23 aprile 1616, moriva William Shakespeare

23 aprile 1616, moriva William Shakespeare

 

di  Ugo Cirilli

 

 

“Essere o non essere, questo è il dilemma”; chi non conosce la famosa frase pronunciata dal protagonista dell’Amleto di William Shakespeare? Il suo autore è considerato una vera colonna portante nella storia della letteratura e del teatro.

Le opere di Shakespeare, oltre alle numerosissime rappresentazioni teatrali, hanno dato origine a 360 adattamenti cinematografici, ispirando inoltre poeti e compositori.

La biografia del Bardo, ossia l’antico poeta, come viene chiamato il drammaturgo inglese, rimane però avvolta in parte nel mistero.

 

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Non conosciamo la data esatta di nascita, ma sappiamo che William Shakespeare venne battezzato il 26 aprile 1564 a Stratford-upon-Avon, la sua cittadina d’origine. La famiglia era piuttosto benestante, con il padre mercante e guantaio e la madre appartenente alla piccola nobiltà terriera. È possibile che il giovane William abbia lavorato nell’attività paterna, ma studiò anche alla scuola pubblica locale e si sposò a soli 18 anni con Anne Hathaway, dalla quale avrebbe avuto tre figli.

Il mistero della sua biografia riguarda soprattutto gli anni tra la loro nascita e il successo letterario: i cosiddetti “lost years” (“anni perduti”).

Secondo un’ipotesi, il futuro autore di fama internazionale lavorò inizialmente come insegnante. Un’altra versione racconta invece che fuggì a Londra per evitare un processo dovuto alla caccia di frodo. Qualcuno ha ipotizzato che a Londra Shakespeare si sia avvicinato al mondo del teatro… occupandosi inizialmente dei cavalli degli spettatori. Non esistendo alcuna documentazione personale, però, non possiamo sapere come si sia svolta davvero la sua vita. In quel periodo nacque o si consolidò la passione per il teatro, vissuta all’inizio, secondo alcune ipotesi, in veste di attore.

 

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I primi documenti giunti a noi in cui si parli dei successi di Shakespeare come autore risalgono al 1592. Precedentemente aveva ottenuto riconoscimenti come poeta, grazie ai suoi sonetti. La carriera teatrale impiegò invece più tempo a decollare, tanto che Shakespeare decise di investire nella compagnia dei Lord Chamberlain’s Men, di cui faceva parte. Ne divenne azionista per ottenere, oltre a parte dei profitti, anche la possibilità di rappresentare le sue opere.

Nel 1592 Shakespeare godeva già di una certa fama, tanto da suscitare l’invidia dei colleghi. Il drammaturgo Robert Greene si riferiva probabilmente a lui, quando pubblicò un’invettiva rivolta a un personaggio che definiva “un corvo arrivista”, convinto di essere “l’unico agitatore delle scene del Paese”. L’espressione “agitatore delle scene”, riferita al teatro, era “Shake-scene”, con la “S” maiuscola: un evidente gioco di parole con il cognome del Bardo. Probabilmente, però, né Shakespeare né i colleghi invidiosi immaginavano quanto sarebbe durata la fama delle sue opere, e quale diffusione internazionale avrebbero avuto.

 

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Oggi tragedie come “Romeo e Giulietta”, “Amleto” e “Macbeth” sono dei veri must-know per gli amanti del teatro, così come alcune delle sue commedie di maggior successo, da “Il mercante di Venezia” a “Molto rumore per nulla”. Parte del genio di Shakespeare risiede proprio nella sua capacità di aver abbracciato generi diversi, con registri vari.

La sua figura carismatica e in parte misteriosa è tuttora fonte di credenze, aneddoti, curiose ipotesi. Tra le più singolari, quella che vuole il drammaturgo di origini italiane: un nobile siciliano nato con il cognome Scrollalanza (di cui Shakespeare sarebbe la traduzione), giunto in Inghilterra perché perseguitato in Italia per la sua fede calvinista. Una teoria sicuramente suggestiva per noi italiani, ma al momento senza nessuna conferma. Qualcuno si è perfino spinto a ipotizzare che Shakespeare non sia esistito, ma che dietro a quel nome si nascondesse un collettivo di autori.

 

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Se la fantasia, di fronte al mistero di una biografia incerta, vola verso le congetture più fantasiose, rimane la certezza di opere il cui fascino è destinato a sopravvivere.

Opere che ancora oggi, negli anni duemila, continuano perfino a influenzare il parlato nella vita quotidiana. Il modo di dire “non è tutto oro quello che luccica” risale a “Il mercante di Venezia”, sebbene già autori precedenti avessero citato un detto simile. Perfino un termine dello slang giovanile degli ultimi anni ha origini shakespeariane: “swag”, utilizzato come sinonimo di “cool”, di tendenza, riferito soprattutto all’abbigliamento streetstyle. Sembra che la sua origine risalga al verbo “to swagger”, usato in alcune opere di Shakespeare per dire “darsi delle arie”, “fare lo spaccone”. Anche “fashionable” (“alla moda”) e “manager” sarebbero state coniate dal Bardo.

 

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Essere o non essere, si chiedeva Amleto. Chi sia stato davvero Shakespeare, non potremo mai saperlo. Ma la grandezza delle sue opere continua di certo a brillare, al di là dei misteri della biografia.

 

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