struttura del DNA
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La scoperta della struttura del DNA

 

di Ugo Cirilli

 

Il 28 febbraio 1953 veniva annunciata al mondo una scoperta epocale: la struttura del DNA, la molecola che trasmette le informazioni genetiche di generazione in generazione. Una svolta importantissima per la scienza, che da allora può studiare i meccanismi dell’ereditarietà di alcune patologie, nella speranza di prevenirle o curarle per tempo. Troviamo altre applicazioni di questa scoperta, inoltre, nel campo della medicina legale e nei test di paternità.

Quando venne individuata la sua struttura, però, l’importanza del DNA non era ancora chiara a tutta la comunità scientifica. Già dai primi decenni del ‘900 si avevano evidenze del ruolo della molecola nell’ereditarietà genetica, ma non si immaginavano ancora i progressi che una conoscenza approfondita avrebbe permesso. Solo l’ostinazione di alcuni scienziati permise di raggiungere questo traguardo.

 

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La vicenda dietro alla scoperta è il frutto di una vera sfida tra intelletti rivali, non priva di aspetti controversi. Nel 1951 il biologo e ricercatore americano James Dewey Watson iniziò a lavorare al Cavendish Laboratory, il dipartimento di fisica dell’Università di Cambridge, dove conobbe il fisico Francis Crick. I due scienziati avevano rispettivamente 23 e 35 anni: due giovani menti promettenti decise a indagare i segreti del DNA, sebbene fossero pagati per altre ricerche (lo studio dell’emoglobina e della mioglobina).

Nel 1953 riuscirono nell’obiettivo, grazie alla loro tenacia, ma anche a un contributo che, secondo alcuni esponenti della comunità scientifica, non è stato pienamente riconosciuto.

Assieme a Watson e Crick, l’altro scopritore ufficiale della struttura a elica è considerato Maurice Wilkins, ricercatore del King’s College di Londra che lavorava a sua volta all’analisi del DNA. Tra lui e i due giovani scienziati di Cambridge c’era però un importante anello di congiunzione: il lavoro della chimica e cristallografa Rosalind Franklin. La scienziata si servì della cristallografia a raggi X per ottenere raffigurazioni dall’incredibile livello di dettaglio del DNA.

 

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La Franklin, una donna dal carattere forte e autoritario in un ambiente ancora maschilista, era stata chiamata a collaborare con Wilkins al King’s College. Lo scienziato la considerava alla stregua di un’assistente, chiedendo che tutti i dati emersi dai suoi studi fossero girati immediatamente a lui. Tra i due non nacque una grande sintonia e lo stesso ambiente del College arrivò a deridere la scienziata, con il nomignolo “La terribile Franklin”. Il rapporto di lavoro s’interruppe, ma Wilkins si trovò in possesso di una preziosa immagine ottenuta dalla sua ex collaboratrice: la fotografia 51 effettuata ai raggi X. A guardarla bene, rivela nella “forma B” la famosa “elica”. Wilkins mostrò quell’immagine a Watson e Crick, che ebbero un prezioso input per proseguire il loro studio, arrivando a delineare la struttura del DNA che conosciamo. Realizzarono un modello 3D dell’elica in fil di ferro e cartone, partendo da un bozzetto della moglie di Crick, la pittrice Odile Speed.

Sembra che i due scienziati annunciarono trionfalmente la svolta entrando nel pub che frequentavano, l’Eagle Pub di Cambridge, ed esclamando “Abbiamo scoperto il segreto della vita”.

Meno di dieci anni dopo, nel 1962, Watson e Crick ottennero il Nobel per la medicina assieme a Maurice Wilkins. Rosalind Franklin era morta di cancro nel 1958, probabilmente per la massiccia esposizione ai raggi X senza adeguate protezioni durante i suoi studi. La sua esclusione dal Nobel appare una dimostrazione del cosiddetto effetto Matilda, dal nome dell’attivista e scrittrice Matilda Joslyn Gage: il fenomeno per cui le scienziate tendono ad ottenere minori riconoscimenti per i loro meriti rispetto ai colleghi maschi.

 

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Nel 1968 Watson ha risposto alle critiche nel suo libro “La doppia elica”, sostenendo che fosse ovvio per lui e Crick prendere in considerazione l’immagine mostrata loro da Wilkins, mentre la stessa Franklin si era mostrata dubbiosa. Dal libro emergono anche gli attriti con la cristallografa, criticata duramente dall’autore per il suo carattere, tanto che la scrittrice Mary Ellmann accusò il testo di misoginia.

Se la questione rimane tuttora aperta, di certo quella scoperta ha cambiato il corso della scienza. Nuovi, importantissimi progressi medici potrebbero derivare dalla conoscenza di quell’”elica”, che contiene davvero “il segreto della vita”.

 

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