Il granchio, antico abitante della Terra
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Il granchio, antico abitante della Terra

 

di Ugo Cirilli

 

 

Sembra che i granchi abitino il nostro Pianeta da epoche lontanissime: sono stati ritrovati fossili risalenti al Giurassico inferiore, oltre 180 milioni di anni fa. Non sorprende che questi crostacei abbiano resistito tanto a lungo, evolvendosi: sono infatti dei veri maestri di sopravvivenza, dotati di una certa intelligenza.

Decapodi, ossia dotati di dieci zampe (comprese le due chele), i granchi sono diffusi in tante aree mondo; alcuni abitano le acque salate, altri quelle dolci, altri ancora sono quasi del tutto terrestri e si limitano a deporre le uova in mare. Respirano tramite le branchie, ma riescono a resistere fuori dall’acqua per un tempo variabile da specie a specie. A quelle terrestri come il granchio del cocco basta mantenere umide le branchie per vivere tranquillamente sulla terraferma.

 

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In genere i granchi sono animali onnivori, che agiscono a volte come veri spazzini del mare nutrendosi anche di resti organici. Più raramente hanno un’alimentazione solo vegetale. Si dimostrano abili a nascondersi, anche sfruttando il mimetismo in maniera sorprendente. Alcuni esemplari marini lasciano infatti crescere sul carapace spugne e altri organismi, per confondersi al meglio con il fondale.

 

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Se attaccati lottano con le chele o fuggono; è nota la caratteristica andatura “di lato”. I granchi la utilizzano quando devono muoversi velocemente; in questo modo le chele non rischiano di toccare il terreno ed essere d’impedimento.

Scopriamo alcune specie davvero particolari!

 

Granchio del cocco (Birgus latro)

Il granchio del cocco è il più grande artropode terrestre, sorprendente per l’aspetto e la forza. Diffuso in varie zone costiere dell’Oceano Indiano e del Pacifico, dalle Seychelles alle Hawaii, può raggiungere il metro di lunghezza e i 17 kg circa di peso. È dotato di chele molto robuste, con una forza superiore anche di 10 volte a quella della mano umana. Riesce infatti a frantumare il guscio delle noci di cocco. Per cibarsi di queste, si dimostra capace di arrampicarsi sulle palme. Non si tratta comunque del suo unico cibo: è onnivoro e si nutre anche di crostacei, uova, frutta e carcasse. Teoricamente è un paguro, ma non utilizza conchiglie per proteggersi: crescendo il suo addome si ispessisce accumulando calcio.

 

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Granchio gigante del Giappone (Macrocheira kaempferi)

Un altro gigante del mondo dei granchi, anzi, il primatista assoluto per dimensioni: questa specie del Pacifico, che vive nei pressi delle coste giapponesi, si distingue per le lunghe zampe che possono misurare anche 2 m. Talvolta il Marcocheira kaempferi raggiunge i 20 kg di peso. Si ritiene che abbia origini antichissime, quasi si trattasse di un fossile vivente, e anche la sua longevità è notevole: ha una vita media di circa 100 anni.

 

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Granchio yeti (Kywa hirsuta)

Questa specie dimostra l’estrema capacità di adattamento del granchio e la varietà di habitat in cui sopravvive. Il granchio yeti ha le chele ricoperte di peluria e abita le acque di una piccola area dell’Antartide. Onnivoro, vive nei pressi di alcune fonti idrotermali sul fondale marino, costretto a non allontanarsi dal suo habitat ristretto per non rischiare il congelamento. I filamenti setosi ospitano colonie di batteri: si pensa che questi eliminino sostanze chimiche nocive, emesse dalle fonti termali.

 

Granchio violinista (Uca)

Questa definizione indica circa 100 specie accomunate da una caratteristica: nel maschio, una delle due chele è molto più grande dell’altra. Viene agitata ritmicamente come segnale minaccioso, con un movimento che ricorda il gesto di suonare un violino. Vivono in colonie all’interno di tane scavate nella sabbia, spesso contendendosi i cunicoli. È stato osservato un fenomeno curioso: alcune femmine si accoppiano brevemente con i maschi che offrono il loro aiuto, proteggendole dagli attacchi. Si tratta di una sorta di alleanza momentanea, diversa dall’accoppiamento più lungo della stagione riproduttiva: in quel caso, la femmina si dimostra decisamente più selettiva.

 

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